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Polizze false, società straniere, abusivismo: la deregulation sulle discariche

Alla Commissione parlamentare sui rifiuti, la prima relazione sulle garanzie finanziarie

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Alla Commissione parlamentare sui rifiuti, la prima relazione sulle garanzie finanziarie


4' di lettura

Polizze a volte false, altre contraffatte; intermediari a volte abusivi; coperture, che si rivelano inesistenti. Oppure parziali. Operatori, provenienti da Paesi con meno controlli. Ma anche buchi legislativi e norme disattese. È una deregulation a più livelli quella che emerge dalla prima relazione sulle garanzie finanziarie nel settore delle discariche approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Un quadro confuso, come la maggior parte dei documenti inviati a Roma dalle Regioni, che innanzitutto richiederebbe «un coordinamento dei controlli, sia sugli aspetti ambientali, che finanziari e che non si riduca – si legge nella proposta di relazione, firmata dal presidente Stefano Vignaroli (M5S), dal senatore Vincenzo D’Arienzo (Pd) e dal deputato Manfredi Potenti (Lega) – a una mera verifica cartacea della sottoscrizione di un contratto». Quello che infatti emerge, dopo analisi di atti giudiziari, audizioni e raccolta di documentazione varia, è che troppo spesso le carte raccontano una situazione diverse dal reale. Con successivo danno erariale, non di rado.

Da Brescia a Treviso: gli esempi sul territorio
Così è stato ad esempio a Brescia: qui la Direzione distrettuale antimafia ha ricostruito un traffico di polizze assicurative false, poste a garanzia di impianti industriali e appalti pubblici. Con la conseguenza dell’inesistenza di una reale garanzia, per eventuali danni alla collettività o in caso di fallimento dell’impresa. Come invece la legge stabilisce.

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(Dal 2003, dopo che l’Italia ha recepito la direttiva europea 31/1999 con il dlgs 36/2003, i gestori delle discariche hanno l’obbligo di prestare garanzie finanziarie a Regioni o Province, enti competenti per le autorizzazioni, a copertura delle attività di gestione operativa, ma anche dopo la chiusura).

A volte, si trattava di polizze senza effettiva copertura, emesse da società assicurative con sede in Romania e Bulgaria; altre, di polizze contraffatte, con documenti ingannevoli che rimandavano apparentemente ad istituti di solidi Paesi comunitari. Tra i casi analizzati, quello di Cavenago d’Adda, nel lodigiano, «dopo l’infruttuoso tentativo di stilare con la società Waste Italia, proprietaria al 76% di Ecoadda e quindi della collina di rifiuti di Soltarico – scrivono i parlamentari nella relazione - un piano per la post-gestione, cioè per le attività necessarie per i successivi trenta anni, fino a quando i rifiuti potranno considerarsi mineralizzati».

Per ottenere l’ampliamento della discarica, la Ecoadda aveva stipulato polizze fideiussorie con una compagnia di assicurazioni romena, la Lig Insurance, poi fallita nel 2017. Con le garanzie per Comune e provincia. In realtà, la legge romena prevedeva la possibilità di chiedere un rimborso fino a 100mila euro, ma questo «pare non essere stato richiesto». Con successivo danno erariale, di cui si è occupata la Corte dei Conti, anche per “aver accettato polizze rilasciate da intermediari finanziari inadeguati”.

I giudici contabili si sono occupati anche della gestione di due discariche a Paese, in provincia di Treviso, una per rifiuti speciali, una per inerti, assistite da garanzie rilasciate anche in questo caso da società poi fallite. La Corte ha individuato responsabilità, per il tempo perso, mentre «persistevano gravi inadempienze, circa la gestione del percolato, senza procedere a escutere le garanzie». E poi l’aver consentito garanzie non consistenti in fideiussioni.

Polizze false

Un punto debole è stato individuato nei controlli, anche per smascherare le polizze completamente contraffatte, con marchio e denominazione di imprese del tutto all’oscuro. Una truffa difficile da far emergere, una volta verificata l’abilitazione di quella compagnia assicuratrice indicata, effettivamente iscritta negli elenchi tenuti dall’Ivass, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che ha denunciato in Commissione il diffondersi del fenomeno.

Abusivismo

Un’altra insidia sul fronte della gestione finanziaria delle discariche è rappresentata dalla presenza di operatori abusivi, senza cioè necessaria autorizzazione ed iscrizione all’albo. «Il fenomeno più diffuso a livello nazionale», conferma la Guardia di Finanza, che lancia un alert per il web. Criticità crescenti sono segnalate anche rispetto all’operato di società di altri Paesi, abilitate sì ad operare in tutta Europa, ma che restano sottoposte a controlli solo del loro stato d’origine. Con controlli spesso molto più blandi, come in Romania e Bulgaria.

Tra le distorsioni del mercato, sono stati individuati anche casi di «estero-vestizioni», vale a dire la costituzione, da parte di soggetti italiani, di compagnie assicuratrici in paesi europei, con giurisdizioni meno rigorose, per poter tornare ad operare in Italia in regime di libera prestazione con minori vincoli.

Banche e Assicurazioni

L’altra faccia dei vari illeciti individuati sono le difficoltà all’accesso delle necessarie garanzie finanziarie, per la gestione delle discariche, da parte di istituti di credito o società assicurative. Questo sembra avvenire sia per i tempi - la durata trentennale stabilita dalla legge; sia per le caratteristiche stesse del settore - con le sue criticità e i dubbi di sopravvivenza dell’impresa, registra la Commissione. È la stessa Banca d’Italia a confermare che «soltanto lo 0,30 per cento dei crediti per cassa e delle garanzie rilasciate dall’intero sistema è erogato nei confronti di soggetti operanti nel settore dei rifiuti».

L’Ania, Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, ha confermato “una serie di criticità”, a cominciare dall’ «eccessiva ampiezza del periodo temporale che le polizze assicurative devono coprire». Quanto ai numeri, l’Ania riferisce che nel 2018 il volume dei premi riferibili alle polizze collegate allo smaltimento dei rifiuti è stato di 36,4 milioni, pari solo al 7%di quelli complessivamente raccolti per il ramo cauzioni, con una flessione del 5% rispetto all’anno precedente».

In dieci anni, tra 2008/2018 sono stati denunciati 73 sinistri, per un totale di circa 17mln euro, tra somme liquidate e posta a riserva.La Commissione ha registrato anche la mancanza a volte di garanzie, per la gestione post operativa delle discariche, o per la durata di soli cinque anni. E non trenta.

Lacune normative

In attesa che l’elaborazione dei dati inviati dalle Regioni per ogni discarica- alla base della seconda parte della relazione – c’è soprattutto una lacuna normativa che i relatori, Vignaroli, D’Arienzo, Potenti, membri della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, già denunciano. Riguarda i criteri generali, per la determinazione delle garanzie finanziarie. Nel 2013, la Corte Costituzione ha stabilito che sono di esclusiva competenza statale, ma «a oggi tali criteri non risultano ancora essere stati fissati», si legge. Con la conseguente incertezza e il rischio di incostituzionalità per i provvedimenti regionali

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