Semplificazioni

Pnrr, mille professionisti al lavoro sulla mappa dei colli di bottiglia Pa

La radiografia delle criticità decisiva per individuare le strozzature a livello nazionale e locale su cui opererà la task force di esperti

di Giorgio Santilli

Pnrr, ecco come velocizzare la macchina della Pa

4' di lettura

Nascosta nelle schede e nei dettagli progettuali del Pnrr - sconosciuti al grande pubblico - c’è un impegno di velocizzazione della macchina della Pa che spiega una parte dell’entusiasmo con cui la commissione Ue ha accolto il piano italiano. È una delle scommesse più ambiziose per lasciare dopo il 2026 un’Italia e una Pa più efficienti e per rilanciare gli investimenti di ogni ordine e grado.

Una task force di mille professionisti a supporto della Pa

Di questo progetto incluso nel Pnrr (missione 1, componente 1, investimento 2.2) è trapelato finora l’aspetto più eclatante: una task force di «mille professionisti a supporto delle amministrazioni» per semplificare, digitalizzare, monitorare e ottimizzare le performance della Pa. Ma il tono della sfida decisiva non emerge tanto dalle 26 righe del piano di sintesi, quanto dai target e dai milestones del progetto inviato a Bruxelles: 250 procedure da semplificare e standardizzare entro il 2023 e 600 procedure entro il 2026, eliminando le autorizzazioni non giustificate da interessi generali e facendo ricorso anche a una massiccia digitalizzazione per almeno 250 procedure. Costo: 320 milioni di euro in quattro anni per la task force, cui si aggiungono 250 milioni per la digitalizzazione delle procedure (acquisto di servizi Ict e sviluppo dei sistemi), 4 milioni per la reingegnerizzazione delle procedure autorizzative e di silenzio-assenso, 21 milioni per il sistema centralizzato e automatizzato di «rilevazione dei tempi delle procedure a più alto impatto».

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In arrivo la mappa dei colli di bottiglia che rallentabo il Paese

Il punto chiave dell’operazione che fa capo al ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e all’ufficio per la semplificazione del suo dipartimento, in collaborazione con Regioni, province e comuni, è usare al meglio la task force. Niente spartizione di esperti fra le amministrazioni secondo un codice Cencelli dell’era Recovery, accontentando ora un ministero, ora una spa pubblica romana, ora le singole regioni, ora un comune importante o anche solo influente. Brunetta punta invece su un percorso innovativo e virtuoso che leghi la destinazione degli esperti - da reclutare nei primi mesi del 2022 - a dati e parametri il più possibile oggettivi. Per garantire il risultato atteso, il milestone decisivo è la messa a punto - anche grazie all’aiuto della task force - di una vastissima, dettagliata e rigorosissima mappa dei colli di bottiglia della pubblica amministrazione, nazionale e locale, che più rallentano lo sviluppo del Paese.

Esperti assegnati nelle strozzature evidenziate

Solo dopo aver messo a punto questa mappa dei punti dove si bloccano le pratiche si cercherà di collocare, d’intesa con le Regioni, i mille esperti proprio sulle strozzature evidenziate: ingegneri ambientali, architetti, manager, avvocati amministrativisti saranno spediti là dove serve, a velocizzare procedure urbanistiche o ambientali, a smaltire ingenti arretrati di pratiche edilizie o produttive, a digitalizzare uffici strategici e procedure, a sbloccare intoppi creati nelle amministrazioni locali dal codice appalti o dal testo unico per l’edilizia, a rimuovere ostacoli alla digitalizzazione, a imprimere una spinta alle autorizzazioni per le attività commerciali o produttive. Oppure, alla rovescia, questi esperti dovranno esportare in tutta Italia best practice e modelli organizzativi, legislativi, amministrativi risultati particolarmente efficaci nelle sperimentazioni locali.

Semplificazione e sburocratizzazione per evitare flop del passato

Senza partire da questa radiografia, anche questa operazione di semplificazione rischierebbe di rivelarsi velleitaria come molte altre sperimentate in passato. Basti pensare, per ricordare un esempio noto, ai deludenti risultati prodotti a livello nazionale e ancor più a livello locale dagli sportelli unici: una rivoluzione tramutata in flop perché si è badato molto al front line, all’effetto annuncio, ma non al back office con la sua pesantezza di regole formali, di procedure inter-amministrative opache e ignare delle esigenze del cittadino e dell’impresa, di mancata digitalizzazione dei processi che in molte amministrazioni significano, tutt’al più, tradurre gli archivi di carta in pdf.

La mappa non è solo un’agenza delle semplificazioni e delle procedure da velocizzare

È fondamentale capire allora, prima di tutto, cosa sia e a cosa serva questa mappa. Non è solo un’agenda delle semplificazioni e un catalogo delle procedure da velocizzare, che abbiamo già, grazie al rilancio del decreto 76/2020 e al lavoro fatto dall’ufficio semplificazioni con Regioni e comuni, e che va ora implementato e completato. Né serve a proporre ancora interventi normativi generalizzati, come si è sempre fatto, scaricando sulle amministrazioni pubbliche più problemi che soluzioni. Qui il fuoco è sulla «messa a terra» delle norme, delle procedure, delle risorse. Traguardi concreti: standardizzazione di moduli, poteri sostitutivi per rimuovere ostacoli e resistenze, taglio drastico dei tempi di risposta a imprese e cittadini. Non a caso la misurazione dei costi e dei tempi è uno degli aspetti su cui si investe e che servirà per spiegare a Bruxelles l’avanzamento del piano.

Sotto controllo progetti e obiettivi

La mappa dei colli di bottiglia è, quindi, il quadro dei comandi che consente al dipartimento della Funzione pubblica e a Palazzo Chigi di tenere sotto controllo il progetto e il raggiungimento degli obiettivi. E al tempo stesso è una mappa vera è propria, sdraiata sul territorio, che identifica regione per regione, grande comune per grande comune, provincia per provincia, dove si intoppa la procedura, poco conta se nazionale o regionale, per poi intervenire in loco.

Esperti al lavoro per rimuovere gli ostacoli

Per ogni procedura - proprio come sul nostro navigatore - saranno segnati i tratti rossi che paralizzano o rallentano il traffico. E su questi tratti rossi, si manderanno a lavorare gli esperti per fluidificare, rimuovere gli ostacoli. La mappa sarà tradotta in piani regionali, che saranno approvati dal dipartimento della Funzione pubblica e dal Mef e indicheranno i fabbisogni di profili professionali, l’allocazione degli esperti tra i vari livelli di governo e i vari territori, gli obiettivi da raggiungere, i target e i milestones regionali. Solo a questo punto potrà partire il reclutamento degli esperti, demandato alle Regioni attraverso il portale nazionale del reclutamento.

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