Difensori della musica

Più sponsor e meno ricorsi, così l’avvocato affianca i trapper

Nuovi spazi per i legali specializzati nel mercato musicale che devono sintonizzarsi sulle esigenze di artisti emergenti lanciati dalla rete: l’obiettivo è la tutela delle forme di business legate al marketing

di Elena Pasquini


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Sfera Ebbasta, il giovane trapper autore di successi come “Rockstar” o “Cupido” ora è uno dei quattro giudici di X Factor (Agf)

2' di lettura

Dal pop al trap attraverso la rivoluzione tecnologica. L’avvocato specializzato in campo musicale con almeno 15 anni di pratica alle spalle ha toccato con mano il passaggio dall’analogico al digitale, dalla musicassetta alle piattaforme per lo streaming. Sono state stravolte non le norme ma gli attori in campo, a partire da due delle cinque majors (la tedesca Bmg, confluita in Sony music, e l’inglese Emi ora in Universal music group) per arrivare agli artisti che popolano il panorama musicale e agli strumenti utilizzati per produrre musica e reddito.

Clienti sempre più giovani
Curiosità rispetto alle tendenze e ai posizionamenti degli artisti sono doti imprescindibili per negoziare con le case discografiche su acquisto, licenze, distribuzione delle opere e poi royalties, anticipi, registrazioni.

Il digitale ha duplicato le figure e abbassato l’età media degli artisti da tutelare. «Oggi si lavora con ventenni - continua Scarduelli - che devono percepire quanto conosci le dinamiche sofisticate del settore dal punto di vista di distribuzione, promozione e product placement». Ragazzi in genere meno esperti, ma sicuramente più informati.

Il peso dello streaming
È cambiata anche la provenienza dei ricavi. Secondo l’Ifpgi Global music report 2019, l’anno scorso sono cresciuti del 32,9% gli introiti derivanti dallo streaming e si è ristretto il perimetro degli incassi da download (-21,2%) e supporti fisici (-10,1%) in un mercato della musica registrata che per il quarto anno consecutivo ha registrato un segno positivo (+9,7%) trainato dai risultati dell’America Latina (+16,8 per cento). L’Europa cresce, invece, appena dello 0,1% senza essere tornata ai livelli pre-crisi: una canzone di grande successo oggi incassa meno di 100-150mila euro e i profitti si sono spostati nelle esibizioni live e nelle sponsorizzazioni, ampliando il perimetro dei soggetti attivi in questo campo.

«I servizi legali richiesti sono un po’ diversi -afferma Lorenzo Attolico, partner Nctm studio legale advisor per player dell’industria musicale e per Lea (Liberi editori autori), concorrente di Siae - ma per il mio target il lavoro resta similare: cause, pareri, consulenze». Queste ultime sono in aumento a fronte di una diminuzione dei contenziosi. «Le case discografiche si rivolgono preventivamente ai legali per evitare la pirateria e per ottenere la giusta remunerazione delle opere musicali», specifica la Maffei. E aggiunge: «Ma veniamo consultati anche per l’analisi dei rischi connessi a scelte commerciali di utilizzo di una determinata piattaforma digitale o l’avvio di partnership e collaborazioni pubblicitarie».

Da avvocati a manager
C’è spazio anche per avvocati che si ritagliano un ruolo da manager. «Prima l’artista si rivolgeva allo studio legale strutturato, ora la gestione è più personale - spiega Filippo Pardini, director of business affairs di Warner Music Italia, che nei tempi della rivoluzione ha preferito la managerialità alla professione legale - con l’affermarsi di sconosciuti attraverso la rete che destruttura l’organizzazione e cambia le logiche di rapporti tra mondo legale e multinazionale». «Basta la vendita di qualche migliaio di copie - conclude il manager - per raggiungere la popolarità e ridiscutere contratti e diritti di immagine».

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