fabbrica 4.0

Più valore se le cose «parlano». Boom delle sim machine to machine

di Luca Orlando

5' di lettura

«Vuole sapere quante persone usano in questo momento il ciclo-lana? Dia un’occhiata qui». Non una proiezione statistica quella che Aldo Fumagalli mostra sul proprio tablet, bensì dati reali. Istogrammi e tabelle che rappresentano su base aggregata le centinaia di migliaia di lavatrici connesse che Candy ha già venduto, in Italia e non solo. Per il presidente del gruppo non si tratta però solo di una curiosità, piuttosto di un’arma strategica fondamentale. «Siamo già leader europei del settore - racconta - e vogliamo crescere ancora. Questo è un modo per offrire nuovi servizi e fidelizzare il cliente, che si abitua a lavorare sulle nostre app ».

Lo sviluppo di “connessioni” a valle della fabbrica è un altro dei temi chiave all’interno del grande mare di Industria 4.0, l’area definita in senso lato internet delle cose. Un dialogo che si sviluppa soprattutto verso il cliente finale, a cui oggi sono proposti prodotti gestibili anche per via remota, in grado di comunicare via smartphone eventuali problemi, programmabili per avviarsi o spegnersi secondo le richieste, attivabili anche in automatico sulla base della distanza del padrone di casa rilevata attraverso un localizzatore gps.

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Il Politecnico di Milano stima per il 2016 un mercato da 2,6 miliardi, in crescita del 40%, con applicazioni che vanno dalla rilevazione dei consumi energetici alle auto, dalla domotica alle smart city.

Il tasso di crescita di questi oggetti connessi è esponenziale, come evidenziano le più recenti statistiche dell’Autorità per le comunicazioni. Le schede “machine to machine”, sim che non prevedono l’intervento umano e consentono il dialogo tra oggetti, sono infatti quasi triplicate in soli cinque anni a quota 14,4 milioni, 3,6 milioni in più soltanto negli ultimi 12 mesi.«Una grossa spinta è arrivata dagli obblighi normativi sui contatori intelligenti e dalla diffusione delle auto connesse - spiega il direttore dell’Osservatorio Iot del Politecnico di Milano Angela Tumino - mentre guardando alla situazione della manifattura, anche se non si tratta ancora di un fenomeno di massa, non parlerei più di una nicchia di mercato. Vedo piuttosto un quadro a macchia di leopardo, con molte aziende impegnate a sfruttare le potenzialità della tecnologia per creare valore per i propri clienti. La sperimentazione è iniziata e credo potrà solo crescere e diffondersi».

È la direzione presa ad esempio da Ariston Thermo, leader globale per caldaie e sistemi per il comfort termico (1,43 miliardi di ricavi, 6900 addetti) i cui sistemi connessi, decine di migliaia, già ora valgono tra il 5 e il 10% delle vendite globali, quota che in prospettiva è vista lievitare, di pari passo con l’evoluzione dei servizi: nel 2020 il target è arrivare a 500mila caldaie “smart” sul mercato. «I vantaggi dal lato del consumatore sono evidenti - spiega il direttore marketing Giorgio Scaloni - perché attraverso uno smartphone è possibile controllare temperatura e consumo, verificando lo stato di funzionamento. Da tre mesi offriamo anche una app per suggerire una curva termica più efficiente, valutando i consumi e consigliando azioni correttive di risparmio».

La connessione permette anche un collegamento in tempo reale con la rete di assistenza, che a volte risolve il guasto per via remota lavorando sul software, in altri casi interviene sapendo già quale pezzo debba essere sostituito. Dal 2018 il sistema, una piattaforma proprietaria scalabile, potrà colloquiare anche con le “app” altrui, mentre in parallelo si lavora sulla massa di dati in arrivo, per sviluppare analisi di utilizzo ma anche algoritmi che possano suggerire azioni preventive o predittive sulle caldaie.

Così come in grado di intervenire in modo tempestivo sono anche le cappe hi-tech di Elica, capaci di monitorare in automatico la qualità dell’aria attivandosi in presenza di agenti inquinanti, odori, ed eccessi di vapori negli ambienti chiusi.

Mettere “intelligenza” a valle è anche l’obiettivo di Celli, produttore di impianti di erogazione di bevande (100 milioni di ricavi, 400 addetti) che progressivamente allarga il business alla gestione degli oggetti installati e all’erogazione di nuovi servizi. Terminata con successo la fase di test, il prossimo anno saranno 1000 i siti connessi in tempo reale, con la possibilità di lavorare su più fronti. «Se in una discoteca di Rimini l’impianto si rompe di sabato sera - spiega l’ad Mauro Gallavotti - è chiaro che il danno è enorme. Ma la manutenzione in tempo reale è solo uno dei tanti vantaggi legati alla digitalizzazione. La disponibilità dei dati, attraverso il controllo assoluto sui consumi, permette di ottimizzare le forniture e l’intera supply chain. Oltre a consentire azioni di marketing in real-time, ad esempio cambiano il brand della birra offerta durante l’happy hour, se i dati evidenziano una preferenza particolare di quel pubblico in quella specifica fascia oraria. «Insomma - sintetizza Gallavotti - qui si apre un mondo». Esperimenti che procedono anche all’estero, ad esempio in un Lego store in Cina, dove il cliente può pagare la bibita semplicemente avvicinando all’erogatore il proprio telefonino, sul quale il produttore aveva già inviato coupon con sconti e promozioni. «Internet delle cose - aggiunge il manager - in fondo è una tecnologia del passato: il tema è calare questo schema nel business, generando valore. Per noi sta già accadendo, perché partendo quasi da zero il prossimo anno puntiamo ad avere 15 milioni di ricavi dall’area servizi/digitale ».

Elettronica dunque.

Che diventa l’area di maggior sviluppo anche per i costruttori di apparati domestici, come Vimar, 1300 addetti e 228 milioni di ricavi. Protagonista di un percorso evolutivo evidente, con ben 80 persone, due terzi del reparto ricerca e sviluppo, a lavorare tra software e microchip.

«L’azienda è decisamente cambiata - spiega il responsabile marketing Alessandro Ravagnin - e stiamo continuando ad assumere ingegneri informatici ed elettronici proprio per sviluppare queste applicazioni: la domotica esiste da tempo ma l’accelerazione in atto è evidente».

Gli impianti Vimar già connessi sono decine di migliaia, il che permette da un lato agli utenti di maneggiare per via remota i propri apparati domestici (riscaldamento, allarme, tapparelle, luci) consentendo però anche una lettura a monte delle informazioni. «Possiamo ad esempio capire quali funzioni vengono utilizzate e quali magari no - aggiunge il manager - il che ci consente di lavorare in progettazione per migliorare i nostri prodotti offrendo ciò che serve per l’esperienza d’uso richiesta: se una funzione non viene mai usata ha senso metterla?». 

In collaborazione con altri partner coordinati dall’Università Sapienza di Roma, Vimar è al lavoro per partecipare al Solar Decathlon Middle East 2018 di Dubai, le Olimpiadi universitarie dell'architettura sostenibile. L'obiettivo del team italiano sarà infatti quello di progettare e costruire il miglior prototipo in scala reale dell’abitazione del futuro: green, smart e interamente alimentata dall'energia solare .

Rendere più intelligenti le macchine consente alle aziende di sbizzarrirsi sul fronte dei servizi, come accade nel settore dei distributori automatici. Qui la messa in rete degli impianti consente certamente un controllo più immediato sui rifornimenti necessari, così come segnalazioni in temnpio reale sui guasti.

Ma dal lato dell’offerta le possibilità sono altrettanto ampie. «Se la macchina è ferma non si fattura, e questo è chiaro - spiega il direttore per il Sud Europa di Evoca (ex N&W) Francesco Frova - ma l’interazione a distanza consente anche di modificare in corso d’opera l’offerta. Dalla sede posso lanciare un’operazione promozionale, ad esempio offrendo una data bevanda con il 10% di sconto in una specifica fascia oraria. In Italia abbiamo già venduto migliaia di macchine connesse e il trend potrà solo proseguire».

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