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Politici “malati” di social: quanto tempo resta per il lavoro vero?

La sovraesposizione digitale di tanti politici mi fa sorgere qualche dubbio su quanto tempo resti loro realmente per dedicarsi al vero lavoro nel Palazzo

di Giancarlo Mazzuca


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(Fotolia)

2' di lettura

Anche in Italia la politica si fa oggi sempre più sui social. Non passa ormai giorno senza qualche tweet di Salvini o Di Maio che hanno trasformato la “rete” in una specie di enciclica H 24: pontificano su tutto. Intendiamoci, siamo tutti d'accordo sul fatto che la rivoluzione online sia stata e resterà assolutamente positiva, ma, certe volte, mi interrogo su alcune esagerazioni che si leggono sui social e mi chiedo cosa avrebbe detto, al riguardo, Indro Montanelli che, fino all'ultimo, è restato fedele alla sua Olivetti portatile e non ha mai voluto adattarsi alle nuove conquiste tecnologiche della comunicazione.

La sovraesposizione digitale di tanti politici mi fa anche sorgere qualche dubbio su quanto tempo resti loro realmente per dedicarsi al vero lavoro nel Palazzo.

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Ma c'è anche da chiedersi quanti siano gli effettivi fans dei politici. L'analisi appena resa nota da SparkToro, uno dei numerosi strumenti online che monitorano il numero dei “fake followers” per i vari account e che è arrivata dopo un'analoga indagine condotta dal Cnr, ha rilevato che i dati riguardanti i due vicepremier su Twitter, la “numero uno”, in realtà sarebbero decisamente gonfiati dai professionisti del consenso pronti ad intervenire ad ogni piè sospinto. Secondo l'analisi, il leader leghista avrebbe un 32% di followers non pervenuti e, nel caso del leader pentastellato, la percentuale toccherebbe addirittura il 63%. Il primato negativo spetterebbe all'ex presidente del Senato, Pietro Grasso, che arriverebbe al 76,3%.

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Dai dati della ricerca, si rileva anche che Zingaretti, Renzi, Berlusconi e la Meloni sarebbero collocati nel plotone di mezzo mentre, in questa speciale classifica, Antonio Tajani si trova ai livelli di Salvini, quasi un “virtuoso” rispetto ad altri, perché, in ciascuno dei suoi due profili, il numero dei “fake followers” si aggirerebbe attorno al 33%.

Mi chiedo, leggendo l'indagine di SparkToro, come sia possibile che i falsi siano così numerosi e se valga davvero la pena che i politici italiani dedichino tanto tempo ed energie ai social.

Sarebbe bello che qualche leader, dopo aver letto i dati della ricerca, desse il buon esempio: più attenzione al lavoro e ai problemi reali e meno alla propaganda “gonfiata” via social.

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