ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI Progetti bandiera delle regioni

Pnrr, dal Piemonte alla Puglia: ecco dove l’Italia investirà nell’idrogeno

Nel pacchetto dei primi protocolli di intesa sui «progetti bandiera» che il Governo ha sottoscritto con Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia che punta a realizzare siti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse

di Andrea Carli

Pnrr, Draghi: parte dal basso e ha bisogno di contributo regioni

5' di lettura

Un sorta di indotto dell’energia rinnovabile, con una focalizzazione sull’idrogeno, capace di rilanciare la crescita dell’economia, rallentata dal conflitto in Ucraina, e mettere nel mirino gli obiettivi green, sulla base di un percorso di transizione ecologica.

Nel pacchetto dei primi protocolli di intesa sui «progetti bandiera» che il Governo ha sottoscritto a Palazzo Chigi con sei regioni apripista (Liguria, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia) nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è quello che chiama in causa cinque amministrazioni su sei ( Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia), e le orienta a realizzare siti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse. La Liguria punta invece sul Centro di medicina computazionale e tecnologica, l’unico progetto bandiera in sanità. Questi primi 6 progetti sono comunque solo l’inizio: l’obiettivo nell’arco di qualche mese - ha spiegato la ministra degli affari regionali Gelmini - è avviarli in tutte le regioni italiane.

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Cingolani, strategia guarda al futuro, in linea con migliori Paesi Ue

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani ha messo in evidenza che questi progetti ci mettono «in linea con i migliori Paesi d'Europa, in un settore che è strategico per il futuro». Secondo il presidente del Consiglio Mario Draghi il progetto delle regioni Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia «punta a realizzare siti. di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse. Contribuisce a stimolare la crescita, a creare occupazione. Ci avvicina ai nostri obiettivi energetici e climatici, che il Governo è determinato a mantenere e anzi a perseguire con sempre maggiore convinzione».«Saranno costruiti - ha spiegato Cingolani - distretti per idrogeno verde, che è prodotto con la tecnica dell’idrolisi che dovrebbe essere alimentata a sola energia elettrica verde». Ci sono «due target, un primo a scadenza nel ’23 poi seguita da uno a più lungo termine a giugno 26». Il primo passo sarà «identificare le zone industriali dismesse in cui costruire», i distretti per l’idrogeno che dovranno «produrre meno di 3 tonnellate di anidride carbonica per tonnellata di gas» e arrivare «nel ’26 tra 1 e 5 megawatt di potenza totale».

Obiettivo: incentivare il protagonismo territoriale

L’idea dei progetti bandiera nasce proprio per incentivare questo protagonismo territoriale nel Pnrr. A ogni Regione è stato chiesto dal Dipartimento per gli Affari Regionali di individuare progetti di particolare rilevanza strategica per il proprio territorio. La fase due dell'attuazione dei 21 progetti, uno per ogni Regione o Provincia autonoma, si svilupperà con un Protocollo dello stesso ministero degli Affari regionali con i ministri titolari di missioni, componenti e interventi del Pnrr. Dopo la sottoscrizione dei protocolli di intesa con le sei regioni, scatta per queste amministrazioni la fase due.

La tabella di marcia

La prima scadenza è nel 2023 e le Regioni si vedranno già tra una decina di giorni con Cingolani per fare il punto e iniziare. «È l’inizio di un percorso», ha chiarito il presidente del Friuli Fedriga, impegnato sull’idrogeno verde. Anche l’Umbria lavora per diventare uno dei poli pilota a livello nazionale, ha detto la presidente Tesei.

Cirio (Piemonte): abbiamo carte in regola

Anche il Piemonte è della partita dell’idrogeno. «Sono orgoglioso che il Piemonte sia una delle 5 Regioni italiane su cui il governo Draghi intende investire per le politiche dell’idrogeno», ha detto il presidente del Piemonte, Alberto Cirio. «Abbiamo presentato la candidatura e siamo stati scelti - ha sottolineato - il Piemonte è una realtà che ha necessità di convertire la propria industria automobilistica tradizionale nelle fonti rinnovabili, ha il Politecnico, ha l’energia idroelettrica in grado di alimentare la produzione dell’idrogeno verde, quindi, ha le carte in regola per investimenti che per noi vogliono dire recuperare aree dismesse, le ex aree industriali, ma soprattutto nuova occupazione». «Il passaggio obbligato dal motore termico al motore elettrico - ha continuato Cirio - rischia di lasciare per strada tanti lavoratori che abbiamo il dovere di assumere e di occupare, l’idrogeno può essere la loro nuova occupazione». Il presidente della regione ha poi chiarito che «la misura dell'idrogeno è una misura molto complessa che ha più di 3 miliardi di euro a disposizione. Partono i primi 500 milioni che sono destinati al recupero delle aree industriali dismesse su cui noi come Regione Piemonte interveniamo con 90 milioni di risorse nostre, quindi un'unione non solo d'intenti ma anche di forze economiche importanti», ha concluso Cirio.

Emiliano (Puglia), progetto Taranto è strategico per l’Italia

Nel suo intervento alla cerimonia di firma dei primi Protocolli di Intesa il governatore della Puglia Michele Emiliano ha ricordato che quello della Puglia «è un progetto molto ambizioso, molto complesso, quindi noi consideriamo la disponibilità del governo a sostenere il progetto della Regione Puglia come strategico non per la Puglia, ma per l’Italia. La Puglia - ha continuato Emiliano - è la prima produttrice italiana di energie da fonti rinnovabili. Abbiamo dato la piena disponibilità al Governo di varare ulteriori impianti anche off shore per ad aumentare questa capacità produttiva e questa è un’opportunità. Abbiamo altresì alcune minacce che derivano dalla necessità di trasformazione tecnologica della più grande acciaieria d’Europa e quindi abbiamo candidato Taranto ad essere il polo, se possibile nazionale, per la sperimentazione delle tecnologie che consentiranno di usare l’idrogeno anche nella fase industriale dell’acciaio», ha spiegato il presidente della Regione. Il progetto chiama inevitabilmente in causa il destino dell’ex Ilva. Draghi ha assicurato che «il governo intende riportare l’Ilva a quello che era quando era competitiva, la più grande acciaieria d’Europa: non possiamo permetterci che non produca ai livelli di cui è capace».

Bardi, Basilicata vuole essere “Green Hub” d’Italia

Da parte sua, il presidente della Basilicata Vito Bardi ha ricordato che «siamo stati la regione del petrolio, del gas, dell’eolico e ora vogliamo diventare la terra dell’idrogeno, anche in vista della transizione energetica e dell’emancipazione dalle fonti fossili». Ne consegue che l’obiettivo della Basilicata «è puntare ad essere la regione “Green Hub” di Italia ma soprattutto - ha aggiunto Bardi - a dare benefici concreti a tutti i lucani». Bardi ha parlato di siti «di stoccaggio e distribuzione di Idrogeno (H2) e Metano liquido (Gnl) nelle principali aree industriali della regione Basilicata», attraverso «un progetto “Infrastrutturazione di rete”», e della «realizzazione in Basilicata di un Centro di alta tecnologia nazionale per la realizzazione di progetti di ricerca e trasferimento tecnologia sulla mobilità ad idrogeno, la Regione Basilicata - ha concluso Bardi - si dimostra in prima linea nelle sfide del futuro».

Nove miliardi di investimenti

Il lavoro congiunto fra governo e regioni per l’individuazione dei 21 progetti bandiera regionali (uno per regione o provincia autonoma) ha definito iniziative per un totale di circa 9 miliardi di euro di investimenti Pnrr, in larghissima parte divisi fra la transizione verde (4,3 miliardi) e l’università e ricerca (4,1 miliardi). Tre regioni hanno invece puntato sulla transizione digitale, per 450 milioni circa di interventi.

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