Startup

Poke House, 20 milioni per nuovi locali in Europa. Grazie (anche) al digitale

Modello data driven, multicanalità e qualità del servizio: previste aperture in Francia e Uk. Il fatturato atteso per il 2021 supera i 40 milioni.

di Gianni Rusconi

Poke House conta 30 locali in tutta Europa, di cui 13 in Italia

3' di lettura

L'ultimo “botto” risale a poche settimane fa, con l'annuncio di un finanziamento da 20 milioni di euro che rafforza ulteriormente il valore di impresa (sfiora ora i 100 milioni di euro) di questa startup del foodtech nata a Milano nel 2018 per portare il piatto tipico della cucina tradizionale hawaiana in Europa. Oggi sono trenta le insegne di Poke House in attività fra Italia (Roma, Torino, Brescia e Parma le città al momento coperte, oltre al capoluogo lombardo, dove gli store sono 13), Portogallo (Lisbona) e Spagna (Madrid, Barcellona e Valencia), in cui vi lavorano complessivamente oltre 400 persone, e il fatturato atteso per il 2021 supera i 40 milioni di euro.

Un’identità ibrida

Le peculiarità della sua offerta, che richiama esplicitamente il “mood” californiano, sono la velocità del servizio, l'altissima qualità degli ingredienti, la personalizzazione (le salse sono prodotte in casa) e tanta digitalizzazione, applicata sia a livello organizzativo interno sia nel processo di vendita delle “bowl”, le ciotole nelle quali gustare il mix di proteine (pesce o pollo), frutta e verdura che compongono per l'appunto il poke.

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Matteo Pichi, romano, classe 1986, ex country manager di Glovo e co-fondatore e amministratore delegato della società (l'altra founder è Vittoria Zanetti, 30enne mantovana), è solito ripetere come Poke House sia un “fast casual” che utilizza la tecnologia per migliorare il servizio al cliente e per sviluppare al meglio il business.

La strategia di sviluppo digitale

Come? «Non abbiamo un profilo tipico dei classici ristoratori, visto che veniamo da esperienze passate nel food delivery e nel mondo startup», spiega Pichi al Sole24ore elencando gli strumenti alla base dell'operatività quotidiana della sua creatura: sistema di Crm proprietario per la gestione della relazione con i clienti, menu digitali per fare lead generation, prenotazioni via app per evitare le code, pagamenti elettronici. Il tutto pensato in modo sinergico con i vari servizi offerti dal negozio, food delivery (gestito attraverso le principali piattaforme della consegna a domicilio) e click & collect in testa.

I founder di Poke House, Matteo Pichi e Vittoria Zanetti

L'obiettivo di fondo, come dice il ceo di Poke House, è quello di garantire agli utenti un'esperienza di consumo “fluida” e curata in ogni dettaglio, oltre che sicura. Per farlo entrano in gioco anche soluzioni gestionali tipiche del mondo aziendale, vedi i software di business intelligence che monitorano e analizzano l'andamento delle vendite in tempo reale per permettere di correggere o modificare determinate scelte in corso d'opera, riducendo di conseguenza al minimo il rischio. E la pandemia di Covid 19 ha avvalorato questa strategia.

«Grazie al nostro modello data driven – conferma in proposito Pichi – abbiamo raggiunto ottimi risultati nonostante il difficile contesto, presidiando in maniera importante il mercato e diventando un punto di riferimento indiscusso. Ora ci sentiamo ancora più forti, anche perché il nostro modello di digitalizzazione è a nostro avviso davvero unico: se da un lato abbiamo cercato di fidelizzare la nostra base clienti con poke dai molteplici gusti, dall'altro abbiamo scommesso su un approccio che integrasse la componente digitale a quella fisica, velocizzando e semplificando ogni fase».

I progetti di espansione

Indipendentemente dal canale di contatto utilizzato dal cliente, insomma, Poke House sta cercando (e a quanto pare ci sta riuscendo) di uniformare l'esperienza online con quella offline, consentendo al cliente di passare in modo semplice dal mondo virtuale a quello reale del ristorante.Il prossimo step, grazie ai capitali raccolti con il nuovo round di finanziamento, è già scritto: l’obiettivo è arrivare ad aprire 200 nuovi locali non solo nei Paesi attualmente coperti ma anche in Francia, a partire da Parigi, e il Regno Unito.

«Le nuove location – conclude Pichi – verranno individuate sulla base dei dati dei clienti, che spesso ci indicano dove avviare il nuovo negozio, e rispetto alle città dove sappiamo possa esserci abbastanza domanda per un'offerta culinaria innovativa come la nostra”.

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