proposta di riforma ivass

Polizze Vita rivalutabili, arriva il rendimento con il «tesoretto»

di Federica Pezzatti

4' di lettura

Cambiano le regole di gestione delle polizze vita rivalutabili. L'Ivass ha infatti formulato al mercato una proposta di revisione della gestione dei prodotti Vita tradizionali. Visto che si tratta di una buona fetta di risparmio degli italiani: pari a circa 500 miliardi di lire (l'80% degli attivi vita delle compagnie) non mancheranno le polemiche. Questo provvedimento infatti prevede nuove modalità di calcolo per determinare il rendimento delle gestioni separate a cui sono collegate proprio le prestazioni delle polizze vita tradizionali (di ramo I).

«In una logica “win-win” tra compagnie e consumatori stiamo cercando di rivitalizzare uno strumento di investimento di natura previdenziale che iniziava a perdere terreno - ha spiegato Salvatore Rossi, presidente Ivass –. Nel mondo dei tassi negativi e nell'epoca di Solvency II, che prevede maggiori accantonamenti per questi prodotti, le compagnie si stanno infatti ritirando dal mercato delle polizze tradizionali, particolarmente apprezzate, invece, dagli assicurati perché coniugano la garanzia di un rendimento minimo con eventuali extra-rendimenti e prestazioni assicurative».

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Per superare alcune rigidità dei vecchi regolamenti, l'Authority ha aperto a due delle tre istanze che da tempo l'industria chiedeva. Per i contratti stipulati dopo l'entrata in vigore delle modifiche regolamentari, poste oggi in consultazione, sarà possibile costituire un “fondo utili”, una riserva matematica finalizzata a una migliore gestione nel tempo dei rendimenti da riconoscere agli assicurati, che consente l'accantonamento delle plusvalenze nette realizzate – spiegano all'Ivass - per erogarle negli anni successivi (fino a otto). Una sorta di «tesoretto» che consentirà alle compagnie in sostanza mettere fieno in cascina da conservare per periodi meno felici, stabilizzando i rendimenti.

Inoltre Ivass ha previsto anche la possibilità, questa volta con impatto per tutti i prodotti di garanzia (anche per quelli preesistenti alla modifica delle regole), di utilizzare nuove strategie di lungo termine sugli strumenti derivati quotati. Si tratta, nel dettaglio, di modalità di registrazione dei proventi netti ricavati da operazioni sui future già consentite, finora previa autorizzazione, per finalità di copertura e normate più nel dettaglio dalle modifiche in via di consultazione.

«Sono regole tecniche che danno più flessibilità alle imprese per mantenere anche in futuro l'appetibilità di un prodotto con garanzia di restituzione di capitale investito», ha spiegato Riccardo Cesari, consigliere Ivass. Quest'ultimo capitolo, ossia il ridimensionamento della protezione contrattuale, era la terza richiesta di Ania, l'associazione delle compagnie assicurativi che avrebbe gradito un'apertura anche alla possibilità di formulare prodotti di ramo I con la previsione di una riduzione delle garanzie sul premio versato al netto dei costi (garantendo per esempio il 95% del capitale). Ma l'Authority non si è espressa sul punto, ricordando, durante un incontro con la stampa, che il focus dell'intervento è sul regolamento di gestione e non sulle pattuizioni dei singoli contratti assicurativi. Tuttavia i vertici hanno fatto notare che, in linea di massima, già oggi non è vietato per le compagnie prevedere strumenti rivalutabili con previsione di un rendimento minimo pari a zero (come già avviene) o addirittura negativo. Un punto su cui in futuro è importante che venga fatta molta trasparenza.

I motivi del provvedimento
Il ribasso dei tassi, l'avvio di Solvency II, hanno originato una fonte di stress per le compagnie assicurative. In particolare non risultava da tempo più sostenibile per i bilanci dei gruppi Vita la proposta delle cosiddette polizze ramo I, il cui funzionamento era rigidamente normato da regolamenti elaborati alla fine degli anni '80 e più recentemente dal regolamento 38 dell'allora Isvap. La sferzata nella strategia dei principali gruppi assicurativi nella loro proposta si è percepita in parte anche dalla qualità della raccolta oggi più focalizzata sulle polizze miste e sulle polizze unit linked. Anche se le reti hanno, dove consentito, continuato a proporre queste polizze rimaste tra le più tutelanti (è prevista infatti nei contratti attuali la garanzia del capitale e anche di un rendimento minimo che via via si è a dire il vero assottigliato). Infatti le polizze ramo I rappresentano ancora oltre il 70% dei premi annui raccolti.

Per il loro particolare funzionamento però, che tendenzialmente ora prevede la necessità di contabilizzare anno per anno tutti gli utili derivanti dal trading, le compagnie si trovavano in difficoltà a dismettere titoli con elevate plusvalenze latenti: si pensi ai BTp contabilizzati nella gestione a un costo storico basso. Vendere equivarrebbe a realizzare un risultato annuo elevato mettendo però a rischio l'andamento futuro. Non vendere titoli, oggi in forte utile, come alcuni buoni poliennali comprati negli anni scorsi, equivarrebbe a perdere un' opportunità qualora i corsi dovessero scendere in futuro. Da qui l'esigenza di applicare maggiore flessibilità anche con strategie future e con l'utilizzo del fondo utili.

Cosa cambia?
Va premesso che le nuove regole varranno per i nuovi contratti stipulati dal giorno successivo all'entrata in vigore del regolamento (quindi si stima verso l'inizio del 2018) e solo nel caso in cui le compagnie decidano di adottarle (hanno anche la possibilità di restare ancorate al precedente regime regolatorio). I vecchi contratti rimarranno gestiti in base alle vecchie previsioni, se non nella parte delle innovazioni che riguarda la possibilità la contabilizzazione di strumenti derivati. Su questo punto, visto che si tratta di una deroga alle modalità di calcolo del rendimento previste dai precedenti contratti già in essere, è stato previsto che gli assicurati esistenti saranno informati della nuova policy sui “future” e avranno la possibilità, qualora non accettassero il cambiamento, di riscattare dal contratto senza penalizzazioni.

È stato anche precisato che le compagnie assicurative non possono modificare il rendimento minimo garantito della polizza vita fissato dai contratti già esistenti e neppure modificare la percentuale di retrocessione del rendimento della gestione separata che viene girata all'assicurato. Inoltre è stato specificato che le modifiche proposte, sulle quali le parte interessate (consumatori, imprese e anche altri soggetti) possono esprimere delle loro valutazioni entro i prossimi 30 giorni, non abrogheranno le regole vigenti, ma consentono l'offerta di nuove tipologie di polizze rivalutabili e arricchiscono l‘insieme dei prodotti tradizionali di nuove leve gestionali.

All'Ivass rassicurano sul fatto che «l'esercizio delle nuove facoltà da parte delle imprese è accompagnato da specifici requisiti di governance e presidi a tutela del consumatore nel rispetto dei principi generali che informano l'amministrazione della gestione separata nel suo complesso: parità di trattamento ed equa partecipazione degli assicurati ai risultati finanziari della gestione».

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