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Poli commerciali, la filiera vale 139 miliardi

di Evelina Marchesini


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3' di lettura

Tutti pazzi per lo shopping. Le piazze commerciali un tempo venivano percepite come un ripiego, un modo per andare al supermercato e non sentirsi out. Oggi no: i centri commerciali sono di tendenza e i poli, frequentatissimi, sono diventati un pilone portante dell’economia. Anche di quella italiana.

In Italia l’industria dei poli commerciali attiva una filiera che vale 139 miliardi di euro, con un impatto occupazionale che supera le 780mila unità. Questo uno dei dati, forse il più impattante, che emergono dell’analisi “Industry dei poli commerciali in Italia. Tra filiera e ruolo sociale” curata da Nomisma per conto del Consiglio nazionale dei centri commerciali Italia (Cncc) presentato ieri presso la Sala Conferenze di Palazzo Montecitorio. I dati sono recenti, si riferiscono al 2018, ed evidenziano come alle 1.254 strutture presenti in Italia sono collegati oltre 71 miliardi di euro di fatturato, pari al 4% del Pil italiano, 587mila posti di lavoro e un gettito fiscale di 27,8 miliardi di euro.

Lo studio condotto da Nomisma ha consentito di mappare e dimensionare le caratteristiche dei poli commerciali, con approfondimenti relativi alla capacità di attivazione socio-economica e al ruolo sociale e relazionale che distingue sempre più questa industria. Il percorso di ricerca ha messo anche in evidenza la fitta rete di relazioni e rapporti di fornitura che caratterizza l’Industry dei Poli Commerciali e che consente di estendere gli effetti dell’attivazione economica e sociale lungo tutta la filiera.

La fotografia del settore
In Italia la rete conta 1.254 strutture; in particolare sono presenti 1.020 centri commerciali, 181 parchi commerciali e 53 strutture tra outlet center e leisure center. Sebbene la rete sia distribuita in modo uniforme sul territorio nazionale, la maggior densità di strutture è nel Nord Italia, in particolare in Friuli Venezia Giulia. L’offerta commerciale presente nelle strutture è molto varia e circa il 46% dei punti vendita nelle gallerie è specializzato in moda e accessori e il 12% in attività ristorative e bar. A conferma della sempre maggior vocazione verso le attività extra shopping, l’89% dei poli commerciali - secondo la ricerca di Nomisma - offre servizi dedicati alle famiglie (nursery e aree bimbi) e l’80% organizza eventi di intrattenimento come concerti, recite ed eventi in genere. Il 64% dispone di un servizio shuttle. Le prime cinque insegne maggiormente presenti nei poli commerciali sono Coop, Conad, Selex, Auchan e Carrefour.

L’impatto economico
Nel 2018, secondo Nomisma, l’industria dei poli commerciali ha fatturato 71,6 miliardi di euro, ha 587mila occupati (il 30% degli occupati del commercio in Italia. A questo si aggiunge un importante contributo erariale, tanto che il gettito fiscale è stato pari a 27,8 miliardi di euro. Gli occupati dei poli commerciali organizzati rappresentano il 2,3% dell’intera forza lavoro. «È importante evidenziare il tipo di lavoro che favorisce il settore retail - specifica il rapporto -. Grazie alla flessibilità oraria e alla possibilità di lavorare anche in orari non convenzionali, il retail favorise l’occupazione delle categorie più deboli sul mercato del lavoro, in primis donne e giovani».

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Complessivamente il valore generato lungo la filiera vale 54,1 miliardi di euro e impiega 159mila persone. «La ricchezza generata lungo la filiera grazie alle attività dei poli commerciali viene redistribuita sul territorio generando ulteriore ricchezza pari a 13,4 miliardi di fatturato e 4,2 miliardi di valore aggiunto», si legge nel report. Insomma, l’industria dei centri commerciali rappresenta una leva strategica di sviluppo per l’intera economia italiana, che non si limita ad essere solo economica, ma anche sociale, dato che nel complesso vengono attivati 783mila addetti. Infine, se si sommano fatturato, effetto indiretto e effetto indotto l’industry attiva 139 miliardi di euro, è in grado di generare 68,3 miliardi in valore aggiunto e da esso dipendono 26,5 miliardi di reddito da lavoro dipendente.

«Se l’importanza economica del nostro settore è acclarata, colpisce anche l’impatto sociale dei centri commerciali - spiega Massimo Moretti, presidente di Cncc Italia-. Mediamente ogni giorno fra i 4 e 6 milioni di italiani visitano un centro commerciale e, cosa importante, il 79% lo fa con la propria famiglia o con gli amici: siamo le nuove piazze dove le persone amano incontrarsi e stare insieme con i propri cari. Mi auguro quindi maggiore attenzione e tutela per un settore che crea ricchezza per l’Italia in termini quali-quantitativi, come avvalorato dai dati emersi dallo studio di Nomisma, affinché l’industria dei centri commerciali possa continuare ad espletare il suo ruolo centrale di creazione e sviluppo di veri e propri social hub fisici sul territorio a beneficio dell’intero Paese».

Riproduzione riservata ©
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    Evelina Marchesinivice caporedattore

    Luogo: Milano-Messico

    Lingue parlate: italiano, spagnolo, inglese, francese

    Argomenti: real estate, immobiliare, turismo, travel, latin america

    Premi: "Arel Lady of the year" by Arel; "Key player of the italian real estate market" by Scenari Immobiliari

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