Tendenze

Pizza fatta in casa e cucina outdoor, è record di vendite per i forni professionali

Esemplare il caso di Alfa Forni, che ha visto crescere il fatturato del 70%

di Antonio Schembri

Dolce Vita di Alfa Forni

5' di lettura

Emblema del made in Italy, specialità rivisitata ovunque nel mondo in centinaia varianti, a volte discutibili, regina indiscussa dei cibi da asporto, la pizza rappresenta anche un cimento sempre più diffuso nell'outdoor cooking. Un settore, quello delle attrezzature e delle metodologie per prepararla e cucinarla all'aria aperta, in costante espansione da decenni.

Non solo in paesi come Stati Uniti e Germania, da molto tempo al traino di questo specifico mercato, ma con un retroterra solido anche in Italia: prima attraverso la diffusione di barbecue e cucine esterne e da circa un decennio soprattutto con quella dei micro forni sia a legna sia elettrici a convenzione, con scocca in acciaio inox. Quelli specificamente dedicati alla cottura della pietanza simbolo della convivialità sono ormai strumenti dagli ingombri ridotti, sempre più leggeri e trasportabili, veri e propri oggetti di design con alte prestazioni: ovvero la capacità di raggiungere in meno di 10 minuti una temperatura di 500 gradi, quella che occorre per cucinare a regola d'arte la classica ‘napoletana verace' in ogni genere di spazio privato all'aperto, dal giardino alla terrazza in pieno centro.

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In quest'ultimo anno e mezzo segnato da lockdown e restrizioni, i fornetti da pizza alimentati a gas sono perciò diventati un must, al punto da far registrare incrementi esponenziali di vendite. A cominciare dallo stesso comparto dei ristoratori, che con questi strumenti ampliano proprio la loro offerta di cibo da asporto. Anche perché – come confermato anche dai più famosi pizzaioli - il gap di sapore rispetto alla cottura a legna è stato praticamente colmato. Si è di certo azzerata la ‘poesia' legata a calori e odori invadenti provenienti dai tradizionali forni arroventati, ma sono stati anche abbattuti i problemi relativi ai fumi e alla manutenzione.

Per Alfa Forni, azienda con sede a Anagni (Fr), leader italiana del settore, dalla fine del 2019 al primo semestre dell'anno in corso produzione e ricavi hanno fatto segnare una crescita di almeno il 70%, «per un fatturato totale di 10 milioni nel 2020 che arriverà a toccare con ogni probabilità quota 18 milioni di euro alla fine del 2021», dice Sara Lauro, executive committee member dell'azienda.

Riscontri peraltro in linea con i dati rilevati dalla Coldiretti: da quando è iniziata l’emergenza Covid il ‘fai da te' casalingo di pizza, pasta e dolci riguarda oltre la metà delle famiglie italiane. «Ragion per cui – argomenta Lauro – l'ingresso nelle abitazioni di queste specifiche attrezzature da cucina, fino a poco tempo fa prerogativa del canale professionale, è stato prepotente. Ciò che era successo per le impastatrici, oggi addirittura collocate nel paniere di rilevazione dell’Istat per il costo della vita, e per le macchine da caffè e i macinadosatori, appannaggio dei coffee lovers, vale adesso per i prodotti e gli strumenti per la panificazione».

A confermare il boom della pizza ‘domestica' è stato del resto il flusso dei visitatori sui siti web della Alfa Forni e delle altre ancora poche aziende specializzate in questo settore, situate nel centro Italia. Oltre il 500% di contatti in più, nel caso della compagine ciociara, concentrati non solo sulle sezioni rivolte agli strumenti realizzati con la tecnologia forninox, innovazione concepita dall'azienda 10 anni fa che combina le proprietà fisiche e termiche dell'acciaio con quelle del mattone refrattario (il materiale utilizzato per costruire i forni a legna tradizionali), ma anche sugli spazi dedicati al come fare una pizza croccante in casa o al come calcolare correttamente il quantitativo di calorie contenuto nei diversi tipi di impasto e condimenti.

Numeri che si legano ai costanti investimenti in ricerca e marketing da parte del gruppo di Anagni, il cui organico conta attualmente 75 dipendenti diretti che, con l'indotto, diventano 200 lavoratori.La storia della Alfa Forni comincia nel 1977.

«L'azienda cominciò a costruire forni refrattari e già nel giro di pochi anni tra Italia e resto del mondo aveva fidelizzato migliaia di pizzerie. Una clientela a cui ad oggi abbiamo venduto centinaia di migliaia di queste attrezzature».
Ma è il 2010 il vero anno di svolta. Scommettendo sull'innovazione tecnologica, Alfa Forni comincia a orientare la sua produzione dal classico forno refrattario a mattoni a contenitori più piccoli con una struttura in acciaio inossidabile progettata per garantire un'alta resistenza alle sollecitazioni termiche e meccaniche delle alte temperature e con una cupola coibentata grazie a tre strati di fibro-ceramica per farle salire molto velocemente e trattenerle più a lungo. Soluzioni che si traducono in un notevole risparmio dei consumi di combustibile.

«La scelta dell'acciaio di alta qualità, in particolare il 441, lo stesso utilizzato per fabbricare le parti calde dei sistemi di scarico degli autoveicoli, è stata apprezzata da così tanti pizzaioli professionisti da convincerci a applicarla anche per strumenti più piccoli, stilizzati e destinati a un utilizzo domestico visto che consentono di ottenere sostanzialmente lo stesso risultato gastronomico, in termini di cottura, che si sforna in pizzeria», aggiunge la manager

Oggetti free standing, cioè facilmente trasportabili. E dal design accattivante, che li rende validi anche come complementi d'arredo. Le loro dimensioni contenute e quindi la facilità di imballaggio e spedizione oltreoceano dentro container hanno inoltre determinato la loro attuale fortuna commerciale a livello internazionale. Per Alfa Forni infatti l'export si allarga adesso a 60 paesi. Il mercato Usa, da solo, vale il 40% del complessivo volume d'affari e continua a crescere.Gli sbocchi principali rimangono nell'ordine la Germania, la Svizzera e l'Inghilterra. Ma nella rosa dei paesi importatori sono entrati adesso anche la Spagna e, malgrado la brevità delle loro stagioni outdoor, i paesi scandinavi. Segnali anche questi di una cultura culinaria in evoluzione. Se prima ci si accontentava di una pizza cotta nel barbecue, oggi il desiderio di una ‘pizza fatta a casa propria fa aumentare anche quello di possedere un mini forno da esterni capace di riscaldarsi alla svelta.

Le previsioni di Alfa Formi per i prossimi 3 anni indicano un trend in salita. Ovvero un volume d'affari che potrebbe quasi quintuplicare rispetto a quello attuale. Molto dipenderà dai nuovi investimenti, specialmente in nuovi materiali e risorse umane. L’azienda punta infatti a un ulteriore piano di ricerca e sviluppo prossimo venturo in cui valorizzare le professionalità di almeno dieci nuovi giovani talenti, tra i quali ingegneri e graphic designer, da adibire a altrettante mansioni (le candidature vanno inoltrate all'indirizzo: hr@alfaforni.com). Al momento, però, bocche cucite in azienda sui nuovi progetti in corso di elaborazione. Nessuna reticenza invece sulle loro finalità: miglioramenti tecnologici in linea con i progressi della domotica 3.0 e passi ulteriori sul fronte dell'adattabilità del forno per la pizza a qualsiasi spazio esterno. Dimensioni ancora più contenute, quindi. Anche rispetto a quelle dell'oggetto attualmente più piccolo della gamma Alfa Formi: un micro-forno da 50 chili e un ingombro inferiore a un metro cubo.

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