INVESTIMENTO DA 3 MILIONI 

Poderi Einaudi, prima vendemmia con i Cru in cemento

Con la vendemmia 2019 si apre un nuovo ciclo per Poderi Luigi Einaudi. L'azienda, fondata nel 1915 , ha portato a termine l'ampliamento sotterraneo della cantina da 3mila a quasi 7mila metri quadrati

di Giambattista Marchetto


default onloading pic
Podere Einaudi

3' di lettura

I bilici che trasportavano i grandi tini ovalizzati in cemento si sono arrampicati sulle colline intorno a Dogliani fino all'inizio dello scorso inverno e per arrivare al completo utilizzo della nuova cantina ai Poderi Luigi Einaudi hanno dovuto attendere fino alla vendemmia 2019. Un'annata che si preannuncia ottima e che ha portato per la prima volta il mosto a fermentare nei grandi contenitori in cemento che sono la vera innovazione dell'intero progetto di ampliamento e ristrutturazione della cantina piemontese.

Raddoppio in cantina
Con la vendemmia 2019 si apre un nuovo ciclo per Poderi Luigi Einaudi.
L'azienda - fondata nel 1915 dal professore di diritto che sarebbe diventato, nel 1948, il secondo presidente della Repubblica Italiana – ha infatti portato a termine l'ampliamento (sotterraneo) della cantina da 3mila a quasi 7mila metri quadrati, con un investimento di quasi 3 milioni di euro.
«Fino al 1992 eravamo in un'altra struttura e poi del 1993 ci siamo trasferiti nella sede attuale, in una vecchia proprietà di famiglia – racconta Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione alla guida dei Poderi –. Ora di fatto abbiamo più che raddoppiato gli spazi e in particolare abbiamo introdotto il cemento, che usiamo grezzo per la fermentazione e rivestito in resina per l'affinamento. Il vantaggio di questo materiale (ottenuto da calce del Brenta) è che si riesce a controllare meglio e a mantenere la temperatura di fermentazione del prodotto. Saranno dedicate alle produzioni di singoli vigneti o particelle, facendo uscire le specificità dei terroir». D'altra parte, il percorso che il Barolo in particolare sta compiendo – secondo Sardagna Einaudi – è simile a quello della Borgogna, concentrando l'attenzione sui Cru e facendo crescere la consapevolezza del mercato.

“Progetto Barolo” milionario
Focalizzandosi sui Cru, Poderi Luigi Einaudi sta portando avanti un importante progetto dedicato al Barolo attraverso un percorso di acquisizioni delle migliori aree di questo terroir. «Scegliamo di investire nel nostro territorio, portando sul mercato l'eccellenza della produzione - rimarca l'enologo e patron della storica azienda –. Il Dolcetto è e rimane il nostro punto di riferimento, ma il Barolo muove economie differenti. È stato un innamoramento che ha portato investimenti pesanti, ma c'è una strategia di crescita dietro».
Ecco allora lo shopping degli ultimi anni: 1,5 ettari nella zona di Monvigliero (un terreno che era già in gestione all'azienda), oltre ai 4 ettari di Bussia, ai 7 ettari di Terlo-Costa Grimaldi, ai 2,3 ettari di Cannubi. Un investimento totale di oltre 12 milioni di euro – oggi in zona Barolo si parla di terreni con valori superiori ai 2 milioni di euro per ettaro – per arrivare attualmente a per 14 ettari di Cru dedicati al Barolo, che si affiancano ai 40 ettari di Dogliani. Con l'acquisizione di Monvigliero, Poderi Luigi Einaudi punta a raggiungere quota 100mila bottiglie di Barolo nel 2020. E il fatturato dovrebbe assestarsi in pochi anni sopra i 4 milioni di euro.

L'introduzione delle vasche in cemento è rivolta in particolare alla microvinificazione dei Cru del Barolo e all'affinamento del Dolcetto Dogliani. Nel frattempo l'enologo sta sperimentando l'affinamento in terracotta e pure in ceramica sul Dogliani Superiore e sulla Barbera. «In generale abbiamo ridotto notevolmente l'uso del legno – evidenzia Sardagna Einaudi –. Vent'anni fa la barrique era piuttosto invasiva e anche il Dogliani era un vino più tannico. Oggi usiamo solo botti grandi, con l'idea di tornare ad un approccio più tradizionale e di estrarre davvero più tipicità. Si fanno deraspatura e pressatura non invasive, macerazioni lunghe e abbiamo testato anche macerazioni con grappoli interi».

Le vigne del Presidente
La storia dei Poderi inizia dopo la laurea del fondatore, Luigi Einaudi. Con i guadagni legati alla pubblicazione della tesi, il 23enne futuro presidente sceglie di investire su 13 ettari di vigne che circondano San Giacomo. I primi impianti sono di Dolcetto, Barbera e Grignolino, solo poi arriva il Nebbiolo e l'attenzione per l'area di Barolo.
Dopo tre generazioni, il bisnipote Matteo Sardagna Einaudi oggi gestisce direttamente circa 60 ettari di vigne per una produzione complessiva che da circa 320mila bottiglie l'anno dovrebbe arrivare a 400mila.

Sviluppo dell’enoturismo
Con l'evoluzione del brand Poderi Luigi Einaudi, oggi presente sui mercati internazionali (in Cina, ad esempio, è molto richiesta l’etichetta intitolata al Presidente), l'azienda ha deciso di investire anche sull'enoturismo.
Visite in cantina e degustazioni sono frequenti, inoltre la residenza estiva della famiglia Einaudi è stata trasformata in un Relais che mantiene però l'impianto di una casa privata. La ristrutturazione si è mantenuta fedele allo stile delle cascine piemontesi, con 10 camere arredate con mobili originali da dimore storiche.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...