tutela della proprietÀ intellettuale

Pmi, marchi e brevetti aumentano credito e ricavi sino al 30%

<br/>Piu di metà delle Pmi sostiene che i diritti di Proprietà Intellettuale abbiano un impatto positivo sulle loro attività. Ma oltre la metà di chi, invece, non produce marchi e brevetti, ammette di essere «poco informato» e lamenta scarsi strumenti di sostegno. Lo rileva uno studio Euipo

di Laura Cavestri


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(Carlo Carino)

2' di lettura

Più della metà delle Pmi che registrano marchi e brevetti vede benefici diretti e immediati su ricavi (sino al 30% in più per dipendente aveva rilevato l’Epo, l’Ente Ue per i brevetti circa un anno fa) e maggiore credibilità dell’impresa nei rapporto con clienti, fornitori e nell’accesso al credito. Per contro 6 Pmi su 10 tra quelle che non registrano marchi e brevetti dicono di non saper bene come fare, di non avere abbastanza informazioni e lamentano uno scarso supporto – sia in termini di accompagnamento che di incentivi economici – verso un “investimento” percepito ancora più come un “costo”.

Due aspetti che convivono quelli messi in luce dall’ultima indagine condotta dall’ Ufficio della UEe per la proprietà intellettuale (Euipo) . Secondo lo studio, le tre principali motivazioni per la registrazione dei diritti di proprietà intellettuale per le Pmi sono: impedire di essere copiati da parte dei concorrenti (59%), tutelarsi meglio in caso di contenzioso (58%) e migliorare l’immagine e il valore dell'impresa (36%). Crescono le collaborazioni con altre imprese (17%), l’occupazione (15%) e aumenta la redditività (12%) . Ma si rafforzano anche le prospettive commerciali a lungo termine (11%) e diventa più facile l’ accesso ai finanziamenti (8 per cento).

Anche tra chi registra marchi, brevetti, disegni e modelli resta, in ogni caso, scarsamente diffusa la consapevolezza del “valore” dell’investimento. Solo il 21% di queste imprese, infatti, dispone di una valutazione professionale dei propri beni e ancora meno (il 13%) ha cercato di ottenere finanziamenti utilizzando i propri diritti di proprietà intellettuale.

C’è poi l’altra faccia, quella delle (ancora troppe) piccole e medie imprese imprese che non innovano o non tutelano le innovazioni. Quasi quattro Pmi su dieci affermano che la mancanza di conoscenza in merito ai diritti di proprietà intellettuale ha impedito loro di ottenere la protezione necessaria. E tra coloro che non hanno dimistichezza, il 61% afferma che prenderebbe in considerazione la registrazione se avesse una migliore comprensione del sistema di tutela dei diritti di proprietà intellettuale. L’accesso ai finanziamenti è spesso elencato come uno dei principali problemi dalle stesse aziende.

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«La nostra indagine – ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Euipo, Christian Archambeau – mostra che il 61% delle Pmi prenderebbe in considerazione la protezione della proprietà intellettuale se avesse migliori conoscenze in merito e il nostro compito, attraverso il prossimo piano strategico, è di fornire loro gli strumenti e i servizi necessari a tale scopo». C’è un dato positivo. Il numero di Pmi che dichiara di aver subito violazioni di prioprietà intellettuale nei 3 anni precedenti è sceso dal 31% del 2016 al 24 % del 2019. I marchi sono stati i diritti più violati (48 %), seguiti dai brevetti (24 %). Gli effetti più comuni delle violazioni si marchi e brevetti aumentano credito e ricavi sino al 30%traducono in perdita di fatturato (33 %) e danno alla reputazione (27 %).

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