STUDIO OCSE

«Pmi e città, così il telelavoro amplia i divari»

Ecco la mappa delle policy adottate finora a livello internazionale a supporto del telelavoro. L’Ocse, in uno studio, suggerisce nuove misure

di Carmine Fotina

3' di lettura

Ventisei Paesi, 29 tra aree regionali e città e oltre 80 misure o iniziative adottate. Per la prima volta, con uno studio dell’Ocse, viene costruita la mappa del «telelavoro» a livello mondiale e di come sta cambiando dopo l’esplosione dell’emergenza Covid-19. Il forte rischio di disuguaglianze - tra categorie di imprese, tra territori e tra tipologie di lavoratori - emerge come il dato centrale insieme alla necessità di aggiornare e potenziare le politiche di accompagnamento a un fenomeno che, se non governato, amplierà ulteriormente divari già esistenti nei sistemi economici avanzati e ne creerà di nuovi nei mercati del lavoro.

Rischi e carenze
Lo studio “Exploring policy options on teleworking”, firmato da Mattia Corbetta del Centro OCSE di Trento per lo sviluppo locale, nella definizione di «teleworking» include tre differenti approcci: il primo replica il più possibile le condizioni del luogo di lavoro, il secondo più liquido si basa sul raggiungimento di compiti e obiettivi ed è più simile alla condizione di un freelance, il terzo è l’approccio misto più noto come «smart working». Carenze a livello regolamentare, infrastrutturale, organizzativo, di competenze possono determinare svantaggi tra lavoratori, imprese, territori.

Loading...

Gli svantaggi
D’altra parte i gruppi più vulnerabili a livello occupazionale (donne, giovani, lavoratori a basso reddito, stranieri, professioni meno qualificate) rischiano di essere fortemente penalizzati in assenza di tutele. Per quanto riguarda il mondo aziendale, gap competitivi potrebbero profilarsi per alcune categorie (start-up, micro, piccole e medie imprese, aziende di settori solo parzialmente convertibili all'online o localizzate in aree non raggiunte da connessioni internet ad alta velocità). Tra i territori invece possono essere penalizzati quelli meno attrezzati per cogliere un profondo ripensamento dei piani di sviluppo urbanistico, delle infrastrutture e dei trasporti, con ripercussioni sui mercati immobiliari e sui trend demografici delle aree urbane e periferiche.

Le policy adottate finora
A questi rischi, in questi mesi, è arrivata una prima spesso insufficiente risposta. L’Ocse classifica in 15 gruppi le politiche adottate a livello mondiale da Stati, regioni o città durante la pandemia. Il primo livello è la semplice raccomandazione all’adozione del telelavoro. Ma - citando solo alcuni esempi - ci sono anche piani di lungo periodo per mantenere il telelavoro come modalità preferenziale su base permanente (Milano, la Contea di Santa Clara in California), la regolamentazione “soft” intesa come semplici linee guida (Australia, Francia, Grecia, Usa) o la modifica di normative preesistenti (Italia, Colombia, Ungheria, Francia), accordi fiscali di reciprocità sui lavoratori transfrontalieri in lockdown (Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia ma anche sette Stati Usa), piattaforme online per il telelavoro (Austria, Irlanda, Malesia, Italia, Messico), politiche per sostenere gli «home-made business» (Australia, Regno Unito, Barcellona in Spagna, Alberta e Ottawa in Canada), spazi di co-working (Milano, aree del Brandeburgo e della Sassonia in Germania). Nel sostegno finanziario per l’adozione del telelavoro da parte delle Pmi emergono invece le ricette di Cina, Giappone e Spagna mentre in Italia si è fondamentalmente lasciata l’iniziativa alle regioni: Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Molise, Puglia, Basilicata.

Le raccomandazioni dell’Ocse: welfare e obiettivi sociali
Se questo è lo stato dell’arte, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico propone una ventina di principi guida per l’evoluzione delle policy e per governare al meglio la transizione. In primo luogo, un approccio multidisciplinare e un dialogo multi stakeholder possono aiutare a capire e incanalare in direzione positiva gli impatti sugli sviluppi locali. Va rafforzata la promozione delle pari opportunità con il welfare, con la tutela della formazione on-the-job e tirocini ma anche con un forte contrasto alla violenza domestica. Dare inoltre priorità agli obiettivi sociale, che significa sapere collegare il telelavoro alla riduzione della pressione sulle infrastrutture e a misure per compensare le attività danneggiate, come i fornitori di servizi e prodotti situati nelle vicinanze degli uffici.

Maggiore supporto alle Pmi
Servono poi, aggiunge l’Ocse, azioni di contesto: norme più favorevoli, incentivi più robusti per le Pmi, rafforzamento delle competenze digitali, potenziamento dell’It e della banda ultralarga nelle aree rurali, schemi per l’attrazione di telelavoratori. Infine, aiuterebbe poter lavorare a una nuova base di dati includendo il «teleworking» tra le variabili costantemente monitorate dei rapporti di lavoro.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti