il convegno

Poletti: «Presto il tavolo su professioni e welfare»

di Claudio Tucci

(andriano_cz - Fotolia)

2' di lettura

Stop ai bandi pubblici che prevedono “il titolo gratuito” per le prestazioni rese dai professionisti, con l’individuazione - anche attraverso atti di indirizzo o codici di comportamento - di «parametri di equo compenso» per evitare che la Pa «abusi della propria posizione dominante» (come purtroppo, a volte, ancora si vede fare).

Il rapido decollo, nei centri per l’impiego, degli sportelli dedicati ai lavoratori autonomi. Un rafforzamento delle misure di welfare per i “non ordinistici”. E ancora: possibili incentivi per rendere più conveniente la previdenza complementare per i liberi professionisti; e il rapido esercizio della delega - contenuta all’articolo 6 del Jobs act degli autonomi - per riconoscere alle Casse di previdenza di diritto privato la possibilità di attivare anche prestazioni sociali, finanziate da un’apposita contribuzione, destinate agli iscritti che hanno subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da una grave patologia.

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A poco più di due mesi dal varo definitivo del Parlamento della riforma del lavoro autonomo (e agile) il governo è pronto “ad aprire” il cantiere attuativo: nelle prossime settimane «attiveremo il tavolo di confronto permanente con tutti i rappresentanti dei professionisti», ha detto ieri a Roma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intervenendo al convegno «Il lavoro autonomo dopo l’approvazione dello Statuto: cosa cambia, cosa manca», organizzato da Confprofessioni, alla presenza, tra gli altri, dei vertici di Acta, Anna Soru; di Colap, Emiliana Alessandrucci; e di Confassociazioni, Angelo Deiana; oltre che dei politici, Chiara Gribaudo, Pd, e Tiziana Ciprini, M5S.

Si lavorerà anche per esercitare le deleghe, compresa quella per consentire alle professioni ordinistiche di svolgere funzioni pubbliche così da semplificare la vita di persone e imprese.

In agenda c’è anche il tema dell’equo compenso: «Qui riteniamo opportuno partire dalla Pa - ha evidenziato Tommaso Nannicini, componente della segreteria Dem ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio -. La mia idea è fornire standard minimi di riferimento sotto i quali non si può andare per qualsiasi tipo di professionista». D’accordo Marco Leonardi, a capo del team economico di palazzo Chigi: «La strada potrebbero essere atti d’indirizzo per chiarire che le gare di appalto al massimo ribasso per i servizi professionali devono comunque partire da livelli di retribuzione decenti». La proposta di maggiori tutele per i lavoratori autonomi è condivisa anche dal numero uno di Anpal, Maurizio Del Conte: «Serve una moralizzazione degli appalti pubblici, non si possono chiedere prestazioni gratuite»; e dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: «È giusto introdurre tariffe indicative o tassative, basta tollerare queste forme malate di concorrenza a scapito della qualità del servizio». Più netta la posizione del collega, e presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (sul tema ha presentato un apposito Ddl): «È giusto introdurre minimi inderogabili per tutelare professionisti e utenti. Ma vanno applicati a tutti, non solo alla Pa».

Le parole degli esponenti di governo e Parlamento sono apprezzate dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella: «Sono favorevole a partire dalla Pa per stabilire un equo compenso per i liberi professionisti. L’obiettivo è allargare le protezioni per i lavoratori autonomi. Lo Statuto ha rappresentato un passo importante. Adesso però dobbiamo proseguire l’opera».

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