Intervista a

«Politiche di contesto per dare valore ai borghi»

Urbanista

di Nino Amadore

2' di lettura

«È chiaro che le politiche di contesto incidono sui valori immobiliari ma in generale sull’attrattività di un territorio. E i borghi montani, in certe condizioni, sono quelli più danneggiati: il fatto che vi sia un interesse non significa poi in concreto che vi sia un ritorno per i cittadini». A parlare è Marcel Pidalà, urbanista e docente universitario negli atenei di Firenze e Palermo, autore tra le altre cose di un pregevole volume appena pubblicato da Franco Angeli: “Alla ricerca dell'auto-sostenibilità. Visioni e scenari per territorio e comunità”, (pag.280).

Siamo alle solite: si discute di borghi, aree interne, ma non sembra esserci un cambio di paradigma.
Il tema delle aree interne è centrale in questo momento storico poiché se è vero che le fragilità e gli arretramenti continuano a persistere e talvolta a riprodursi e incrementarsi; è anche vero che questi territori vengono visti oltre che come problemi anche come opportunità di “ri-territorializzazione” alla luce anche delle più recenti dinamiche socio-geografiche.

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Nel suo libro lei racconta il caso specifico dei Nebrodi, una macroarea che sta a cavallo di tre province (Messina, Catania e Enna). A quali conclusioni è arrivato?
Io credo che serva la capacità propositiva di ridisegnare un complessivo processo di sviluppo mediante concreti indirizzi e azioni di pianificazione strategica integrata orientato all'auto-sostenibilità dei luoghi sotto i profili, ambientale, sociale, culturale, economico-produttivo, muovendo dalle risorse presenti che potranno rappresentare l'eccellenza di qualità su cui strutturare un riassetto generale per le comunità locali. C’è la necessità di invertire il modello di sviluppo orientando le scelte politiche verso meccanismi di riequilibrio ecologico e della produzione sostenibile soprattutto per le comunità locali oltrechè per gli esterni.

Il che può portare a un aumento di valore per aree come questa: l’interesse degli altri va bilanciato con scelte del territorio.
È ovvio. Il tema resta sempre quello delle infrastrutture materiali e immateriali. Ma anche di consapevolezza della qualità di questi territori che nel tempo sono stati piano piano abbandonati dai cittadini a vantaggio delle zone marine. La distanza dalle grandi aree metropolitane può avere fatto il resto ma la classe politica qui come altrove deve cominciare a pensare e a programmare con una governance unica. Rappresentando bisogni che sono certo di queste comunità locali ma anche leve per attrarre qui nuovi cittadini.

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