assicurazioni

Polizze multiramo e unit linked, l’altolà dell’Ivass: niente veli sui costi

Un terzo di multiramo e unit offerte nel 2020 ha costi tra il 2,5% e il 3,5% annuo. C’è chi arriva al 4,67%. Sotto indagine anche i risultati

di Federica Pezzatti

Paola Corna Pellegrini: «Digitale e salute le nuove sfide delle assicurazioni»

4' di lettura

L’Ivass toglie il velo sui costi “elevati” delle polizze progettate in questo periodo dalle compagnie assicurative che in alcuni casi hanno oneri insostenibili, soprattutto in epoca di rendimenti zero (se non negativi) dei bond e di prospettive borsistiche incerte.
Nel 30% dei casi viene sottratto dal rendimento di chi sottoscrive multiramo e unit linked tra il 2,5% e il 3,5% annuo. E un discreto gruppetto va oltre tale soglia: si tratta del 15% circa delle multiramo e del 30% delle unit che superano appunto il 3,5%. E c’è chi arriva addirittura al 4,67%.

«Si rileva un’incidenza che, in alcuni casi, risulta molto elevata e potenzialmente critica in termini di profittabilità per i clienti», avverte la stessa Authority delle assicurazioni che aggiunge: «L’elevato livello dei costi registrato su alcuni prodotti sarà oggetto di attenzione e approfondimento da parte dell’Ivass».

Loading...

L'analisi dove è contenuta la denuncia dell'Ivass

Visualizza

Ma veniamo all’analisi sui costi, contenuta in una pubblicazione Ivass che vaglia le 144 nuove polizze individuali arrivate sul mercato Vita nei primi sei mesi dello scorso anno. Come già scritto da Plus24 nella copertina del 17 ottobre, si conferma la propensione da parte delle compagnie a offrire prevalentemente polizze di tipo multiramo (prodotti derivanti dalla combinazione di rivalutabili di ramo I e unit linked di ramo III). Su questo target sono anche incentrati i budget delle principali banche e delle reti di consulenti finanziari. Secondo i dati Assoreti su questi prodotti sono affluiti quasi 5 miliardi di euro netti dei 6,8 raccolti nei primi nove mesi dell’anno dai prodotti assicurativo previdenziale collocati dalle società di distribuzione. Il focus è dunque ancora concentrato sui prodotti d’investimento: a fronte di 144 prodotti Vita si registrano solo 23 offerte di soluzioni non Ibips (18 temporanee caso morte) e solo tre long term care.

Il debutto del Riy

Venendo alla recente analisi sui costi, rispetto ai precedenti Report Ivass in cui si indicavano i costi medi gravanti nelle diverse fasi contrattuali (caricamenti, trattenuto annuale e così via) per la prima volta l’attenzione dell’Authority è stata posta in particolare sull’indicatore sintetico detto in termini tecnici “Reduction in yield” (Riy) definito dalla normativa Priips.
Ivass ha ritenuto che questo elemento sia più adatto a esprimere, sinteticamente, tutti i costi applicabili al prodotto. Tale indicatore, ricavato dai Kid, andrebbe ben considerato da chi sottoscrive una polizza in quanto rappresenta la riduzione attesa dei rendimenti annui dell’investimento dovuta ai costi che gravano sul prodotto (entrata, gestione, performance fees). Tanto maggiore è il valore del Riy quanto più si abbattono la performance. E i costi non sono per niente bassi. Ci sono anche soluzioni che arrivano a riduzioni di yield pari superiori al 4% annuo (circa l’8% delle multiramo) e circa il 15% delle unit linked . Sono rari i casi, precisa lo studio, in cui si resta al di sotto del 2%(sei polizze). E, più in generale, si mantengono con oneri entro il 2,5% annuo solo poco più del 50% delle polizze multiramo e il 40% delle unit linked.

Rivalutabili meno costose
Meno costose sono risultate invece in media le rivalutabili, dove circa il 60% delle nuove offerte evidenzia un Riy medio inferiore a 1,8%, dato che, in un contesto di ritorni bassi offerti da questi strumenti, è comunque abbastanza elevato. E poichè i ritorni stimati per questo tipo di strumenti (più anestetizzati rispetto ai mercati) sarà tra il 2,5% e il 3% medio lordo anche nel 2020 ecco che, anche su queste tipologie (che almeno godono della garanzia dei premi investiti al netto dei costi), gli oneri vanno comunque a incidere pesantemente sul risultato ottenibile. Ora non resta che vedere quali azioni metterà in campo l’Ivass per tutelare preventivamente ii consumatori.

Verso il cambiamento delle regole per le unit

Del resto sui prodotti Vita è in preventivo una revisione. Se sulle rivalutabili urgono soluzioni per uscire dall’impasse dei tassi bassi e delle numerose plusvalenze latenti da realizzare prima che si vanifichino, rendendo più flessibili le norme sulla creazione di gestioni con il fondo utili. Mentre nel settore delle unit è già stato annunciato un restyiling.
Le unit sono infatti sotto il faro dall’Ivass da tempo. Nuove regole potrebbero già essere disponibili a breve (questione di settimane). La regolamentazione delle unit linked risale al 2002, come ha ricordato Daniele Franco, presidente di Ivass e direttore generale della Banca d’Italia, che lo scorso luglio ha annunciato l’avvio di un confronto con le imprese per arrivare a modificare il regolamento alla luce dello scenario completamente mutato negli ultimi 18 anni. In primis c’è l’esigenza incombente di cambiare i vincoli dei Pir assicurativi alla luce della riforma che ha interessato i Piani di Risparmio. In discussione anche un eventuale ampliamento del raggio d’azione in termini di sottostante investibile dalle unit.

Il fucus sui risultati delle polizze finanziarie

Sotto osservazione anche i costi di questi prodotti. Di fronte al proliferare di comparti unit l’Ivass si è dotata infatti di un tool per il monitoraggio delle performance dei fondi d’investimento interni alle compagnie (circa 4 mila) a cui sono collegate polizze unit e multiramo. Lo strumento permette di individuare i fondi con andamenti particolarmente sfavorevoli o anomali consentendo approfondimenti sulle politiche di gestione e sulla robustezza dei controlli esercitati sui gestori dei fondi. Va ricordato in proposito che dal 2019 le compagnie sono tenute anche a comunicare all’Authority i casi in cui la riduzione del valore delle quote delle polizze unit-linked determini per i clienti una perdita di oltre il 30% rispetto ai premi versati, in modo che l’istituto possa intervenire. Focus anche sulla complessità, i rischi finanziari e i costi dei prodotti Ibip quali appunto le unit linked e le polizze multiramo (oltre il 60% dei prodotti a catalogo). In accordo con la Consob, l’Autorità di vigilanza competente sui Kid, nei primi mesi del 2020 sono state avviate infatti delle analisi sui primi tre Ibip venduti dalle maggiori dieci imprese di assicurazione italiane in termini di raccolta premi nel 2019. Il focus, i cui esisti sono attesi a breve, ha riguardato le condizioni contrattuali e l’informativa pre-contrattuale (Kid e Dip Aggiuntivo), con l’obiettivo di approfondire sia le caratteristiche dei prodotti in termini di profili di rischio, costi e livelli di performance attesi per il cliente sia la coerenza della definizione del mercato di riferimento e la robustezza dei processi Pog (product oversight governance), con un particolare riguardo alla valutazione ex-ante, in fase di test, per accertare il value for money per i clienti.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti