strategie

Pochi benefici se l’innovazione non parte dalle esigenze delle persone

Serve capire se una tecnologia risolverà più problemi rispetto alle sfide che creerà ai dipendenti e se offrirà una buona esperienza d’uso agli utenti

di Gianni Rusconi

default onloading pic
(REUTERS)

Serve capire se una tecnologia risolverà più problemi rispetto alle sfide che creerà ai dipendenti e se offrirà una buona esperienza d’uso agli utenti


3' di lettura

Sembra una boutade, visto e considerato che il tema della centralità delle persone in azienda ricorre da anni e che l’importanza attribuita al capitale umano è cresciuta sensibilmente in questo periodo di emergenza. Uno studio commissionato da L enovo e condotto su un campione di mille responsabili dell’Information technology a livello Emea (Europe Middle East and Africa) ha invece detto che solo il 6% dei manager oggetto di indagine considera gli utenti (gli addetti interni) come massima priorità quando effettua un investimento in tecnologia.

Quando le imprese adottano nuovi strumenti digitali, in altre parole, i dipendenti passano spesso in secondo piano, e così facendo viene compromesso il ruolo dell’innovazione come abilitatore dell’aumento di produttività.

Come si convince l’area informatica a procedere in funzione del benessere (o quanto meno delle esigenze) dei propri dipendenti che non in funzione del business? E a chi spetta l’onere di modificare tale approccio? Lo studio ha fotografato uno scenario in cui, quando l’azienda investe in una nuova tecnologia senza considerarne le ricadute da un punto di vista umano, emerge chiaramente il disagio di molti dipendenti rispetto alla complessità e alla velocità dei cambiamenti.

Le aziende sono di fronte a una dicotomia di fondo: da una parte gli It manager affermano che gli utenti faticano ad abbracciare software e servizi innovativi, dall’altra c’è un desiderio forte e comprensibile (da parte delle aziende) di intraprendere progetti di digital transformation attraverso strumenti di intelligenza artificiale o l’Internet of Things. Se l'adozione delle tecnologie è però guidata puramente da logiche di business, il risultato finale è un depotenziamento dei benefici legati alle tecnologie stesse, in fatto di riduzione dei costi operativi o di una migliore customer experience.

Non deve stupire, di conseguenza, come quasi la metà (il 48%) dei manager oggetto di indagine abbia dichiarato di avere ottenuto riscontri negativi con implementazioni tecnologiche che inibivano la capacità operativa dei gruppi di lavoro, rallentando quegli utenti le cui esigenze non erano state considerate con attenzione.

Come invertire dunque questa tendenza? La ricetta è chiara: focalizzare l’attenzione sulle persone offrendo supporto sotto forma di corsi di aggiornamento e pratiche di change management e assicurare al contempo che l’implementazione delle nuove tecnologie avvenga dopo una valutazione della predisposizione di queste ultime a mettere le persone al centro.

Serve cioè capire se una tecnologia risolverà più problemi rispetto alle sfide che creerà ai dipendenti e se offrirà una buona esperienza d’uso agli utenti. Serve, inoltre, che le aziende adottino la tecnologia più appropriata tenendo in considerazione tutte le persone dell’organizzazione, da coloro che la utilizzano su base quotidiana a chi che la implementa fino ai manager che la portano dentro l’impresa.

Nel 62% dei casi, recita lo studio, le decisioni di investire in tecnologia sono oggi interamente determinate dal business, ma la “nuova normalità” del post emergenza obbligherà le organizzazioni a rivalutare i propri modelli operativi e a fare business in modo più responsabile, portando allo stesso livello persone e obiettivi di business.

Tutte le aziende sono pronte a recepire questo imperativo? Secondo Giovanni Di Filippo, Presidentte del Data Center Group di Lenovo a livello Emea, «che siano imprese grandi o piccole, che a guidare il cambiamento sia il Chief Information Officer oppure il Ceo, tutte devono mettere gli utenti al centro del processo decisionale quando si tratta di It. Le persone sono la risorsa di maggior valore all’interno di qualsiasi organizzazione e se non si pensa a loro in fase di innovazione, le tecnologie che dovrebbero essere abilitanti finiscono invece per rallentarla».

Se in questo periodo di smart working necessario, le organizzazioni hanno prestato maggiore attenzione al benessere dei loro dipendenti, lo studio mostra come questa inversione di tendenza sia solo all’inizio. «Per troppo tempo - ha concluso Di Filippo - l’It ha preso decisioni pensando ai costi invece che agli utenti: se vi sarà un cambio di mentalità, vedremo un cambiamento positivo tanto per le aziende quanto per la società in generale». E un buon punto di partenza è sicuramente quello di prendere in considerazione le persone per cui il prodotto è concepito.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti