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Pizza surgelata o gourmet, il business continua a crescere

Dopo i record registrati durante il lockdown, le vendite non accennano a calare. I produttori industriali investono in nuovi stabilimenti e le catene di pizzerie aprono in Italia e all’estero

di Manuela Soressi

Dal forno al freezer. Un impianto per la produzione di pizze Roncadin, che ha investito 50 milioni di dollari per un nuovo stabilimento a Chicago attivo dal 2024

3' di lettura

Sembra un paradosso, ma con la pandemia la pizza ci ha guadagnato. I lockdown hanno costretto molti italiani a provare quella surgelata, che poi spesso non hanno più abbandonato (+4% di famiglie acquirenti), e hanno permesso a molti operatori di ripensare il business e lavorare sulla qualità. Risultato: il mercato va a gonfie vele. Tra pizze pronte e basi da farcire (ambient, fresche e surgelate), le vendite in Gdo, hanno superato gli 1,2 miliardi di euro, il 4,2% in più che nel novembre 2021 (fonte NielsenIQ). E nel 2021 le pizze surgelate vendute erano già state il 18% in più rispetto al 2019. Il consumo di quelle sfornate da pizzaioli, ristoratori e panettieri è arrivato invece a 7,8 kg annui pro capite (erano 7,6 kg nel 2018, fonte Aibi-Cerved).

È la domanda di pizze di qualità e fatte secondo la tradizione a trainare il mercato, anche all'estero, dove quella artigianale italiana vive un vero boom. A cavalcarlo sono stati dapprima i nomi storici partenopei, che si sono trasformati in catene di pizzerie per conquistare il mondo. Sorbillo è arrivato a 17 pizzerie a gestione diretta, mentre Starita ne ha quattro, tra cui una a New York. Nel 2022 l’Antica Pizzeria Da Michele ne ha aperte nove in franchising arrivando a quota 34 (18 all’estero) e a breve sbarcherà anche a New York, Parigi, Macao e in Kossovo. E continuano a espandersi all’estero anche catene come Obicà Mozzarella Bar (23 locali), i Fratelli La Bufala (37) e Berberè (15 aperture).

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Lo scenario favorisce anche le ambizioni internazionali dei produttori italiani di pizza surgelata. A partire dal Gruppo Italpizza, leader nazionale a volume (40% della produzione italiana) e secondo brand nel retail, in crescita costante dal 2015. Per sostenere lo sviluppo internazionale, negli ultimi mesi ha rilevato il gruppo Freddi (50% di export) e l’azienda spagnola Pizza Artesana Malgrat. «Con queste operazioni siamo passati da 200 a 300 milioni di euro di fatturato, per il 60% realizzato all’estero, e siamo diventati il primo produttore internazionale di pizze italiane», spiega il fondatore e presidente Cristian Pederzini.

Che l’italianità rappresenti un punto di forza lo conferma il caso di Cameo Italia, market leader in Gdo. «Il nostro marchio Pizza Regina è nata per valorizzare la varietà degli impasti tipici della tradizione italiana – spiega Riccardo Panichi, executive marketing manager di Cameo Italia – mentre Ristoranti, nostro best seller a valore e brand di successo internazionale, ammette comunque piccole concessioni ai gusti locali. Ad esempio, la variante bianca con prosciutto e patate è stata pensata proprio per il mercato italiano».

Saranno invece come quelle vendute in Italia le pizze che Roncadin produrrà, dal 2024, nel nuovo stabilimento di Chicago, in cui investirà 50 milioni di dollari. «Dopo otto anni negli Usa abbiamo capito che, per conquistare il mercato ed essere sostenibili, era necessario produrre in loco, ma nel pieno rispetto dell’italianità delle materie prime e degli impianti», spiega Dario Roncadin, amministratore delegato dell’azienda, che chiude il 2022 con 160 milioni di euro di fatturato.

Ampliamento produttivo in vista anche per Pizzami, azienda parmense specializzata nel gluten free, una nicchia che, solo nel surgelato, in Gdo incassa 15 milioni di euro grazie a un pubblico che va oltre i celiaci. «Merito “dell’effetto risotto”: la pizza senza glutine piace a tutti perché sazia subito e si digerisce facilmente», spiega Roberto Galati che, da pizzaiolo è diventato imprenditore, mettendo a punto un impasto speciale, privo di allergeni, e “inventando” le macchine per produrlo. Oggi la sua azienda fattura 6 milioni di euro ed è il terzo produttore italiano di pizze gluten free, che esporta in tutto il mondo, anche grazie alle private label. «In quattro anni siamo passati da 180mila a 350mila pizze fornite alla Lidl e ora vogliamo ampliare lo stabilimento per quadruplicare i volumi», aggiunge Galati.

Il 60% del fatturato è fatto con le basi per pizza, un segmento in forte sviluppo nella grande distribuzione o (+163% quelle ambient e +47% quelle surgelate), perché consente di personalizzare la pizza senza faticare a prepararla. E per ottenere un risultato professionale c'è il primo forno compatto “prosumer” venduto in Gdo: arriva a 500°C e cuoce una napoletana in 90 secondi. A proporlo è l’azienda italiana specializzata Alfa Forni, presente in oltre 60 Paesi, che scommette così su un nuovo mercato, quello dell’home made pizza.

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