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Polizze, salvadanaio degli italiani. C’è da fidarsi delle nuove proposte?

di Federica Pezzatti


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3' di lettura

Le polizze sono diventate uno degli investimenti preferiti degli italiani. Le riserve del ramo vita rappresentano ormai il 17% della ricchezza finanziaria delle famiglie, mentre gli investimenti in quote di fondi comuni sono scesi nel 2018 all’11,5% (12% nel 2017). Il dato sale al 25% se si osservano i salvadanai dei clienti retail di banche, posta e reti di consulenti. Mentre per i clienti delle strutture private, secondo i dati Aipb, le polizze hanno raggiunto proprio a fine marzo il massimo storico toccando quota 173 miliardi (pari al 21% delle masse investite dai paperoni).

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E la luna di miele continuerà anche nel 2019: secondo le previsioni dell’Ania quest’anno i premi Vita aumenteranno del 2,5% per un volume di quasi 105 miliardi. In particolare le stime dell’associazione indicano che proseguirà il buon andamento dei prodotti rivalutabili (ossia di ramo I) che garantiscono, a determinate condizioni, il capitale investito al netto dei costi, rivalutato in base all’andamento delle gestioni separate a cui sono collegate.

Secondo le stime dell’associazione, la raccolta premi per questi strumenti si dovrebbe incrementare del 12,5% anche nel 2019 (con un volume di quasi 75 miliardi), dopo i 66 miliardi di euro del 2018. Questo recupero dei prodotti tradizionali, che dimostrano una maggiore tenuta rispetto a prodotti unit linked (polizze finanziarie che espongono gli assicurati ai rischi di mercato), secondo le analisi dell’associazione, potrebbe dipendere in parte anche dal mantenimento dei tassi di interesse dei titoli di Stato italiani su livelli non troppo ridotti, un fattore che consente alle imprese di assicurazione di offrire polizze vita con garanzia più competitive.

Costi delle polizze rivalutabili di ramo I vendute dalle principali banche e reti di consulenti

Fonte: elaborazione fornita da Mia di Prometeia

    A favorire il successo di questi strumenti, che sempre più spesso sono vendute anche tramite prodotti multiramo, c’è stata a fine 2018 anche l’incertezza dei mercati che ha spinto molte reti e le banche a proporre queste soluzioni in alternativa al conto corrente (o al materasso) per quei molti investitori che, per paura, detenevano ingenti stock di liquidità.

    Insomma gli italiani hanno trovato un buon alleato nelle polizze rivalutabili che, del resto, sono l’unico investimento che non è finito in rosso nè durante la crisi del 2008 nè nel 2018, quando le circa 300 gestioni separate a cui sono legati questi contratti hanno registrato rendimenti lordi medi del 3,03% (solo leggermente inferiori a quelli del 2017). Un dato che va naturalmente ridimensionato togliendo il trattenuto dalla compagnia che si aggira in media tra l’1,2% e l’1,5% e le eventuali altre spese.

    Il fenomeno curioso è che a spingere per soluzioni tutto sommato poco originali, e un tempo destinate a target di risparmiatore medio, sono state nell’ultimo periodo proprio le reti di consulenti finanziari e di private banker.

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    Le proposte di polizze di ramo I, stand alone (come si dice in gergo assicurativo), pare che vengano dosate sapientemente, con la messa a disposizione di determinati plafond, e che siano proposte solo a chi è disposto a mettere sul piatto ingenti masse di liquidità da investire in polizze, ma non solo. In sostanza l’accesso al ramo I “di qualità” verrebbe, stando a quello che si percepisce sul mercato, riservato con budget limitati a chi è disposto a investire anche su altre tipologie di asset class. Insomma la polizza rivalutabile (grazie alla stabilità mostrata nel tempo, si veda grafico in pagina) diventa una buona esca, con l’ulteriore fattore positivo che gli investimenti sul ramo I sono gli unici esentati dalla mini-patrimoniale del bollo sugli investimenti (0,2% annuo) e sono esenti anche da tasse di successione, impignorabili e insequestrabili, lasciando meno dubbi anche sulla natura assicurativo previdenziale dello strumento di fronte ai giudici.

    Attenzione ai costi
    Tuttavia bisogna stare attenti a cosa si sottoscrive. In primo luogo ai caricamenti iniziali e a quelli che annualmente la compagnia trattiene. Come si evince dalla tabella fornita dall’osservatorio Mia di Prometeia, tra le polizze rivalutabili vendute attualmente dalle principali banche e reti di consulenti, gli oneri dipendono talvolta anche dall’importo dei premi investiti o programmati: con disponibilità ridotte l’investimento diventa molto più antieconomico. Inoltre ci sono generalmente anche dei vincoli in uscita entro i primi anni. Un fattore che penalizza chi opera in un’ottica di breve periodo. Bisogna poi fare attenzione alle prospettive di rendimento della gestione separata collegata al contratto che viene proposto. Un dato non facilmente appurabile a priori ma con una buona analisi dell’andamento del patrimonio e degli attivi, si possono avere dei buoni indizi sulla sostenibilità del rendimento futuro.

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