TRA PRIMA E SECONDA REPUBBLICA

Pizzol, l’ex senatore socialista che denuncia Di Maio per il taglio del vitalizio

di Riccardo Ferrazza


Festa M5S davanti a Palazzo Madama per taglio vitalizi Senato

3' di lettura

È il prototipo del politico da Prima Repubblica e un obiettivo ideale della campagna del Movimento 5 Stelle contro i privilegi della vecchia “casta”. Ma Giorgio Pìzzol, senatore del Psi per una sola legislatura, quella che si concluse con Tangentopoli (1987-1992), è passato al contrattacco. E ha denunciato per diffamazione il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, insieme ai parlamentari europei Ignazio Corrao e Tiziana Beghin (entrambi M5S). Motivo: la definizione del vitalizio come «privilegio medioevale rubato ai cittadini». Con la riforma voluta dal movimento fondato da Beppe Grillo, Pizzol si è visto dimezzare il suo assegno, passato da 2mila a mille euro netti al mese.

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La notizia è stata data dallo stesso vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro che ha commentato così: «Devo essere sincero, quando ho appreso la notizia, c’è stato un attimo di tristezza. È triste dover constatare come una parte della vecchia e attuale classe politica di questo Paese sia così ostinatamente arroccata in difesa di privilegi che rappresentano un insulto verso tutti i cittadini».

L’antecedente, raccontato dal Gazzettino, sono due trasmissioni televisive del 12 aprile scorso. A Mattino Cinque si parla dei vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali. In studio tra gli ospiti c’è l’eurodeputata Beghin che dice: «I vitalizi più che diritti acquisiti sono privilegi rubati ai cittadini da una casta che vuole autoalimentarsi». Lo stesso giorno Corrao a L’Aria che tira (La7) Corrao dice: «Il vitalizio è un privilegio assurdo e medievale e gli ex parlamentari e ex consiglieri regionali ne rivendicano pure la legittimità». Di Di Maio, invece vengono considerate diffamatorie dichiarazioni rilasciate alle agenzie e un tweet del 28 giugno 2018: «I vitalizi non sono diritti acquisiti ma privilegi rubati».

Parole che fanno scattare Pizzol: «Non posso accettare di essere descritto come appartenente a una casta che ha derubato i cittadini italiani. Sono stato eletto in libere elezioni e ho percepito i compensi previsti dalla Costituzione, dalle leggi e dai regolamenti vigenti all’epoca». Pizzol ha denunciato gli esponenti a cinque stelle alla Procura di Treviso.

Ieri si è saputo che la sua battaglia legale è estesa anche al capo del Movimento Cinque Stelle. Che ha commentato: «Io veramente vorrei che questo ex senatore, come tutti quelli che si oppongono all'eliminazione del loro vitalizio, avessero il coraggio di dirlo a chi prende una pensione minima, guardandoli negli occhi. Togliere i vitalizi e dare la pensione di cittadinanza è semplicemente riportare in equilibrio le cose. Sia chiaro, noi andiamo avanti».

Pizzol, classe 1942, avvocato, prima di essere eletto senatore con il Psi nel 1987 , aveva militato nel Partito comunista ed era stato sindaco della sua città, Vittorio Veneto (Treviso), per sette anni. Poi l’approdo a Palazzo Madama con il partito guidato da Bettino Craxi che però lascia prima della fine della legislatura per iscriversi al gruppo del Psdi. In seguito, dal 1994 è stato giudice di pace presso il Tribunale di Treviso. «Fu la mia disgrazia» ha raccontato Pizzol perché la scelta della toga onoraria che non prevedeva contributi pensionistici fu fatta contando sul vitalizio nel frattempo maturato come senatore: 2.089 euro. Che però, per effetto della riforma-bandiera dei Cinque Stelle, si è ridotta del 50%, scendendo a mille euro. Una decurtazione che, sommata alle frasi degli esponenti pentastellati, ha spinto Pizzol a passare al contrattacco. «La Prima Repubblica - aveva detto al Gazzettino - ha avuto tanti farabutti ma anche persone oneste che con la politica non solo si sono arricchite ma si sono impoverite».

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