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Plastiche monouso: lo stop dell’Italia salva compostabile e rivestimenti

Primo via libera al decreto che recepisce il divieto dell’Europa: pronti crediti d’imposta e incentivi ad hoc per agevolare la svolta delle aziende. In arrivo da Mite e Mise la strategia per la lotta all’inquinamento

di Celestina Dominelli

Addio alla plastica monouso

3' di lettura

Dopo la battaglia condotta nei mesi scorsi per ottenere delle deroghe, il governo Draghi si allinea alle limitazioni imposte dall’Europa alla plastica monouso (la direttiva Sup, Single Use Plastic, entrata in vigore il 3 luglio scorso), ma lo fa inserendo, almeno per ora, due eccezioni, vale a dire la plastica biodegradabile e compostabile, in cui l’industria italiana è molto forte, e i rivestimenti in plastica, seppur con qualche paletto. Mentre il sì al diktat dell’Europa spiazza comunque alcuni settori, a cominciare dai produttori di materie prime alla base degli imballaggi monouso in plastica e parte dei trasformatori.

Le misure

Così lo schema di decreto legislativo, licenziato ieri dal Consiglio dei ministri, stabilisce innanzitutto che la normativa non si applicherà ai rivestimenti in plastica inferiori al 10% del peso totale - inclusi, invece, da Bruxelles tra le tipologie da rottamare - ed esclude dalla messa al bando i prodotti in materiale biodegradabile e compostabile, realizzati secondo gli standard europei, con percentuali di materia prima rinnovabile uguali o superiori al 40%, e, dal 1° gennaio 2024, sopra almeno il 60%, in tutte quelle situazioni che rendano difficoltoso il ricorso ad alternative riutilizzabili (per esempio, per particolari tipologie di bevande o alimenti, o all’interno di mense, ospedali e residenze socio-assistenziali, solo per citare alcuni casi). Lo stop non sarà comunque improvviso: sarà, infatti, possibile smaltire le giacenze e i residui di magazzino, fino all’esaurimento delle scorte, di posate, piatti, forchette, cannucce, a condizione che ne sia dimostrata la data di produzione o di acquisto prima dell’entrata in vigore del decreto.

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Come si arriva all’abbandono

Dunque l’Italia si prepara all’addio e saranno i ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico, insieme a Regioni e province autonome, a stipulare accordi e contratti di programma con tutti i soggetti del comparto e con le associazioni di categoria per conseguire «una riduzione quantificabile» del consumo delle plastiche monouso. E, per accelerare il cambio di passo, sono previste misure di sostegno (crediti d’imposta e risorse per incentivare le imprese) e sanzioni inasprite per chi non rispetterà il dettato legislativo.

A stabilire gli interventi di supporto è l’articolo 4 che introduce un credito d’imposta di 3 milioni annui per il triennio 2022-2024, per le imprese che acquistano o utilizzano tutta una serie di prodotti (dai bicchieri ai contenitori per alimenti e comunque a tutti quelli destinati al consumo immediato), riutilizzabili o realizzati in materiale biodegradabile o compostabile: il contributo sarà pari al 20% delle spese sostenute e documentate per tali acquisti fino a un massimo annuale di 10mila euro per ogni beneficiario. Insieme all’agevolazione, è poi istituito un fondo di 10 milioni annui per lo stesso periodo che dovrà sostenere e incentivare il “cambio d’abito” delle imprese produttrici di prodotti in plastica monouso. Che, se invece non rispetteranno le nuove regole, incorreranno in tutta una serie di sanzioni molto aspre.

Il ruolo dei ministeri

Il decreto, che fissa anche la road map per aumentare la percentuale di raccolta differenziata di bottiglie per bevande con una capacità fino a tre litri (inclusi relativi tappi e coperchi), affida poi al Ministero della Transizione ecologica, in collaborazione con lo Sviluppo economico, il compito di predisporre linee guida contenenti una strategia nazionale per la lotta contro l’inquinamento da plastica che includa misure di sensibilizzazione per consumatori e utenti finali. Mentre il dicastero dell’Istruzione dovrà adottare un piano ad hoc per gli studenti (“Rigenerazione scuola”) e supportare le istituzioni scolastiche affinché mettano in campo modelli di “scuola plastic free”.

Fin qui le misure approvate ieri. Ora, però, il governo è atteso da un’altra e ancor più complicata sfida: la messa a terra del provvedimento che, complice anche la genericità della direttiva Ue per varie fattispecie, lascia aperti ancora diversi interrogativi su come applicare in concreto la stretta alla miriade di tipologie di prodotti in plastica monouso presenti sul mercato.

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