LOTTA ALLA CRIMINALITÀ

Polizia, un super sistema informatico per scovare i patrimoni dei mafiosi

di Marco Ludovico

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Incrocia fino a una ventina di banche dati pubbliche dal fisco al catasto, dall’Inps all’Aci: è il nuovo applicativo informatico in fase sperimentale da alcuni mesi allo Sco (sistema operativo centrale) della Polizia di Stato (foto Ansa)


2' di lettura

Incrocia fino a una ventina di banche dati pubbliche dal fisco al catasto, dall’Inps all’Aci. Può valere per un’indagine giudiziaria più di decine di intercettazioni telefoniche o pedinamenti dall’esito incerto. Perché se alla chiusura di un’inchiesta penale le misure cautelari si accompagnano con quelle patrimoniali per le organizzazioni mafiose, soprattutto oggi, possono essere dolori. Gli investigatori si sono accorti più volte che i pentiti spuntano soprattutto quando viene meno il flusso del denaro, parenti e legali collusi dei mafiosi vedono crollare l’impero criminale. E allora potrebbe essere conveniente collaborare con lo Stato.

Indagini più ampie sui beni mafiosi
Stamane alla Scuola superiore di Polizia a Roma si è svolto l’incontro “Investigare 2.0. Passato, presente e futuro nella lotta alla criminalità” voluto dal prefetto Vittorio Rizzi, direttore Dac (direzione centrale anticrimine), per celebrare il mondo investigativo della Polizia di Stato e in particolare lo Sco (sistema operativo centrale) oggi guidato da Sandro Giuliano. All’incontro è stato presentato da Giuseppe Anzalone, direttore della IV divisione Sco, il Ssip (sistema di supporto alle indagini patrimoniali), un nuovo applicativo informatico in fase sperimentale da alcuni mesi allo Sco destinato a essere esteso e condiviso con tutte le squadre mobili e le divisione anticrimine delle questure. «Puntiamo anche - ha detto Anzalone - ad approfondire tutti i filoni di open source intelligence e social media intelligence».

Accertamenti in tempo reale
Il Ssip ha l’obiettivo di bruciare i tempi degli accertamenti patrimoniali su soggetti e società in odore di mafia o comunque in posizione illecita sul piano giudiziario. In pochi minuti, infatti, il sistema informatico è in grado di fornire un report completo all’interrogazione inviata dagli agenti attraverso gli incroci tra i molti data base disponibili. Il meccanismo concepito intende ampliare al massimo la ricerca e ridurre le differenze di tempi tra le indagini tradizionali e quelle sui patrimoni. Un analogo applicativo è allo studio dello Sca, il servizio centrale anticrimine presso la Dac del dipartimento di Pubblica sicurezza guidato da Franco Gabrielli. Anzalone ha spiegato come l’indagine patrimoniale si impenna per qualità e soprattutto completezza e rapidità affidandosi a tutte le banche dati disponibili. C’è, tra gli altri, Telemaco delle Camere di commercio, Sister (sistema territorio) e PuntoFisco dell’Agenzia delle Entrate. Ma anche Bureau Van Dijk, maxi banca dati internazionali di informazioni finanziarie e societarie. Poi ci sono applicativi di GoogleMaps per verificare lo scenario attuale di un territorio, un casolare o un’azienda. Più tutte le banche dati tradizionali in uso alle forze di polizia.

L’accelerazione sugli accertamenti patrimoniali può decuplicare l’efficacia delle indagini: secondo le stime dello Sco oggi nelle indagini il 20% delle risorse è destinato ad attività investigativa, un altro 20% svolge analisi e il 60% è impiegato in acquisizione dati. L’obiettivo in prospettiva è arrivare al 45% di risorse per l’analisi, strategica ma soprattutto operativa, un altro 45% di attività investigativa e solo il 10% per l’acquisizione dati. È un altro round nella sfida ai colletti bianchi collusi con la criminalità organizzata.

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