ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùsi punta alla maggioranza qualificata

Politiche sociali, l’Ue propone di abbandonare l’unanimità

dal nostro corrispondente Beda Romano


Manifestazione a difesa delle pnesioni a Marsiglia, in Francia

2' di lettura

BRUXELLES – Nel tentativo di velocizzare l’iter decisionale comunitario, la Commissione europea ha proposto oggi ai Paesi membri di abbandonare la regola dell’unanimità nel delicato settore degli affari sociali, optando per la maggioranza qualificata. L’obiettivo non detto è anche di lottare contro il dumping sociale. L’iniziativa giunge dopo che nei mesi scorsi l’esecutivo comunitario aveva proposto, finora senza successo, di fare altrettanto nel settore fiscale.

«Per rispondere ai rapidi cambiamenti nella società e sul mercato del lavoro – ha spiegato in un comunicato il vice presidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis – l’Unione europea avrà bisogno di un processo decisionale che sia tempestivo, flessibile ed efficiente. Oggi la Commissione europea apre un dibattito su come possiamo utilizzare le attuali norme del Trattato, con questo obiettivo in mente. La competenza in campo sociale è rimasta soprattutto in mani nazionali».

In un primo tempo, secondo la Commissione europea, la regola della maggioranza qualificata potrebbe essere usata per tutte le proposte legislative tese a lottare contro la discriminazione. «Nel futuro prossimo – spiega ancora Bruxelles – la regola della maggioranza qualificata potrebbe essere usata per adottare raccomandazioni nel campo della previdenza sociale e della protezione dei lavoratori». Il passaggio dal voto all’unanimità a quello a maggioranza è previsto dall’articolo 48 dei Trattati.
Con l’integrazione sempre più evidente del mercato unico sono emerse situazioni controverse, di dumping sociale da parte di alcuni paesi dell’Est Europa. L’obiettivo di Bruxelles è di consentire una armonizzazione delle regole nazionali per scongiurare troppe differenze a livello europeo. Attualmente l’unanimità prevale in alcuni campi specifici: oltre a quelli già citati, anche nella protezione contro il licenziamento, nella rappresentanza collettiva, così come nelle condizioni di impiego di cittadini non comunitari.

L’uso delle clausole-passerella, come vengono chiamate in gergo comunitario le possibilità offerte dall’articolo 48 dei Trattati, fu proposto tempo fa dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un discorso a Strasburgo. In campo fiscale, per ora la proposta non ha avuto successo. I governi hanno anche tentato la strada della cooperazione rafforzata, per esempio pur di adottare una tassa sulle transazioni finanziarie, ma finora inutilmente, tanto è forte il veto nazionale.

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