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Politica e tecnologie: Biden continuerà la battaglia antitrust contro Google?

L’American Economic Liberties Project, gruppo antimonopoli guidato da Sarah Miller, che sta lavorando con il team di transizione del presidente eletto, ha realizzato un report che definisce regole più severe contro le posizioni dominanti dei big dell’economia digitale, auspicando una nuova indagine anche contro Amazon

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(AFP)

L’American Economic Liberties Project, gruppo antimonopoli guidato da Sarah Miller, che sta lavorando con il team di transizione del presidente eletto, ha realizzato un report che definisce regole più severe contro le posizioni dominanti dei big dell’economia digitale, auspicando una nuova indagine anche contro Amazon


2' di lettura

La nuova amministrazione Biden potrebbe rafforzare le regole antitrust per colpire le posizioni dominanti raggiunte da Alphabet attraverso Google e Facebook. Le linee guida per l’autorità antitrust dei prossimi anni sono state tracciate dall’American Economic Liberties Project, un influente gruppo con sede a Washington guidato da Sarah Miller che sta lavorando con il team di transizione del presidente eletto Joe Biden ed ha avuto un ruolo determinante nell’inserire nell’agenda della Casa Bianca le regole contro i monopoli dei big delle tecnologie.

Regole severe contro i big delle tecnologie

L’amministrazione Biden dovrebbe insistere nelle azioni antitrust contro Google e Facebook di Alphabet e incoraggiare la separazione tra queste società, si legge nel report appena realizzato da Sarah Miller con il suo team. Le raccomandazioni del rapporto offrono un punto di vista che potrebbe influenzare la futura definizione delle politiche sotto l’amministrazione Biden. In una fase nella quale anche i legami tra politica e business sono in evoluzione; con le tecnologie della comunicazione sempre più determinanti nella discussione politica. Il gruppo ha esortato il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti a chiarire se intende continuare l’azione antitrust contro Google ampliando l’ambito del contenzioso alla ricerca sulle mappe, ai viaggi e al suo app store.

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La cause contro Google e Facebook

Il dipartimento di Giustizia ha citato in giudizio Google il 20 ottobre scorso, accusando la società (che ha da poco raggiunto i mille miliardi di capitalizzazione in Borsa) di dominare la ricerca su internet e il mercato pubblicitario. A dicembre, la Federal Trade Commission avevac citato in giudizio Facebook dicendo che la società ha utilizzato una strategia buy o bury, compra o seppellisci, per danneggiare i rivali.
Il rapporto chiede all’amministrazione Biden di nominare figure aggressive al dipartimento di Giustizia e nella Federal Trade Commission. E sollecita il procuratore generale di Biden, Merrick Garland, a «impegnarsi pubblicamente a smantellare Google».

Una revisione delle regole antitrust

«Il movimento anti-monopolio è molto giovane ... Volevamo delineare una visione che le persone in una nuova amministrazione possano utilizzare come una chiara tabella di marcia non solo per ciò che è possibile ma per ciò che è necessario», ha detto Miller all’agenzia Reuters.
I sostenitori di questa linea vogliono che l’applicazione delle norme antitrust si allontani dallo standard tradizionale che considera solo se i consumatori stanno beneficiando di prezzi più bassi: il rapporto incoraggia infatti le agenzie antitrust a contestare le fusioni che coinvolgono un acquirente con una chiara posizione di forza.
Tra le altre raccomandazioni, gli esperti dell’American Economic Liberties Project vorrebbero eliminare le clausole di non concorrenza negli accordi di lavoro e porre fine ai conflitti di interesse impedendo alle aziende di operare e competere sulla stessa piattaforma, arrivando ad auspicare un’indagine contro Amazon per avere danneggiato i concorrenti.

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