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Pnrr, mani libere per il governo

La circolare di Palazzo Chigi in linea con le direttive del Quirinale. Obiettivo anticipare i tempi, ma ogni decreto sarà sottoposto a un esame sulla percorribilità. Le conferenze dei capigruppo di Camera e Senato decideranno il calendario

di Giorgio Santilli

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3' di lettura

Per il Pnrr la crisi di governo non esiste. Il governo rimane infatti «impegnato nell’attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc)». È quanto prevede la circolare sul disbrigo degli affari correnti, la “bussola” che Palazzo Chigi adotta con le dimissioni per definire il perimetro della propria azione durante la crisi.

Perimetro ampio

La circolare firmata giovedì 21 luglio da Mario Draghi e diffusa il giorno dopo dalla Presidenza del Consiglio non poteva che avere un perimetro molto ampio, in linea con la griglia data dal Capo dello Stato.

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Cosa può fare il governo

Protagonista della circolare è proprio il Pnrr, richiamato (sempre in accoppiata con il Pnc) quattro volte nelle due pagine e mezza di testo. L’attuazione del Pnrr viene ricompresa tra gli «obblighi internazionali e comunitari» e questo rango consente al governo addirittura di adottare disegni di legge, in deroga a un divieto quasi assoluto per i periodi di crisi. Il governo procederà anche con l’approvazione dei decreti legislativi attuativi di deleghe e con l’adozione di regolamenti governativi o ministeriali.

L’impegno politico di Draghi

Fin qui i criteri dettati dalla circolare. Poi c’è l’impegno politico di Mario Draghi e del governo a portare avanti il più possibile l’attuazione del Pnrr, anche anticipando scadenze previste dal piano per la fine dell’anno, in modo da non lasciare al prossimo governo un fardello troppo pesante da risolvere in poche settimane. Draghi vuole facilitare al massimo il lavoro del suo successore nel rispetto degli impegni con l’Unione europea.

Questo impegno politico si traduce subito anche in un coordinamento operativo cui assolve, come sempre, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Roberto Garofoli. Sarà lui a raccogliere dai singoli ministri «ogni utile elemento e documentazione» sullo «stato delle attività e delle iniziative in corso, al fine di una completa e tempestiva informazione nei confronti della Presidenza del Consiglio». E ancora la circolare invita i ministri a «fornire un elenco con tutte le attività amministrative in corso di esecuzione o comunque in scadenza». Con questi elementi, al prossimo Cdm Garofoli, oltre a presentare la Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr rimasta congelata con la crisi, dovrebbe tornare a svolgere la relazione sullo stato di attuazione del programma con i riflettori puntati sui decreti mancanti.

Attuazione concorrenza banco di prova

Il lavoro del governo sull’attuazione del Pnrr non sarà comunque facile: non bastano le indicazioni formali. La possibilità di intervenire dovrà essere verificata sui singoli interventi e adempimenti per tenere conto sia di aspetti delicati sul profilo formale sia della percorribilità politica, non scontata in fase di campagna elettorale. L’attuazione della concorrenza sarà uno dei banchi di prova più insidiosi.

In palio oltre 21 miliardi

Il governo avrà bisogno della collaborazione del Parlamento, soprattutto sui decreti legislativi che sempre richiedono pareri delle commissioni competenti (in alcuni casi addirittura rinforzati). La disponibilità effettiva delle forze politiche in Parlamento a collaborare in questo percorso - e a garantire la presenza - avrà un primo test a inizio settimana quando si terranno le riunioni delle capigruppo alla Camera e al Senato.

A quel punto si comincerà a capire se il cammino faticoso dell’attuazione degli obiettivi al 31 dicembre si avvierà realmente, oltre il quadro fornito dalla circolare. In palio ci sono 21,8 miliardi.

Strada più in discesa, invece, per l’approvazione della rata da 24,1 miliardi legata agli obiettivi del 30 giugno: sarà il governo Draghi a rispondere al processo di assessment della commissione Ue. Una garanzia che almeno questa rata possa essere messa al sicuro.

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