Governo

Pochi fondi per l’Istruzione, il ministro Fioramonti si dimette

Il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, si è dimesso a causa dei pochi fondi stanziati in manovra per il comparto di cui è responsabile


Fioramonti si dimette: chiedeva tasse di scopo per finanziare la scuola

2' di lettura

Il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti , si è dimesso a causa dei pochi fondi stanziati in manovra per il comparto di cui è responsabile. Dopo i rumors degli ultimi giorni il sito dell’Agi ha rilanciato l’indiscrezione nel giorno di Natale. Indiscrezione confermata in serata da palazzo Chigi.

L’ex ministro: serviva più coraggio
Fioramonti ha spiegato la sua decisione in un post su Facebook: «La verità è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Pare – è la stoccata dell’ex ministro – che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica»

Verso un nuovo gruppo parlamentare
Fioramonti avrebbe voluto dimettersi subito dopo l’ok della Camera alla manovra. Ma si è preso qualche altro giorno di riflessione fino alla decisione di Natale, suggellata dalla lettera di dimissioni consegnata al premier Conte. Alla ripresa dei lavori parlamentari alla Camera, il 7 gennaio, dovrebbe essere ufficializzata anche la decisione di una decina di deputati M5s (tra cui lo stesso Fioramonti) di lasciare il gruppo per iscriversi nel Misto, senza però far mancare il sostegno all'esecutivo Conte.

«La scuola ha bisogno di 24 miliardi»
«Sulla scuola abbiamo fatto passi avanti importanti. Alcuni proprio in queste ore e ci stiamo muovendo nella direzione giusta. E alla fine vedremo se saranno sufficienti», aveva detto Fioramonti. Era il 12 dicembre e la discussione sulla legge di bilancio stava entrando nel vivo. A Trieste, a margine del vertice dei ministri della ricerca, Fioramonti aveva ricordato che «la scuola in questo Paese avrebbe bisogno di 24 miliardi. I 3 miliardi che io ho individuato, non sono la sufficienza» ma rappresentano «la linea di galleggiamento».

La sfida di Salvini
Di qui la decisione maturata nelle ultime ore di lasciare la compagine di governo, rispondendo a distanza al leader della Lega, Matteo Salvini, che lo aveva sfidato alla vigilia di Natale: «Speriamo che almeno uno mantenga la parola. (Fioramonti, ndr) Aveva detto che se non ci sarebbero stati tre miliardi di investimento si sarebbe dimesso. Ministro Fioramonti, dimettiti e togli il disturbo».

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