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Più tempo per cambiare il televisore, slitta la svolta del digitale terrestre

Salta la data dell'1 settembre per passare a televisori con standard più evoluti. Passaggio al digitale hi-tech «a partire da gennaio 2023» invece che a giugno 2022

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

Parte il bonus tv, 100 euro per cambiare apparecchio

3' di lettura

Niente più «switch-off» l’1 settembre. Del passaggio dallo standard di trasmissione Mpeg2 al più evoluto Mpeg4 si avrà un primo, timido, assaggio il 15 ottobre. Il passaggio poi dal Dvb-T al Dvb-T2, vero emblema della tv digitale terrestre di nuova generazione, slitta dal 30 giugno 2022 a un periodo «a partire dal 1° gennaio 2023».

Occorrerà più tempo soprattutto in considerazione della lentezza con cui sta procedendo il ricambio di televisori e decoder necessari, almeno per una parte degli italiani, per continuare a vedere i programmi.

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Partenza graduale dal 15 ottobre

Le modifiche alla «roadmap» decisa nel 2019 per il rilascio delle frequenze sono state discusse in un incontro tra il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, la sottosegretaria Anna Ascani e le associazioni del mondo della Tv e dei rivenditori. C’è in sostanza una proposta iniziale del Mise che andrà formalizzata nei prossimi giorni. Il 1° settembre non ci sarà più il passaggio intermedio dalla codifica Dvb-T/Mpeg2 a quella Mpeg4 (che richiede televisori Hd o decoder funzionali all’alta definizione). Si partirà dal 15 ottobre 2021, gradualmente, iniziando con alcuni canali (si presuppone quelli meno importanti). La dismissione generalizzata della codifica Mpeg2 sarebbe poi definita con un successivo provvedimento da emanare entro la fine del 2021.

Slitta anche il secondo e definitivo passaggio, allo standard Dvb-T2, che richiede una sostituzione molto più estesa di televisori e decoder. Non avverrà più dal 30 giugno 2022 ma a partire (quindi prevedendo un lasso di tempo più o meno lungo) dal 1° gennaio 2023.

Convivenza con i gestori telefonici

Non significa però che verrà ritardato il trasferimento delle frequenze dagli operatori tv ai gestori telefonici che si sono aggiudicati risorse di banda con l’asta 5G. Si tratta del cosiddetto «refarming», per il quale esiste una tagliola europea inderogabile fissata al 30 giugno 2022. Ma come sarà possibile confermare il cambio di frequenze senza il contestuale “switch-off” del vecchio Dvb-T? Tecnicamente i broadcaster dovranno trasmettere con il vecchio Dvb-T, in codifica Mpeg4, ma con meno risorse frequenziali a disposizione. Per farlo non ci sono grandi alternative: possono spegnere dei canali “secondari” o accettare di diminuire la qualità dell’immagine a fronte dell’aumento della compressione in Mpeg4. Le emittenti locali a loro volta dovranno “stringersi”: sono destinate a un unico multiplex che restando nel vecchio standard Dvb-T significa meno banda a disposizione.

La nuova roadmap

Tornando al “refarming”, resta ferma la data finale del 30 giugno 2022, ma cambia la roadmap suddivisa in quattro aree geografiche. Partenza il 15 novembre 2021 in Sardegna, poi tra il 3 gennaio 2022 e il 15 marzo 2022 toccherà a Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, provincia di Trento, provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, tra il 1 marzo 2022 e il 15 maggio 2022 a Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche, tra il 1 maggio e il 30 giugno 2022 a Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania.

La causa principale: ritmo lento di sostituzione televisori

Come detto sul rinvio, almeno a giudicare dal documento presentato dal ministero in audizione, ha inciso in modo determinante il ritmo lento di sostituzione di televisori. Dal 2019, data in cui si è definito il calendario per il refarming, sono stati accumulati notevoli ritardi. La prima campagna di incentivazione al ricambio dei televisori varata dal precedente governo, con vincoli basati sull'Isee, non ha prodotto i risultati sperati. Recentemente il ministero dello Sviluppo guidato da Giorgetti ha lanciato il decreto per i bonus rottamazione fino a 100 euro, senza vincoli Isee, in attuazione della legge di bilancio 2021, ma considerando i tempi della Corte dei conti e della Gazzetta Ufficiale i contributi partiranno, si prevede, nel corso del mese di agosto. Si conta ora di dare una sterzata anche con la nuova campagna di comunicazione diffusa tra gli utenti.

Dal ministero si osserva che sono stati «ereditati un quadro regolatorio e impegni molto stringenti con alcune scadenze inderogabili». Viene migliorata la road map, è la posizione del governo, «così da garantire insieme la continuità del servizio ai cittadini, quella aziendale e i livelli occupazionali. Abbiamo preso atto delle criticità evidenziate rispetto alla road map dalla quasi totalità degli stakeholder e lavorato alla migliore e più equilibrata delle soluzioni possibili».

«Diamo atto al Governo, ministro e sottosegretario di aver compreso la delicatezza della situazione e di aver individuato percorsi più equilibrati. Si è scelta la concretezza e si sceglie di fare uno sforzo per tenere insieme il sistema avendo consapevolezza che ciascuno continuerà a fare la propria parte» commenta Franco Siddi, presidente di Confindustria Radio Televisioni. Critica la posizione di Aeranti Corallo per bocca del coordinatore Marco Rossignoli secondo cui servirebbe «una transizione contestuale al Dvbt-2/HevcC (senza passaggi intermedi all’Mpeg-4) di tutte le tv nazionali e locali in fase di switch off tra aprile e giugno 2022».

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