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Plastica, ecco il documento Ue su riciclo e riutilizzo

di Jacopo Giliberto


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(© John Birdsall)

4' di lettura

Appena il 6% dei prodotti europei di plastica proviene da plastica riciclata. Il mercato interno è piccolo, minuscolo. Così finora l’85% degli scarti plastici raccolti con diligenza dagli europei, italiani compresi, venivano rigenerati in Cina. Ma Pechino sta chiudendo le frontiere alla plastica di scarto da riciclare e l’Europa sta riempiendo i magazzini di plastica usata che non trova destinazione. Per questo motivo dice preoccupata la Commissione Ue: bisogna creare subito un mercato dei prodotti riciclati, serve più innovazione dei materiali, bisogna coinvolgere i produttori e i consumatori. Lo afferma la nuova Strategia europea sulla plastica che la Commissione di Bruxelles che il Sole24Ore può anticipare.

Soffoca il mercato del riciclo

Il documento («A European Strategy for Plastics in a Circular Economy», 17 pagine più allegati) prende le mosse dalle campagne internazionali di sensibilizzazione che mostrano i rifiuti di plastica nei mari, denunciano le microplastiche, fanno vedere la tartaruga strangolata dal sacchetto e la balena soffocata dal polistirolo.
Ma se la domanda di ambiente dei cittadini è importante, c’è un problema meno appariscente ma molto sostanziale: il mercato sta soffrendo. «In Europa il potenziale per il riciclo dei rifiuti di plastica rimane largamente sottoutilizzato», visto che il riciclo della plastica è modesto rispetto a vetro, carta o metalli.

Dopo l’uso le virtù diventano vizi

L’Unione europea ricorda nel documento che le materie plastiche sono fondamentali per darci una vita migliore, per ridurre le emissioni di anidride carbonica che sarebbero provocate usando altri materiali più impattanti, per avere un mondo più sicuro e più pulito.
Però virtù meravigliose nell’uso come durata e leggerezza diventano una disgrazia quando, finito l’uso, i beni di plastica diventano rifiuti.

Spreco di risorse in discarica

In Europa, scrive il documento, il settore delle materie plastiche produce 340 miliardi di fatturato con 1,5 milioni di addetti (dati 2015).
Gli europei producono ogni anno 25,8 milioni di tonnellate di spazzatura plastica ma riescono a raccoglierne appena il 30%, mentre il 39% viene bruciato negli inceneritori ma, quel ch’è peggio, il 31% finisce in discarica. «Il 95% del valore dei materiali plastici da imballaggio, qualcosa tra i 70 e i 105 miliardi annui di euro, va perso dopo un brevissimo ciclo di utilizzo», afferma il documento europeo.

In tutto il mondo, e soprattutto in Asia per via degli usi massivi di plastica e per l’assenza di servizi di raccolta e riciclo, finiscono ogni anno negli oceani da 5 a 13 milioni di tonnellate di plastiche, l’80% dell’immondizia che arriva al mare. L’Europa inquina assai meno, ma sempre troppo: ogni anno nel mare arrivano da 150mila a 500mila tonnellate di plastica.

Riciclare e riusare

Quale soluzione individua la Commissione di Bruxelles? Un’economia circolare della plastica. Facile da dire. Primo: riusare quanto più possibile gli oggetti di plastica; secondo: riciclare quanto più possibile gli oggetti che non possono essere riusati.

Secondo il documento della Commissione Ue, l’industria delle materie plastiche e l’incenerimento dopo l’uso producono 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno: una quantità importante che potrebbe essere ridotta in modo consistente se si facesse un maggiore ricorso al riciclo, per un potenziale pari a 3,5 miliardi di barili di petrolio.

Strumenti normativi

Ed ecco gli strumenti normativi cui pensa la Commissione, a cominciare dalla creazione di un mercato del materiale rigenerato che oggi stenta ancora a decollare.
La Commissione vuole alzare gli obiettivi di raccolta e riciclo della direttiva packaging.
Sta pensando a imporre specifiche nuove per i prodotti, in modo da promuovere il riutilizzo e da sviluppare i mercati di beni riciclati, come per esempio nella produzione di mezzi di trasporto, nell’arredamento, nell’elettronica.

L'Europa dichiara guerra alla plastica

La Commissione ha individuato nelle esperienze italiane alcuni dei modelli da seguire, come la normativa italiana sugli “appalti verdi” e come l’efficacia del sistema di contributo Conai pagato dai consumatori sugli imballaggi per finanziarne il riciclo.

Un altro strumento è uniformare tramite norme tecniche le tipologie di materiali, per renderli meglio compatibili con il riciclo.

Plastica riciclata per gli alimenti

Bisognerà studiare standard che consentano di adottare materie prime di riciclo anche negli imballaggi per alimenti.

Strumenti devono essere individuati per raccogliere le bottigliette usa-e-getta e per la plastica usata in agricoltura e nelle attività del mare (navi e pesca).

Un’altra priorità sarà investire in innovazione, come il riciclo chimico (tornare alle molecole elementari da cui si possa produrre nuova plastica), e lo sviluppo di nuove materie prime, come la plastica ottenuta partendo da metano o da anidride carbonica.

Studiare le bioplastiche

Sul fronte delle bioplastiche, la Commissione Ue ne studierà l’impatto per capire dove il loro uso è positivo per l’ambiente; inoltre vuole informare i consumatori sulle condizioni particolari di biodegradazione e sulla miscelazione con polimeri tradizionali, mentre svilupperà la ricerca per arrivare a plastiche capaci di biodegradarsi correttamente anche in mare.

Esportare il riciclo

Il documento europeo prevede anche programmi di cooperazione internazionale con i Paesi in crescita e quelli che si affacciano sui grandi fiumi del mondo, soprattutto in Asia e Africa, per diffondere le buone pratiche di raccolta e riciclo dei rifiuti, a cominciare alla plastica.

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