Il Piano di riforma

Per gli investimenti scatta la tagliola delle clausole green

Pubblicata la guida del governo per il rispetto del principio europeo di tutela ambientale Dnsh. Per 70 interventi l’obbligo aggiuntivo di contribuire ai target di miglioramento climatico

di Celestina Dominelli e Carmine Fotina

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3' di lettura

Nei documenti tecnici si scrive Dnsh ed è l’acronimo che rischia di fare impazzire le amministrazioni che devono gestire i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e le imprese che si candidano a riceverli. Significa “do no significant harm”, cioè non arrecare un danno significativo all’ambiente.

La Guida operativa

Il governo ha pubblicato la Guida operativa, di ben 300 pagine, che dovrebbe aiutare i soggetti attuatori e le aziende interessate a orientarsi in un labirinto di vincoli e documentazioni che discende dal Regolamento europeo 2020/852 sugli obiettivi climatici e ambientali. Il rispetto della clausola Dnsh riguarda direttamente oltre 150 interventi del piano, in 80 casi nella formulazione base cioè non procurare danni agli obiettivi della transizione digitale. Per 70 tra investimenti e riforme però si va oltre, si prevede cioè un «contributo sostanziale» al raggiungimento di quegli obiettivi e, di conseguenza, devono essere applicati elementi di verifica più stretti. Alcuni esempi consentono di capire meglio la complessità della clausola Dnsh.

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Per 18 settori incentivi 4.0 solo con le risorse nazionali

Diciotto settori industriali sono esclusi a priori dagli incentivi del piano Transizione 4.0 finanziati con le risorse europee del Pnrr. Per loro bisognerà ricorrere al Fondo complementare nazionale. Un’ulteriore esclusione riguarda, al di là di Transizione 4.0, tutti gli incentivi e i finanziamenti che riguardano le attività legate ai combustibili fossili, come estrazione di carbone, petrolio greggio e di gas naturale, o il trattamento e lo smaltimento di rifiuti. In generale, per il finanziamento delle Pmi, delle piccole imprese a media capitalizzazione e per gli investimenti fino a 10 milioni verrà applicata una forma semplificata di verifica della sostenibilità ma per gli interventi di taglia maggiore scatteranno regole di compatibilità ambientale più articolate, che oggi valgono per il Fondo InvestEU.

Le novità rispetto alle regole vigenti

Per diversi interventi l’applicazione del Dnsh comporta elementi di novità rispetto alla normativa vigente. Ad esempio, per le costruzioni, la domanda di energia primaria negli edifici finanziati deve essere inferiore del 20% alla domanda di energia primaria risultante dai requisiti Nzeb (“edificio a energia quasi zero”). Per l’acquisto di forniture ed attrezzature elettriche ed elettroniche utilizzate nel settore sanitario è una novità l’obbligo di avere come base l’Eu Green Public Procurement così come per i data center sono un inedito diverse certificazioni relative alle prestazioni energetiche.

La Guida, che si rivolge prettamente ai soggetti attuatori, precisa anche che in caso di procedimenti preliminari per le autorizzazioni ambientali - ad esempio Via, Vas o Aia - dovrà essere cura dell’impresa proponente tenere conto dei vincoli Dnsh.

Il capitolo della transizione ecologica

Indicazioni puntuali riguardano anche il capitolo sulla transizione ecologica. Si parte con la produzione di elettricità da pannelli solari che deve essere svolta con adeguati livelli di efficienza (inclinazione, assolazione e ampiezza). Senza contare la necessità di limitare l’uso del suolo. E, laddove gli impianti siano ubicati in aree sensibili sotto il profilo della biodiversità o in prossimità delle stesse,va fatta un’opportuna valutazione di conformità anche rispetto ai regolamenti delle aree protette. Le stesse accortezze valgono per la produzione da eolico: se gli impianti si troveranno in aree sottoposte a vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici, dovranno essere acquisiti i relativi nulla osta. Se poi l’attività riguarderà l’offshore, bisognerà anche assicurarsi che i suoni non abbiano effetti negativi sulle popolazioni degli animali marini.

Produzione e stoccaggio idrogeno

Passando, poi, alla produzione e allo stoccaggio dell’idrogeno, si sottolinea l’esclusione «di ogni processo che utilizzi il gas naturale come materia prima della reazione (steam methane reforming)». Questo vale sia per gli interventi in aree industriali dismesse che per la decarbonizzazione dei settori industriali “hard to abate”. E, per garantire la mitigazione del cambiamento climatico, la riduzione delle emissioni di CO2 deve essere di almeno il 74,3% in entrambi i casi. Sul primo fronte, poi, non dovrà mai essere consentita la miscelazione (blending) con il gas naturale o altro di origine fossile, mentre per gli hard to abate è ammesso un mix di almeno il 10% di idrogeno con altri fluidi di origine fossile.

Rifiuti

Quanto al tema dei rifiuti, si ribadisce l’esclusione dal novero dei possibili interventi, in quanto non in linea con i principi Dnsh, di discariche, inceneritori e impianti di trattamento meccanico biologico.

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