Mercato illegale

Pneumatici “fantasma”: un problema sia per l’ambiente sia per gli operatori del settore

Un mercato “parallelo” e illegale che, tra l’altro, porta danni all’erario per circa 80 milioni all’anno. Si cerca di combatterlo anche con un Osservatorio ad hoc

di Davide Madeddu

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3' di lettura

Una voragine che supera i novanta milioni di euro. A provocarla, ogni anno, sono gli pneumatici fantasma. Ossia quelli che sfuggono al “censimento” in cui si mette assieme vendita (prima) e smaltimento (poi) perché «venduti in nero o seguendo canali non ufficiali e quindi fuori da ogni possibile tracciamento».

Il problema

A sollevare il problema, sollecitando misure di controllo e auspicando una maggiore tracciabilità, è il consorzio Ecopneus, l'organismo che ogni anno raccoglie, tratta e recupera circa 200 mila tonnellate di pneumatici fuori uso su un totale di 360 mila. «Oltre a creare un danno erariale, che con i nostri esperti abbiamo stimato in circa 80 milioni di euro l'anno - premette Federico Dossena, direttore generale Ecopneus - questo “baco dell'illegalità” porta delle conseguenze anche per gli operatori onesti, mettendo in campo una vera e propria concorrenza sleale e facendo mancare una cifra che viaggia intorno ai 12 milioni di euro».

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L'osservatorio

Per far fronte a questo problema, da qualche anno, è stato costituito “l'Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e Pneumatici fuori uso (Pfu) in Italia” di cui fanno parte Legambiente e i consorzi Ecopneus, EcoTyre e Greentire – che gestiscono circa l'85% del totale nazionale – e le associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Airp, Federpneus e Assogomma. Obiettivo: individuare i casi in cui intervenire e proporre soluzioni. E per portare avanti questa iniziativa, l'osservatorio ha promosso la piattaforma “CambioPulito”.

Le stime e il rapporto

Non solo. Tra le attività anche il rapporto “I flussi illegali di pneumatici in Italia”. Un lavoro durato due anni e mezzo in cui si mettono assieme numeri, scenari e proposte. Punto di partenza è la stima sulle tonnellate di pneumatici che ogni anno vengono immesse «illegalmente nel mercato nazionale» e che secondo quanto si legge nel rapporto sono tra le «trentamila e le 40 mila tonnellate».

La voragine da 92 milioni di euro

A questi dati, prosegue il rapporto, «si legano un mancato versamento del contributo ambientale per la loro raccolta e riciclo pari a un totale di circa 12 milioni di Euro, evasione dell'Iva stimabile in circa 80 milioni di Euro e un'esposizione al rischio di abbandono nell'ambiente di pneumatici fuori uso derivanti da attività illegali, che non esistono e sono dunque fuori dalle regole del sistema nazionale di gestione dei Pfu».

L'economia circolare

Il principio che anima il funzionamento del riciclo degli pneumatici è quello dell'economia circolare e segue la direttiva dell'Unione europea secondo cui le 360 mila tonnellate di gomme che ogni anno arrivano a fine corsa non possono finire in discarica ma devono essere recuperate dalle figure autorizzate dal ministero dell'Ambiente.

Pneumatici e contributi e ambiente

Il funzionamento è presto spiegato. Tutto inizia quando si compra una gomma. E sul contributo che viene pagato e che serve per far funzionare il sistema di recupero e riciclo della ruota vecchia. «Questo costo, pari al due per cento del valore, inizialmente era inserito nel totale del prezzo della nuova ruota, dal 2011 invece deve essere visibile nella fattura o scontrino come voce e importo separato, trasparente e verificabile in ogni suo passaggio».

A fine anno le sorprese

E nonostante la norma del 2006 stabilisca per venditori e importatori l'obbligo di «provvedere alla gestione di un quantitativo di pneumatici fuori uso pari a quanto venduto l'anno precedente», non tutto fila liscio. «A fine anno c'è sempre una quota di pneumatici in più rispetto a quelli previsti dal target che viene assegnato in base a quanto venduto l'anno precedente - chiarisce Dossena -. E in questo modo si scoprono sempre queste eccedenze che oscillano tra le 30 mila e le 40 mila tonnellate di gomme». Un fatto che nel 2020 e nel 2021 ha spinto il ministero della Transizione ecologica ad autorizzare gli operatori a raccogliere una quota superiore rispetto ai propri target di legge (prima del 15 per cento, ora del 20 per cento).

L'invito

«Va sicuramente bene l'intervento del Ministero della Transizione Ecologia, su cui stiamo già dando il nostro contributo - conclude il direttore generale di Ecopneus -, ma occorre lavorare a soluzioni strutturali del problema, anche attraverso meccanismi di tracciamento e controllo degli pneumatici che possano scongiurare ogni distorsione del mercato causata dai flussi di pneumatici illegali».

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