agevolazioni alle imprese

Più tempo per l’iper ammortamento

di Carmine Fotina


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(Fotolia)

3' di lettura

Via libera in commissione Bilancio al Senato, dove è all’esame il decreto Mezzogiorno, alla norma “salva iperammortamento fiscale”: ulteriore proroga, di due mesi, dei termini per la consegna di beni strumentali funzionali ai processi di digitalizzazione del piano Industria 4.0. Il nuovo termine è il 30 settembre 2018, dopo che il decreto approvato dal governo aveva già disposto per l’ammortamento maggiorato al 250%un mini-allungamento (dall’originario 30 giugno al 31 luglio 2018). Resta sempre l’obbligo di versare al fornitore il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione. Nulla cambia invece per il superammortamento al 140%, relativo ai beni strumentali tradizionali, che prevede sempre un termine di consegna del bene al 30 giugno 2018.

Il buon andamento degli ordini negli ultimi mesi, e di riflesso quello dei volumi di produzione, ha creato difficoltà nel garantire le consegne entro i termini originari, di qui la necessità di una correzione. La domanda, secondo i dati Istat e Ucimu, è molto alta, tuttavia solo con la prossima legge di stabilità si capirà se ci sono i margini per un’estensione strutturale dell’agevolazione (al ministero dello Sviluppo anche in questo caso pensano soprattutto all’iperammortamento), magari prolungando di un anno il termine per effettuare l’ordine fissato al 31 dicembre 2017.

La commissione Bilancio ha approvato gli emendamenti governo-relatori e alcune proposte parlamentari ma il via libera al provvedimento è slittato a martedì prossimo con passaggio in Aula nella stessa giornata (probabile il ricorso del governo al voto di fiducia). Poi il passaggio alla Camera.

Tra le novità votate, gli emendamenti governativi su Ilva e Bagnoli. Il primo prevede che la destinazione delle somme confiscate al risanamento ambientale deve avvenire attraverso la sottoscrizione di obbligazioni emesse da Ilva Spa in amministrazione straordinaria e chiarisce che l’intervento potrà riguardare tutti i siti produttivi che fanno capo ad Ilva (interessato in particolare Cornigliano). Per quanto riguarda Bagnoli, ha spiegato il ministro del Mezzogiorno Claudio

De Vincenti, si prevede che i terreni in capo alla Società Bagnoli Futura, attualmente in procedura fallimentare, siano rilevati da Invitalia, al prezzo definito dall’Agenzia del Demanio, con risorse raccolte sul mercato mediante l'emissione di titoli. Ieri è arrivato anche l’ok a 100 milioni di fondi per province e città metropolitane e a 90 milioni per l’ediliza giudiziaria nelle regioni meridionali. Da segnalare il cambiamento del perimetro della misura “Resto al Sud” che agevolerà nuove attività imprenditoriali. Sale il tetto del finanziamento per ciascun richiedente: da 40mila a 50mila euro. Per il resto c’è da un lato una stretta, perché i beneficiari non devono risultare già «titolari di attività di impresa in esercizio» e, fino al rimborso del finanziamento, non devono risultare titolari «di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto». D’altro canto sottolinea Simona Vicari (Ap) - relatrice del provvedimento insieme a Salvatore Tomaselli (Pd)- c’è un ampliamento dei settori ammissibili, con le attività turistiche ammesse al pari di artigianato, industria e pesca. Respinta, invece, la proposta di estensione della misura ai professionisti.

Disco verde anche all’emendamento che prevede la sottoscrizione di un Contratto istituzionale di sviluppo (soggetto attuatore Invitalia) per Matera designata Capitale europea della cultura 2019. Altre modifiche alla normativa sulle Zone economiche speciali, estendendo da 5 a 7 anni il periodo minimo di mantenimento dell’investimento da parte delle imprese che accedono ai benefici. Approvato infine l’emendamento governativo anti-piromani: nel caso in cui il rogo sia stato appiccato «su beni propri» questi potranno essere confiscati e assegnati ai Comuni in cui sono situati. Bocciate invece, tra polemiche trasversali (da Forza Italia al Pd), diverse proposte soppressive della norma in base alla quale l’attività svolta dalle società di capitali controllate dai consorzi agrari acquista natura mutualistica.

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