Umbria

Più sostenibilità per Monini: piano 2020-2030 da 25 milioni

L’azienda con sede a Spoleto leader nel mercato dell’olio cresce puntando su tradizione e tecnologia. Fatturato 2021 a 159 milioni, il 48% dall’export. Maria Flora Monini: «Obiettivo qualità»

di Nicoletta Picchio

Impresa di famiglia umbra. Il frantoio del Poggiolo centro di produzione

3' di lettura

Un milione di olivi da piantare in dieci anni, un polmone verde. Un’azione già cominciata, negli spazi ancora liberi vicino al frantoio del Poggiolo, a Spoleto. E poi in Toscana, vicino a Massa Marittima, e in Puglia. «È uno dei pilastri del nostro piano di sostenibilità», dice Maria Flora Monini. Qualche numero: un milione di olivi cattura 50mila tonnellate di C02, pari alle emissioni annue di 25mila automobili. Saranno destinati ad agricoltura biologica, nel rispetto dell’ambiente e ad aumentare la produzione, con materia prima italiana.

È quel rispetto e orgoglio della terra che ha spinto nonno Zefferino, nel 1920, a intuire il valore degli olivi e dell’olio, spingendolo a crearne un’attività. Una tradizione di lungo corso che ha portato la Monini ad acquisire una leadership sul mercato. «Crediamo moltissimo al tema della sostenibilità, la terra ci ha dato e ci dà tanto, dobbiamo rendere ciò che riceviamo», dice Maria Flora, nipote del fondatore, che insieme al fratello Zefferino, è al vertice dell'azienda. Lui concentrato sul prodotto, «mastro oleario», presidente e amministratore delegato, lei su valorizzazione del marchio e comunicazione, ambedue sul ponte di comando in perfetta sintonia.

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Il programma di investimenti è consistente: per il Piano di sostenibilità 2020-2030 sono già stati spesi 10 milioni di euro, che dovrebbero arrivare a 25 nei dieci anni. Un impegno che Maria Flora vuole assolutamente rispettare, anche se in questa fase la situazione è preoccupante: «Tra aumento delle materie prime e delle bollette abbiamo stimato che quest'anno avremo un aumento dei costi tra i 2 e i 3 milioni. E non so se è una previsione congrua, per difetto o per eccesso».

Difficile fare impresa in una situazione così volatile, in un mercato maturo «complessivamente in calo come consumi» e molto competitivo come quello dell’olio d'oliva. «Sugli scaffali dei negozi e dei supermercati c'è una pletora di marchi. Un numero di bottiglie che confonde il consumatore, che spesso sceglie in base alle promozioni decise dalla grande distribuzione. La fedeltà al marchio nel nostro settore si aggira attorno al 20%, bassa rispetto ad altri prodotti. Si sceglie soprattutto in base al prezzo e si combatte sui centesimi». Ci sono anche molti falsi miti da sfatare, come alcuni pregiudizi sull'olio d'oliva prodotto dalle industrie: «i nostri prodotti devono superare circa 14 controlli, passiamo sotto la lente d’ingrandimento di verifiche che non sono previste per l’olio che si acquista direttamente ai frantoi».

Ecco quindi il grande impegno sulla qualità, sulla sostenibilità, sulla valorizzazione del marchio. La crescita dell’azienda è la riprova che questo sforzo paga: il fatturato 2021 è stato di 159,300 milioni, in crescita, così come la produzione, 34,5 milioni di litri di olio, con 139 dipendenti. È l’export la molla dello sviluppo, che rappresenta circa il 48% del fatturato. I mercati che crescono di più sono il Nord Europa, il Giappone, la Cina, l'Est Asiatico, l'Australia e la Francia.

«Tutto si produce a Spoleto», sottolinea con orgoglio l’imprenditrice umbra. Il frantoio del Poggiolo è il centro di produzione e laboratorio di qualità dell'azienda, che ha la sede a Eggi, alle porte di Spoleto. Il frantoio è un mix di tradizione e modernità, con gli impianti super tecnologici accanto ad ambienti con soffitti a capriate, travi in legno e pavimenti in cotto, per ospitare appassionati di olio, professionisti del settore e organizzare convegni.

La tradizione centenaria, simboleggiata dall’immagine della mano che spreme le olive, è un valore. «Ma le sfide sono continue». La selezione della materia prima, innanzitutto. La produzione nazionale di olive è un terzo del fabbisogno italiano. Monini, spiega Maria Flora, utilizza materie prime selezionate sulla base di rigorosi indici di qualità: «Controlliamo tutta la filiera per tutto l'anno, con migliaia di analisi. Abbiamo i nostri fornitori di fiducia ma scegliamo in base all'annata e la decisione finale è affidata all'assaggio di mio fratello. Se dopo aver ricevuto la fornitura l'olio non rispetta i nostri standard viene reso al fornitore».

Ogni generazione ha lasciato la sua impronta: nonno Zefferino ha puntato sull'olio extravergine d'oliva, scelta che ha fatto la differenza; «mio padre ha puntato sulla bottiglia scura del Gran Fruttato, perché l'olio si rovina alla luce». Ora lei e il fratello sono concentrati sul biologico, scelta che va a braccetto con la sostenibilità. Oltre agli olivi ci sono le api: «Insetti necessari in natura, per questo sosteniamo apicoltori e associazioni ambientaliste che se ne occupano». E poi c'è l'impegno nella ricerca, insieme alla Fondazione Veronesi: «Attraverso un bando finanziamo gli studi di un ricercatore sull'importanza dell'olio per il nostro metabolismo».

L'attenzione al territorio si traduce anche in sostegno alla cultura: la Fondazione Monini ha acquistato Casa Menotti, a Spoleto, la casa dal fondatore del Festival dei Due Mondi, facendone il centro di documentazione del Festival, aperto gratuitamente al pubblico, e con borse di studio finanzia giovani artisti.

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