intervista

Pogliani (a.d. Illycaffè): «Ricavi 2019 in crescita a 520 milioni e il 2020 non sarà un disastro»

Il gruppo resiste all’epidemia e l’export tiene con l’e-commerce. La presenza in 140 Paesi attenua la crisi e garantisce il 65% del giro d’affari

di Giovanni Uggeri

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Per illycaffè l’export vale il 65% del giro d'affari

Il gruppo resiste all’epidemia e l’export tiene con l’e-commerce. La presenza in 140 Paesi attenua la crisi e garantisce il 65% del giro d’affari


3' di lettura

In questo periodo quando una società presenta i risultati del 2019 sembra si parli di archeologia. La bufera Coronavirus ha travolto tutto e ha reso d’improvviso desueti i numeri che fotografano l’attività e che sembrano ora riferiti a un altro mondo. È vero solo in parte per il gruppo illycaffè che ieri ha approvato il proprio bilancio.

E così l’amministratore delegato, Massimiliano Pogliani, esaminando questi risultati ci spiega perché il 2020 non sarà un disastro grazie ai buoni numeri e alla giusta strategia dell’anno scorso: «Nel 2019 i ricavi sono stati pari a 520,5 milioni di euro in aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente, in continua crescita in tutte le principali aree geografiche, canali distributivi e categorie di prodotti. Un utile netto pari a 19 milioni euro in aumento del 5,2% rispetto all’esercizio precedente. La crescita dei ricavi nell’ultimo triennio (+5,6%) ha registrato un’ulteriore accelerazione nel 2019 (+7,7% rispetto al 2018».

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Buoni risultati nel 2019, ma il 2020 fa paura?
Certo non mancheranno i problemi, come a tutti, ma penso sia meglio presentarsi forti ad affrontare il periodo più difficile che non essere pronti.Le fondamenta sono solidissime. Supereremo anche questa.

Ottimista. Ma la chiusura dell’area horeca (bar, ristoranti, hotel e così via) probabilmente vi peserà?
Certo, storicamente siamo nati e siamo cresciuti in questo canale. L’horeca è il nostro segmento core. Ma fortunatamente negli anni ci siamo rafforzati nel segmento “casa” e nei servizi diretti ai consumatori nei supermercati e online. Abbiamo diversificato da tempo e ora ne raccogliamo i frutti. Certamente queste nuove aree non compenseranno tutto il business perso ma ci aiuteranno.

Non avete chiuso gli stabilimenti, ne avete rivisto l’organizzazione? Sì abbiamo rimodulato la produzione in diverse parti. Abbiamo creato nuove linee produttive sia per combattere la diffusione dell’epidemia tra i lavoratori sia per spostare la nostra produzione verso la domanda che cambiava. Contro il virus abbiamo riorganizzato le modalità e gli spazi di lavoro e non abbiamo avuto (fortunatamente) nemmeno un contagio finora.

E per le linee produttive?
Nello stabilimento di Trieste, ad esempio, abbiamo avviato in pochi giorni una linea totalmente nuova per far fronte alla domanda “home” che stava crescendo rapidamente.

Massimiliano Pogliani, ad di illycaffè

Nel 2019 siete cresciuti in Cina dove è esplosa l’epidemia. L’export ha avuto problemi?
Per noi l’export vuol dire essere presenti in 140 paesi, il 65% del fatturato è al di fuori dell’Italia. Questa estensione ci ha agevolato. L’impatto del virus è stato globale ma non contemporaneo da tutte le parti. E così anche il business è cresciuto e diminuito a seconda che i paesi entrassero o uscissero dall’emergenza. In Cina e Corea in particolare abbiamo avuto una forte crescita nel 2019 grazie soprattutto allo sviluppo dell’ecommerce. La nostra presenza nei Paesi a volte è con filiali di nostra proprietà, a volte con distributori locali. Poi capita anche, come avvenuto in Gran Bretagna, che decidiamo di acquisire il distributore per avere una presenza più forte in un mercato strategico.

In Cina invece lo sviluppo come è stato?
Il business gestito tramite distributori esteri ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente sia nei mercati occidentali più consolidati che in Asia, in particolare in Cina tramite l’ecommerce e in Corea grazie ad una crescente presenza multi-canale. L’ecommerce ha registrato una crescita a doppia cifra rispetto all’esercizio precedente trainata dall’ottimizzazione della customer experience del nuovo sito e dalle iniziative di digital transformation portate a termine. In Italia, come in tutti gli altri paesi, ci siamo accorti che con il digitale il 50% dei clienti è nuovo.

Per l’approvvigionamento delle materie prime in questi mesi di emergenza e di chiusura delle frontiere avete avuto difficoltà?
Non particolarmente, abbiamo contratti di lungo corso, specie nell’area sudamericana, abbiamo anche approvvigionamenti dall’Etiopia e da alcune aree asiatiche che ci hanno garantito una fornitura costante.

Torniamo alle vostre “solide fondamenta” e cioè i risultati 2019. Quali sono i punti di forza?
I risultati 2019 mostrano una traiettoria di crescita su tutti i principali indicatori economico-finanziari, confermando la forza del brand illy e del nostro modello di business globale e multi-canale. Anche nel 2019 abbiamo continuato a perseguire un modo di “fare impresa” responsabile attraverso l’adozione dello status di società benefit, confermando ulteriormente la nostra volontà di crescere operando in modo responsabile, trasparente e sostenibile per le comunità con le quali interagiamo. La crescita è stata bilanciata tra i mercati in cui il gruppo opera con distribuzione diretta e quelli serviti tramite distributori indipendenti. Il mercato italiano ha registrato ottime performance sia nel canale horeca grazie alla continua acquisizione di clienti unita ad una riduzione del churn rate (tasso di abbandono) beneficiando, tra le varie iniziative, del lancio delle capsule compatibili.

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