assicurazioni

Poche polizze per proteggere i campi dal maltempo, ma danni oltre i 600 milioni

Solo il 10% delle aziende agricole è assicurato nonostante un cofinanziamento pubblico che copre fino al 70% del premio e i fattori di rischio in aumento ogni anno

di Alessio Romeo

Piogge violente e inondazioni causano alle colture centinaia di milioni di danni ogni anno (Adobe Stock)

3' di lettura

I cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova i sistemi agricoli globali, con un aumento generalizzato dell’insicurezza alimentare, stanno modificano in profondità anche il mercato nazionale delle assicurazioni in agricoltura. Un’urgenza confermata drammaticamente anche dal maltempo estremo degli ultimi giorni, che ha colpito tutto il paese danneggiando soprattutto vigneti e frutteti a Nord-Est e compromettendo le semine invernali dei cereali. Solo per ripiantumare gli alberi da frutto nel Modenese dopo l'esondazione del Panaro, secondo una stima di Confagricoltura, serviranno 50mila euro a ettaro.

La Cia Emilia Romagna parla di centinaia di milioni di danni dovuti a produzioni e mezzi agricoli sommersi dall’acqua. Il mese di dicembre, rileva la Coldiretti, è stato segnato finora da 12 eventi estremi al giorno tra nevicate eccezionali, valanghe, grandinate, tornado, tempeste di fulmini e bombe d’acqua che hanno provocato esondazioni, allagamenti e frane e purtroppo anche vittime.

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Il 2020 sarà archiviato, secondo le stime appena pubblicate dall’Organizzazione metereologica mondiale, come uno dei tre anni più caldi di sempre, ma è soprattutto il ripetersi sempre più frequente degli eventi estremi a colpire l’agricoltura italiana con danni stimati in almeno 600 milioni l’anno.

«Siamo di fronte – sottolinea la Coldiretti – agli effetti del mix micidiale con i cambiamenti climatici e il moltiplicarsi di eventi estremi che si abbattono su un territorio reso più fragile dall’abbandono forzato e dalla cementificazione che nelle campagne ha provocato danni per oltre 14 miliardi in un decennio, tra perdite della produzione agricola e danni a strutture e a infrastrutture».

In questo contesto, secondo le prime indicazioni degli analisti, quest’anno la spesa delle imprese agricole per i premi assicurativi dovrebbe confermarsi intorno ai 500 milioni, in linea con il 2019, al massimo storico. Nonostante l’aumento dei costi delle polizze dovuto proprio all’incremento dei danni da maltempo. Lo scorso anno i valori assicurati si erano attestati a 8,3 miliardi considerando l’intero aggregato delle polizze a copertura dei danni da eventi atmosferici e sanitari, relativamente ai comparti delle coltivazioni vegetali e delle strutture zootecniche. La quota delle aziende assicurate resta però inchiodata intorno al 10%, nonostante un cofinanziamento pubblico che copre fino al 70% del premio; anche per questo l’Italia sta giustamente insistendo per aumentare i fondi destinati al sostegno delle polizze agevolate nell’ambito della nuova Politica agricola comune.

A cambiare è però anche l’approccio delle compagnie assicurative. Secondo un’indagine condotta da Ismea presso broker e compagnie specializzate nei rischi agricoli, l’offerta di strumenti assicurativi in questo specifico ambito coinvolge un parterre per lo più costituito da compagnie con esperienza pluriennale (oltre 10 anni) iperspecializzate nel cosiddetto ramo grandine. Nei prossimi anni, gli assicuratori tenderanno ad attuare una politica più selettiva dei rischi, in particolare rispetto agli eventi catastrofali (come gelo, siccità e alluvioni), meno frequenti ma più severi in termini di danni alle produzioni. Tenderanno inoltre ad ampliare l’offerta, puntando maggiormente su schemi di polizza semplificati.

Inoltre, attualmente nel 92% dei casi le compagnie sottoscrivono contratti di riassicurazione, trasferendo quote, piuttosto significative, del loro portafoglio rischi. Anche i riassicuratori, tuttavia, tendono ad attuare una politica più selettiva nell’assunzione dei rischi e a inasprire le condizioni contrattuali, per contrastare gli effetti che i cambiamenti climatici stanno avendo sui “ratio” assicurativi (peggioramento dei rapporti tra sinistri e premi). Esaminando la dinamica meteo-climatica, sia su scala globale che nazionale, si osserva, d’altro canto, una maggiore frequenza dei fenomeni meteorologici avversi e un’intensificazione della gravità degli eventi calamitosi.

Come testimonia quanto accaduto quest'anno: nel 2020 le aziende agricole hanno subìto danni da gelo, siccità, nubifragi e alluvioni, con ricadute soprattutto sulla frutta estiva e, tra i seminativi, su riso, pomodori da industria e frumento duro. Per sostenere le aziende in questo nuovo scenario, spiega il direttore generale di Ismea, Raffaele Borriello «nei prossimi anni sarà ancora più strategica la leva delle partnership pubblico-private, oltre agli incentivi della nuova Pac per promuovere la cultura assicurativa nelle aziende agricole , in particolare per fronteggiare gli eventi catastrofali, meno frequenti ma più severi in termini di potenziali danni che da stime Ismea ammontano a oltre 600 milioni di euro all'anno di media olimpica nell’ultimo decennio».

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