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Politiche di coesione: i vincoli europei spingono la spesa di fondi strutturali mentre i fondi nazionali restano al palo

di Carmine Fotina

(© Phil Robinson)

2' di lettura

La spesa dei fondi straordinari 2014-2020? La vera sorpresa è il ritardo delle risorse nazionali, concentrate nel Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc). È uno dei temi centrali dell’ottava edizione dello studio dedicato alle politiche di coesione dall’Ifel, la Fondazione per la finanza e l'economia locale dell’Anci.

Per l’Fsc il livello di impegni sulla dotazione è del 20%, contro il 58% dei fondi strutturali (Fesr più Fse). La differenza? Secondo l’Ifel incide il disimpegno automatico delle risorse in caso di ritardata spesa, un vincolo che esiste per i fondi Ue ma non per l’Fsc. Qualche altro numero aiuta a fotografare il problema. Al 30 giugno 2018, a fronte di risorse programmate per 32 miliardi, i pagamenti erano fermi a 355 milioni (1,1% ). Particolarmente significativa la situazione dei Patti per lo sviluppo lanciati dal precedente governo con il cosiddetto “Masterplan” per il Sud. Si tratta, tra i capitolo dell’Fsc, di quello più indietro: 1,2% di pagamenti e 4,4% di impegni su un budget di 14,3 miliardi. Lo studio “censisce” poi i progetti finanziati a livello di Comuni. Questi pesano per il 41% in termini di numero (1.462) e per il 27% sul costo (3 miliardi). Sono interessate 668 amministrazioni, pari all’8,4% dei comuni.

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Passando invece alla spesa dei fondi Ue, le elaborazioni aggiornate alla fine di ottobre ci vedono al 12,5% contro una media Ue del 18,8 per cento. In termini di impegni sulle risorse programmate, invece, siamo al 54,2% contro il 61,4% europeo. Anche in questo caso c’è una fotografia a livello comunale. Per quanto riguarda il Fesr (Fondo sviluppo regionale) siamo al 4,8% in termini di iniziative (1.525 su 31.891 totali) e al 13,4% in termini di costo (1,5 miliardi su 11). Invece per il Fondo sociale europeo (Fse) il “peso” scende allo 0,9% per numero di progetti (1.254) e al 5,3% per il costo (1,1 miliardi).

Lo studio Ifel arriva in contemporanea all’evento di presentazione del dossier “Trent’anni di politiche Ue per le aree depresse: l’impatto della coesione” redatto dall’Uvi, l’Ufficio valutazione impatto del Senato. Dal dossier emerge l’impatto limitato della politica di coesione sulla crescita in Italia, a causa tra l’altro dei limiti della nostra qualità istituzionale. Durante il convegno di presentazione, Antonio Caponetto - Dg dell’Agenzia per la coesione - ha sottolineato che il rischio di disimpegno per l’Italia dei fondi Ue a fine 2018 si sarebbe notevolmente ridotto: un centinaio di milioni rispetto ai 700 che erano stati indicati ad ottobre.

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