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Più trasparenza per ritrovare la fiducia dei risparmiatori

A differenza dei contanti sotto il materasso, la liquidità nei conti correnti potrebbe essere utilizzata dalle banche per prestiti a famiglie e imprese. Purtroppo, invece, le banche utilizzano spesso queste risorse per acquistare titoli del debito pubblico e il rischio è che la liquidità non arrivi poi all’economia reale

di Nicola Borri

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(mintra - stock.adobe.com)

A differenza dei contanti sotto il materasso, la liquidità nei conti correnti potrebbe essere utilizzata dalle banche per prestiti a famiglie e imprese. Purtroppo, invece, le banche utilizzano spesso queste risorse per acquistare titoli del debito pubblico e il rischio è che la liquidità non arrivi poi all’economia reale


2' di lettura

Secondo i dati della European Banking Authority, i depositi a vista di famiglie e imprese, nelle banche dell'Eurozona ammontano, a ben 10mila miliardi di euro. O due terzi del PIL complessivo dei 19 membri dell'area euro. Un aumento di quasi il 100 per cento rispetto al 2005, prima dello scoppio della grande crisi finanziaria, e che accomuna i paesi più virtuosi, come la Germania, e quelli più deboli, come l'Italia.

Famiglie e imprese mantengono contanti nei conti correnti quando pensano di potere avere necessità improvvisa di liquidità, e quando cercano un impiego sicuro. Il costo è dato dal mancato reddito che un investimento alternativo potrebbe produrre. Inoltre, anche se viviamo in anni di bassa inflazione, a lungo andare, l’aumento dei prezzi riduce il potere di acquisto dei risparmi nei conti correnti.

Dopo la grande crisi finanziaria è sicuramente aumentata la domanda di impieghi sicuri da parte delle famiglie. In un recente studio, due economisti, Malmendier e Nagel, spiegano come chi abbia vissuto in periodi di grande tensione sui mercati finanziari, mantiene una minore propensione al rischio per il resto della propria vita. Per esempio, investe meno nei mercati azionari. Un tempo, titoli del debito pubblico e mattone erano gli investimenti sicuri per antonomasia. Oggi, gran parte dei titoli del debito pubblico offre rendimenti negativi, e inferiori al rendimento offerto da un conto corrente, e il mercato immobiliare è in difficoltà. Per quanto riguarda le imprese, la grande incertezza, legata ad esempio alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e alla Brexit, suggerisce prudenza. Questi fattori contribuiscono a spiegare l'aumento di liquidità.

A differenza dei contanti sotto il materasso, la liquidità nei conti correnti potrebbe essere utilizzata dalle banche per prestiti a famiglie e imprese. Purtroppo, invece, le banche utilizzano spesso queste risorse per acquistare titoli del debito pubblico e il rischio è che la liquidità non arrivi poi all’economia reale. Ecco perché la Bce, nei suoi ultimi programmi di prestito, ha introdotto incentivi espliciti affinché le banche eroghino finanziamenti a famiglie e imprese.

Nel lungo periodo se, come prevedibile, i tassi di riferimento della Bce resteranno negativi, è probabile che le banche trasferiranno questo costo ai correntisti. In Germania, già oggi, il 60 per cento delle banche stabilisce un tasso negativo sui conti correnti delle imprese e il 20 per cento su quelli delle famiglie. In questo caso, è probabile che l’ammontare di liquidità nei conti correnti finisca per ridursi.

Tuttavia, le scelte di famiglie e imprese, in termini di allocazione del risparmio, dipendono, in ultima analisi, dall’offerta di alternative con simili caratteristiche in termini di rischio e liquidità. Ecco perché è importante che le istituzioni pubbliche spingano per maggiore trasparenza e sicurezza nei mercati finanziari. La direttiva MIFID II, di regolamentazione dei mercati finanziari, va nella giusta direzione. Minori costi di gestione nel risparmio gestito e maggiori benefici fiscali sarebbero un ulteriore incentivo per le famiglie a impiegare in maniera diversa i proprio risparmi.
@nicolaborri

Per approfondire:
L’Europa in un mare di liquidità: il cash oltre due terzi del Pil

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