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Pizzerie chiuse? Record per le pizze surgelate. Fatturato Roncadin a +16,6%

Nel 2020 raggiunta quota 140 milioni di giro d’affari, il 70% all’estero. In arrivo nuovi formati e investimenti per la sostenibilità.

di Emiliano Sgambato

I surgelati trovano sempre più spazio nelle cucine dei Millennial

Nel 2020 raggiunta quota 140 milioni di giro d’affari, il 70% all’estero. In arrivo nuovi formati e investimenti per la sostenibilità.


3' di lettura

La conferma del successo dei surgelati durante la pandemia arriva da un big del settore come Roncadin, specializzato nella produzione di pizze, che ha chiuso il 2020 con un fatturato a quota 140 milioni di euro, +16,6% rispetto al 2019, con circa 100 milioni di pezzi prodotti (18 milioni in più rispetto all'anno precedente).

«Un risultato determinato dal forte aumento dei pasti consumati a casa per via dell'emergenza Covid e del conseguente aumento della spesa alimentare – conferma Dario Roncadin, amministratore delegato dell’azienda di Meduno (Pordenone) –. Questo vale sia per l’estero sia per l’Italia, dove già da anni il consumo di pizza surgelata viveva un trend positivo».

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Roncadin ha quindi sostenuto, e continua a sostenere, ritmi molto elevati per via della grande richiesta di prodotti alimentari in tutti i mercati di riferimento (con molto private label nella grande distribuzione e una quota di export che ha raggiunto il 70%): «Con la pandemia abbiamo dovuto fronteggiare un'emergenza sugli ordini, che hanno iniziato ad arrivare con tassi tripli rispetto al previsto – prosegue Roncadin –. Soddisfare in linea con i tempi richiesti le commesse è stata una grandissima sfida, che ha richiesto uno sforzo congiunto fra logistica, pianificazione produttiva e approvvigionamenti delle materie prime, che in alcuni momenti scarseggiavano».

Il rispetto delle misure di distanziamento in azienda ha causato modifiche organizzative che hanno richiesto grande attenzione nella gestione degli oltre 700 dipendenti che, sottolinea Roncadin, «si sono comportati con grande senso di responsabilità e dedizione». Per questo l’azienda ha ritenuto opportuno offrire anche «incentivi economici e vari benefit» a chi, soprattutto nei reparti produttivi e in particolare nel periodo del primo lockdown, «ha garantito la sua presenza consentendo di onorare gli ordini».

«I numeri sono senza dubbio incoraggianti – precisa Roncadin – ma non possiamo abbassare la guardia, perché una volta che la pandemia attenuerà la sua pressione, la grande distribuzione competerà nuovamente con la ristorazione e altri canali, quindi è necessario essere pronti con prodotti innovativi». In particolare per il 2021 sono previsti nuovi formati rettangolari e di grandi dimensioni, sempre più richiesti dai consumatori.

Inoltre l'azienda prosegue nella strada intrapresa dell'efficientamento produttivo dello stabilimento e nello sforzo verso la sostenibilità: riduzione dell'uso della plastica di imballaggio, della materie prime, dei consumi energetici.

Proseguono inoltre i progetti legati alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. Da una parte ci sono stati ingenti investimenti per migliorare il sistema di approvvigionamento idrico (uno dei punti di forza di cui fa vanto Roncadin è l'utilizzo di acqua proveniente dalle sorgenti di montagna circostanti), dall'altra, a marzo 2020, l'azienda ha risposto all'appello della regione Friuli Venezia Giulia per 'salvare' il latte friulano, il cui consumo attraverso il canale Horeca era enormemente calato. «In partnership con l'agenzia di cluster Agrifood Fvg – spiega Roncadin – abbiamo messo a punto un progetto per utilizzare mozzarella prodotta con latte munto in regione per coprire una parte del nostro fabbisogno».

Nell’ultimo periodo l'azienda ha dovuto fare i conti anche con l'avvio della Brexit (l’export in UK vale il 20% del fatturato): «A dicembre l'incertezza causata dalla situazione ci ha causato notevoli ritardi nelle consegne e fra i camion fermi a Dover qualcuno era anche carico delle nostre pizze – racconta Roncadin –. Anche se non sono stati introdotti dazi, sono cresciuti i costi operativi. Ogni anno inviamo 550 camion nel Regno Unito e quella che era considerata una spedizione ordinaria ora comporta molta documentazione e pratiche burocratiche aggiuntive». Almeno questa emergenza sembra però essere ormai alle spalle.

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