tavolo di crisi

Plastic tax, a rischio 50mila addetti

San Benedetto ha bloccato investimenti per 28 milioni, Coca Cola per 42

di Barbara Ganz

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Secondo le prime stime la plastic tax rischia di tradursi in un dramma occupazionale

San Benedetto ha bloccato investimenti per 28 milioni, Coca Cola per 42


2' di lettura

Un Tavolo intersettoriale sulle prospettive e gli effetti della plastic e sugar tax, riunitosi nella sede di Veneto Lavoro; così la regione si attrezza a fare i conti con le conseguenze delle due novità fiscali. Presenti alla discussione associazioni datoriali e sindacati: Confindustria Veneto, Confindustria Vicenza, Verona, Veneto Centro, Unionplast nazionale, Confartigianato Veneto, Cisl.

Secondo le prime stime solo la plastic tax rischia di tradursi in un dramma occupazionale che coinvolgerà non meno di 50mila lavoratori del solo diretto, senza contare l’indotto, e che costerà 5mila posti in meno nel solo Veneto. «Numeri che vanno oltre ogni peggior aspettativa per l’impatto negativo sulle imprese - segnala l’assessorato al Lavoro - con numeri ancora indefiniti che fanno anche per questo paura, interessando pressochè tutte le imprese, con pesanti ricadute sull’export».

Nel corso dell’incontro sono emerse anche le prime ricadute: fra queste la scelta della San Benedetto di Scorzè, Venezia, che - presente al tavolo -, ha dichiarato di avere già bloccato investimenti per 28 milioni di euro. A questo si aggiungono i tagli agli investimenti della Coca Cola, che ha il suo maggior stabilimento di imbottigliamento italiano a Verona, per una cifra che arriva a 42 milioni».

Tutti i partecipanti hanno posto l’accento sullo spettro della riduzione dei posti di lavoro e sul problema conseguente di un massiccio ricorso alla cassa integrazione, a rischio di mancanza di copertura. L’obiettivo ora è portare gli esiti del tavolo veneto a conoscenza degli assessori al Lavoro di tutte le Regioni italiane, con l’invito a convocare altri Tavoli intersettoriali regionali, per arrivare a un cambio di rotta da parte del Governo.

La penalizzazione della plastica tradizionale lascia perplessi anche i produttori di bioplastiche, un settore che vede il Veneto all’avanguardia. «La plastic tax non colpisce i produttori di plastiche compostabili - premette Armido Marana, vicepresidente Assobioplastiche e titolare di Ecozema di Santorso, Vicenza, che produce stoviglie monouso impiegate, fra l’altro, alle Olimpiadi di Londra e all’Expo di Milano - Resta però un errore indurre i consumatori a pensare che le bioplastiche siano la soluzione a tutto: pensiamo a un paraurti della macchina o ad altre componenti, le vogliamo davvero biodegradabili? E’ una posizione realistica? Crediamo sia più utile puntare sulla responsabilizzazione e il recupero e riciclo da parte dei produttori». Le stoviglie monouso compostabili sono al riparo dalla plastic tax italiana, ma copite dalla direttiva europea sulle stoviglie monouso che dovrà essere recepita dai singoli Paesi entro il 3 luglio 2021. Non è l’unico ostacolo: «Il Corepla, consorzio nazionale che si occupa della raccolta della plastica, ha quasi raddoppiato il contributo richiesto alle imprese, incluse quelle che usano bioplastiche. Abbiamo chiesto al ministero dell’Ambiente di valutare la costituzione di un consorzio specifico per gestire ciò che va negli impianti di compostaggio. Per il futuro c’è un altro pericolo: non si può aumentare oltre un certo limite la frazione di bioplastiche nell’umido, perché si finirebbe per alterare il rapporto con la massa organica necessaria ad attivare i processi di decomposizione. Sostituire le attuali bottiglie di acqua in Pet con equivalenti in bioplastica, paradossalmente, può creare un problema più che una soluzione».

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