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Plant based, così le «proteine alternative» entrano nelle abitudini degli italiani

Secondo il Gruppo prodotti a base vegetale di Unione italiana food crescita del 4,8% nel primo semestre dell’anno dopo il +12,85 del 2021.

di Emiliano Sgambato

Cresce il consumo di cibi a base di proteine vegetali

3' di lettura

Continuano ad aumentare gli acquisti dei prodotti cosiddetti “plant based”, cioè di quei cibi “a base vegetale” che si pongono in alternativa alle proteine animali. Più che vegetariani e vegani a spingere il comparto è chi vuole diminuire l’importo di proteine animali della dieta pur continuando a consumarle: i cosiddetti flexitariani.

La conferma arriva dai dati (fonte Iri) elaborati dal Gruppo prodotti a Base Vegetale di Unione italiana food, secondo cui nel 2021 il mercato italiano del plant based ha superato il valore di 457 milioni di euro (+12,8% rispetto agli oltre 405 milioni del 2020): quasi la metà del carrello è composto da bevande a base vegetale (49%, per un valore di 224,4 milioni di euro), seguite da burger e piatti pronti (29,2%), prodotti al cucchiaio con fermenti lattici (10%), spalmabili (2,8%, 12,9 milioni), gelati e dessert (7,6%) salse e condimenti (1,4%). E l’aumento è continuato anche nel 2022, anche se si deve tener conto dell’inflazione crescente: nel primo semestre, gli acquisti sono cresciuti di un ulteriore +4,8%: da 229 milioni di euro nel gennaio-giugno 2021 a 240 milioni nello stesso periodo del 2022.

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«I prodotti a base vegetale coprono ormai moltissime categorie merceologiche, con un’offerta che asseconda i gusti di tutti e si inserisce in ogni momento della giornata – ha dichiarato Salvatore Castiglione, presidente Gruppo prodotti a Base Vegetale –. I consumatori di oggi sono ben informati e sanno quali benefici derivano da una dieta variegata ed equilibrata, ricca di verdure, cereali, alimenti integrali e frutta. Benefici non solo per la propria salute, ma anche per quella del Pianeta. Ecco perché, negli ultimi anni, i prodotti a base vegetale hanno conquistato moltissime famiglie, raggiungendo circa 22 milioni di consumatori. I plant-based sono figli del nostro tempo, non sono una semplice moda. Questo non significa che sostituiranno altri alimenti della nostra dieta, ma a cambiare saranno piuttosto quantità e frequenza di consumo, perché a tavola c'è posto per tutti», conclude Castiglione.

Stando anche ai dati resi noti dall'ultimo Rapporto Coop 2022, alcuni specifici segmenti hanno segnato un vero e proprio “boom”: ad esempio, +108% le vendite di salumi veg; e tra le bevande vegetali, sebbene le bevande a base di soia restino le preferite dai consumatori, quelle all’avena registrano la crescita più consistente (+24,7%).
Il trend non sembra destinato ad arrestarsi: secondo una ricerca Doxa sempre per Unionfood, «il 16% degli italiani dichiara di voler aumentare ulteriormente l'acquisto nei prossimi 6-12 mesi». E «un italiano su 2 (54%) afferma di acquistare già prodotti a base vegetale: il 21% abitualmente; il 33% occasionalmente. Vengono consumati soprattutto a casa (dal 58% degli user), ma più di 2 su 10 (22%) li scelgono sia a casa che al ristorante».

Inoltre, secondo un sondaggio di OpinionWay per The Good Food institute, organizzazione internazionale non governativa che promuove la carne vegetale e coltivata, le abitudini alimentari dei consumatori italiani stiano cambiando: il 42% dichiara di aver ridotto o interrotto il consumo di carne rossa negli ultimi cinque anni per motivi di salute (35%) o legati alla salvaguardia ambientale (30%).
Sono state anche raccolte le opinioni dei consumatori in merito alla carne coltivata, con il 63% che dichiara di conoscerla e il 55% che si dice disposto a provarla.

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