Distretto del Sebino

Plastic Tax, la Valle della gomma sotto attacco

L'area conta 400 società di capitali per quattro miliardi di fatturato. Rota (Confindustria): si mette a rischio la nostra la competitività

di Cristiana Gamba

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Il distretto bergamasco con quello di Varese e Reggio Emilia pruce l'80% della gomma-plastica europea

L'area conta 400 società di capitali per quattro miliardi di fatturato. Rota (Confindustria): si mette a rischio la nostra la competitività


3' di lettura

Ci sono nove start up, otto italiane e una tedesca, fortemente specializzate nella smart production e nell’economia circolare, pronte a condividere la propria conoscenza con le piccole e grandi imprese del distretto della gomma- plastica del Sebino.

Sono state selezionate nell’ambito di una manifestazione organizzata dai Giovani imprenditori di Confindustria Bergamo in collaborazione con il settore Materie plastiche e gomma della stessa associazione. L’obiettivo è quello di creare un ponte tra la domanda e l’offerta di innovazione in un settore, quello appunto della gomma-plastica, che rimane una delle eccellenze italiane e che mai come in questo periodo si trova sotto attacco.

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Per capire il colosso che abbiamo di fronte è sufficiente scorrere i numeri: le società di capitali sono quasi 400, il fatturato aggregato sfiora i 4 miliardi per un totale di 13mila dipendenti.

«Ci siamo focalizzati sulla gomma-plastica perché è un settore merceologico molto importante, maturo e sotto attacco, dove per fare innovazione sono necessari tempi lunghi», spiega il presidente dei Giovani imprenditori, Alessandro Airoldi.

Prendere energia dalle startup, soprattutto per le realtà più piccole che non possono contare sulle divisioni di ricerca e sviluppo, può essere una boccata d’ossigeno. Ma anche per le imprese più strutturate, impegnate in progetti innovativi, la creatività di una startup può valere molto. «L’ambizione è quella di riuscire a diventare più sostenibili - continua Airoldi -, spingere perché si formi una mentalità nuova che persegua modelli green anche in fase di progettazione. Mi spiego: dobbiamo dare vita a prodotti che siano smontabili e riciclabili».

Ragionamento lineare, che calato nella realtà - quando la materia prima sono sono polimeri e monomeri -, è tutt’altro che semplice. Non a caso, racconta l’utimo rapporto dei distretti industriali di Intesa Sanpaolo, la gomma del Sebino bergamasco si colloca tra i venti distretti migliori per crescita, competitività sui mercati esteri, reddittività e patrimonializzazione. Ed è lo stesso distretto a posizionarsi al primo posto per quota di imprese champion (più di una impresa su tre nel distretto lo è) in grado di crescere a tassi sostenuti, creare occupazione e presentare buoni livelli di patrimonializzazione.

«Il distretto è il più grosso d’Europa: per avere la percezione di quanto stiamo parlando è sufficiente pensare che Bergamo accanto a Varese e Reggio Emilia totalizzano l’80% della produzione europea della gomma-plastica», spiega Paolo Rota presidente della Categoria materie plastiche e gomma di Confindustria Bergamo. «Un settore importantissimo - aggiunge Rota - che rischia ora di essere travolto da una tassazione assurda (la Plastic Tax, ndr), il cui unico intento è quello di fare cassa. Il rischio reale che vedo è quello di consegnare la nostra competitività a bandiere ideologiche».

L’economia circolare ha dei tempi di maturazione che non possono essere improvvisati. «La plastica non è il problema, lo è invece il comportamento umano », continua Rota. Per fare un esempio, il ciclo del Pet ora è completo, circolare, ma ci sono voluti 20-30 anni per arrivare a chiuderlo. Fare a meno della plastica, ammette Rota, non è possibile, si pensi solo a tutti gli oggetti dell’ambito biomedicale oppure dell’automotive: senza il policarbonato avremmmo ancora le auto con la scocca d’acciaio.

Lavorare sull’economia circolare tuttavia si può, a patto che accanto al riciclo e alla produzione sostenibile si lavori anche sui termovalorizzatori.

«Senza, non andiamo da nessuna parte - conclude Rota- Il problema vero è il post consumer, la plastica non ha vita infinita. Ecco quindi che diventa necessario bruciare quello che non riesci più a riciclare.Tutti i Paesi del nord europa hanno fatto questo tipo di scelta, puntando sulla costruzione di termovalorizzatori. L’alternativa è la discarica».

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