Sostenibilità e innovazione

Pnrr, cosa devono fare le Pmi per cogliere tutte le opportunità della transizione

Dalla fabbrica sostenibile Made in Lombardia ai fondi per la digitalizzazione nel Lazio. Ecco le proposte per i piccoli imprenditori in alcune regioni italiane

di Davide Madeddu

Pnrr, Laporta (Ispra): "Responsabilità per raggiungere obiettivi"

5' di lettura

Le risorse ci sono così come i progetti per la digitalizzazione e la cosiddetta transizione 4.0, mancano però le “procedure snelle”. Perché il mondo delle piccole e medie imprese, molto spesso, deve fare fare i conti con iter burocratici farraginosi che rischiano di “bloccare l'erogazione delle risorse”. Per sfruttare le opportunità del Piano transizione 4.0 e Pnrr, le diverse associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese hanno attivato diverse iniziative che variano a seconda dei territori. Il maggior numero di progetti si registra in Lombardia.

Le proposte

Un dato significativo sulle attività arriva dal bando predisposto dal Made (fabbrica digitale e sostenibile che supporta le imprese manifatturiere nel percorso di trasformazione digitale verso l’Industria 4.0) che ha selezionato i 22 progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale ammessi al finanziamento nella prima finestra del bando 2021, per un contributo pari a 900mila euro rispetto agli 1,2 milioni di euro della quota iniziale.

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Il 64% dei 22 progetti ammessi è stato presentato da Pmi provenienti principalmente dal Nord e Centro Italia: Lombardia (45%), Veneto (14%), Toscana (9%) e Trentino-Alto Adige (9%). Tra le attività più richieste la progettazione, l’ingegnerizzazione e lo sviluppo prodotto con sistemi di realtà aumentata e virtuale (11%); la pianificazione e il controllo in tempo reale della produzione (15%); l’intelligenza artificiale e big data analytics (15%); i sistemi digitali di supporto all’operatore (10%); gli strumenti digitali a supporto di politiche di manutenzione 4.0 (8%).

Lombardia

In Lombardia Made, Competence Center Industria 4.0, CNA Lombardia ed Ecipa Lombardia hanno siglato un accordo per la definizione e la costruzione di percorsi formativi a favore della digitalizzazione delle Pmi del territorio.

L'iniziativa punta a finanziare i percorsi formativi con le risorse di Regione Lombardia a valere sul Programma Operativo Regionale FSE. Le imprese troveranno inoltre risposte formative incardinate a 5 filoni tematici: prodotto 4.0 e processo 4.0; manutenzione 4.0; big data 4 small business; automazione, robot, cobot ed ottimizzazione di processo; transizione sostenibile ed economia circolare.

«Stiamo toccando con mano l'efficacia e l'utilità del rapporto tra chi, come CNA, fa lobby e rappresentanza degli interessi delle Pmi, e chi, come Made, trova e accelera la soluzione di problemi tecnologici a partire da un'analisi oggettiva dei fabbisogni delle imprese del territorio - dice Daniele Parolo presidente regionale CNA -. Il nostro compito è trovare soluzioni su misura della microimpresa per rendere realmente accessibile a tutti i grandi processi di trasformazione digitale e di transizione ecologica in atto». E aggiunge: «Circa 87 miliardi del PNRR saranno gestiti dalla filiera degli enti locali; 3,5 miliardi di euro è la cubatura delle risorse POR di Regione Lombardia (1,5 miliardi in più rispetto alla programmazione passata)».

Voucher digitali nel Lazio

Da questi giorni per le micro e piccole imprese del Lazio sarà possibile presentare domanda per accedere ai contributi a fondo perduto messi a disposizione dal bando Voucher Digitali Impresa 4.0 Anno 2021.

Si tratta di 7 milioni e mezzo di euro per la digitalizzazione delle aziende regionali finalizzato a sostenere le realtà produttive che puntano all’adozione di tecnologie e strumenti digitali per la ripartenza dopo la crisi provocata dalla pandemia.

Tre gli obiettivi: sviluppare la capacità di collaborazione tra imprese e soggetti qualificati nel campo dell’utilizzo delle tecnologie I4.0, «attraverso la realizzazione di progetti mirati all’introduzione di nuovi modelli di business 4.0 e green oriented»; promuovere l’utilizzo, da parte delle imprese di servizi o soluzioni focalizzati sulle nuove competenze e tecnologie digitali in attuazione della strategia definita nel Piano nazionale di Transizione 4.0; favorire interventi di digitalizzazione e automazione funzionali alla continuità operativa delle imprese durante la pandemia e alla ripartenza nella fase post-emergenziale.

«Con l’edizione 2021 del bando Voucher digitali – fa sapere Lorenzo Tagliavanti, presidente di Unioncamere Lazio e della Camera di Commercio di Roma – mettiamo 7,5 milioni di euro a disposizione dei processi di trasformazione digitale delle imprese del nostro territorio. Con gli strumenti digitali, le Pmi locali possono trasformarsi in aziende globali pur mantenendo il loro carattere tradizionale, ma non tutte le realtà produttive, specie le più piccole, possono affrontare questi cambiamenti in modo autonomo».

Manifattura e reindustrializzazione nelle altre regioni

In Campania, regione che ha varato la norma per rilanciare la competitività già dal 2016 con “Manifattura Campania: Industria 4.0”, attraverso la Piattaforma tecnologica Fabbrica Intelligente, vengono fornite una serie di facilities a 360°, vengono veicolate le attività degli stakeholder impegnati nella realizzazione dei programmi Industria 4.0. Un portale “di servizio” all'utenza “in senso ampio”.

In Sardegna quasi 1.800 realtà artigiane digitali preparano la transizione 4.0 per l'intera economia regionale. La filiera, come fanno sapere dalla Confartigianato, è pronta per offrire servizi e supporti innovativi. Il settore, che chiariscono «è dinamico ma pesa ancora troppo il gap delle competenze all'interno delle aziende sarde. Bisogna lavorare per cancellare il divario di conoscenze».

In Liguria dalla collaborazione tra Genova Start 4.0, la rete nazionale dei centri di competenza, e Fondazione Enea Tech, arriva un viatico per sostenere attività mirate allo sviluppo di imprese e start-up innovative, nell’ottica di una crescita complessiva del Paese in ambito industria 4.0.

In questo scenario poi ci sono altre iniziative, come quella di Intesa Sanpaolo che mette sul piatto 1,5 miliardi di euro per ridurre l’impatto ambientale e favorire la crescita all’estero delle Pmi italiane del “sistema casa”. Si tratta di due nuovi plafond, nell’ambito del programma Motore Italia, destinati al rilancio del settore, volti a sostenere gli investimenti in economia circolare, sostenibilità e internazionalizzazione.

Le difficoltà

Nel panorama di opportunità non mancano comunque elementi di criticità. «Da molti anni manca in Italia una politica industriale - Paolo Galassi, presidente di Api, Associazione Piccole e Medie Industrie - . Non basta spendere le risorse del PNRR, è necessario usarle per fare in modo che si “moltiplichino”». Come? «Investendo sulle Pmi da sempre asse portante del Paese, sulla digitalizzazione, sulla semplificazione, sui giovani e sulla formazione di imprenditori e lavoratori - argomenta -. Inoltre, varando le riforme strutturali e oramai improcrastinabili per sostenere il rilancio post pandemia su: fisco, giustizia, pubblica amministrazione e taglio del costo del lavoro».

Per il presidente dell’associazione «con il PNRR i soldi saranno tanti, ma dobbiamo controllare che arrivino veramente alle imprese semplificando le procedure, così da generare un circolo virtuoso e un volano per l'economia interna e quindi, nuovi posti di lavoro».

Per Eugenio Ferrari, presidente di Assoretipmi, l'Associazione nazionale indipendente che da 10 anni divulga la cultura di rete, la transizione 4.0 «potrà avvenire operando sempre di più in sinergie strategiche, spesso superando anche le differenze tra imprese e professionisti».


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