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Poche aziende alimentari mantengono le «promesse ecologiche»

Una ricerca Deutsche Welle e Edjnet analizza gli obiettivi green di alcune grandi società dell’alimentare: 98 promesse mappate, solo 12 quelle finora mantenute

di Michela Finizio

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4' di lettura

È italiano il caso di Inalca, che nel 2018 aveva promesso di aumentare l’impiego di plastica riciclata per gli imballaggi, dal 20% al 30%, una quota che nel 2020 risulta invece addirittura calata al 17 per cento. Barilla, invece, aveva dichiarato di voler sostituire il 100% degli imballaggi in plastica con contenitori in materiali riciclabili entro il 2020. Una promessa che, come fa sapere l’azienda, è riuscita a mantenere ma con tempistiche più lunghe: a luglio 2022 il gruppo ha comunicato di aver raggiunto in Italia l’obiettivo della totalità delle confezioni interamente riciclabili.

Sono solo due esempi di “promesse ecologiche” contenute nei report annuali di sostenibilità aziendale raccontati in una recente ricerca. Deutsche Welle e l’European Data Journalism Network (EDJNet) hanno analizzato gli obiettivi green dichiarati da alcune delle più grandi società europee di produzione alimentare e di bevande nei loro report annuali. Complessivamente, hanno individuato 98 promesse fatte in relazione alla plastica negli ultimi 20 anni (dal 2000 ad oggi) da parte di 24 aziende alimentari e di bevande che hanno il loro quartiere generale in Europa, in particolare 11 in Italia.

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MENO DEL 20% DELLE PROMESSE (PASSATE E FUTURE) SI PONE L'OBIETTIVO DI RIDURRE LA QUANTITÀ DI PLASTICA USATA
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Solo 12 le promesse green mantenute

Più della metà di queste promesse, 61 in tutto, sono future, cioè sono state fatte soltanto negli anni più recenti e la maggior parte di queste fissa obiettivi da raggiungere entro il 2025, per cui il controllo sull'esito finale andrà fatto più avanti. Sono almeno 37, invece, le promesse mappate che avrebbero dovuto essere già onorate e il bilancio non è positivo: il 68% ha chiaramente fallito l'obiettivo oppure non ha fatto sapere più niente in proposito; solo 12 sono invece le promesse mantenute.

Più nel dettaglio, il 35% degli obiettivi dichiarati (per un totale di 13 promesse) è stato infranto. Questo vuol dire che nel report di sostenibilità dell'anno target della promessa veniva riportato un risultato differente rispetto a quello precedentemente promesso. Inoltre, quando le aziende non rispettano i loro impegni sembra non lo dicano apertamente: alcune lasciano cadere l'argomento senza farne parola oppure fanno semplicemente slittare la scadenza.

Le società analizzate

Le aziende analizzate residenti nel nostro Paese sono state: Aia, Cremonini, Veronesi, Barilla, Agricola tre valli, Inalca, Lavazza, Gesco (Amadori), Casillo e Granlatte, ovvero le prime 10 aziende italiane nel settore, per vendite, escluse le sussidiarie e quelle con sede in paesi esteri. Alle quali è stata aggiunta Ferrero, tra le principali aziende europee, ma con sede in Lussemburgo.

Le aziende italiane hanno fatto solo 5 promesse sugli imballaggi in plastica, nessuna mantenuta (due infrante, due ambigue e una fissata per il 2025). Per quanto riguarda Ferrero, invece, le promesse sono otto, delle quali solo una mantenuta, relativa all'aumento dell'utilizzo di rPet (ovvero plastica riciclata) negli imballaggi secondari, e 5 future.

Imballaggi riciclati per dire addito alla plastica

In linea con l'ambiziosa recente direttiva Ue Single Use Plastics (che, ad esempio, blocca la distribuzione di oggetti in plastica usa e getta come sacchetti, posate e cannucce), in un terzo delle promesse documentate nell'indagine, le aziende si sono impegnate a includere nelle loro confezioni una quantità maggiore di plastica riciclata. La direttiva dell'Ue, infatti, prevede un obiettivo preciso per incorporare entro il 2025 il 25% di plastica pet riciclata ed entro il 2030 il 30% in tutte le bottiglie.

Alcuni piccoli progressi sono stati fatti: 16 delle 24 aziende che ad oggi avevano promesso di averlo già fatto hanno portato a casa il risultato positivamente. Ferrero, per esempio, ha iniziato ad aumentare la quantità di pet riciclata usata negli imballaggi secondari già nel 2010. Coca-Cola Hbc, azienda svizzera che imbottiglia la Coca-Cola, ha lanciato una bottiglia fatta al 100% da pet riciclata per quattro dei suoi marchi di acqua nel 2019, a un anno da quando l'aveva annunciato. Soltanto 19 delle 98 promesse, poi, riguardavano l'impegno a ridurre la quantità di plastica usata per il packaging o quella prodotta ex novo.

Altri studi sulle dichiarazioni verdi

Le cifre raccolte da DW e i suoi partner sono in linea con quelle di altri studi sull'argomento: nel 2021 l'Unione europea ha svolto un’indagine sulle “dichiarazioni verdi” nei siti web aziendali di alcune realtà dell'abbigliamento, della cosmesi e degli articoli per la casa, e ha scoperto che il 42% delle dichiarazioni erano probabilmente esagerate, false o fuorvianti.

Degli obiettivi prefissati, alcuni erano più stratagemmi di marketing che veri e propri miglioramenti. Un caso per tutti è quello del birrificio belga Anheuser-Busch InBev, l'azienda che produce birre come le americane Budweiser, Corona e Beck's. Nel 2017, AB InBev ha annunciato di essersi impegnata a proteggere «100 isole dall'inquinamento marino da plastica entro il 2020». In pratica, l'azienda ha organizzato 214 eventi una tantum di pulizia delle spiagge in 13 Paesi, e poi ha dichiarato quegli impegni un successo un anno prima della scadenza prevista.

Bottiglie da materiali riciclati

Tra gli altri esempi, spicca anche quello di Danone. Nel 2009 il colosso alimentare francese ha fatto una promessa ambiziosa: entro due anni, tra il 20 e il 30 per cento della plastica usata per le bottiglie d'acqua prodotte dall'azienda avrebbe dovuto essere ottenuto da materiali riciclati. Il rapporto di sostenibilità di Danone ha definito il provvedimento «una modo per ridurre gli imballaggi e diminuire le emissioni di CO2».

Nel 2014 l'obiettivo dell'azienda era cambiato: «L’obiettivo è raggiungere una percentuale del 25% di Pet riciclato entro il 2020», si leggeva sul loro sito internet . «E alla fine raggiungerà il 50 per cento», aggiungono. Quando l'azienda francese non ha rispettato il nuovo obiettivo fissato, in pratica, ha spostato ancora i paletti. E poi ancora un'altra volta. Ma nel 2020, Danone usava ancora soltanto il 20% di pet (polyethylene terephthalate) riciclata nelle sue bottiglie di acqua in tutto il mondo. E per il 2025, ben 14 anni dopo la prima scadenza che si era data, ha fissato nuovamente l'obiettivo di raggiungere il 50% di plastica riciclata nelle sue bottiglie di acqua.


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