MUSEI IN RIPRESA

Polo del ‘900, dalla pandemia nuovi stimoli per affrontare il futuro

Il direttore Alessandro Bollo racconta come, nonostante le limitazioni, l'istituto culturale torinese sia riuscito a reinventarsi per mantenere viva la sua vocazione di spazio aperto alla cittadinanza

di Roberta Capozucca

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Alessandro Bollo

Il direttore Alessandro Bollo racconta come, nonostante le limitazioni, l'istituto culturale torinese sia riuscito a reinventarsi per mantenere viva la sua vocazione di spazio aperto alla cittadinanza


4' di lettura

Per molti musei il periodo del lockdown e quello immediatamente successivo è stato contraddistinto dal crollo del numero dei visitatori e consequenzialmente delle entrate. Nonostante le difficoltà, questo non è accaduto al Polo del '900 , che ha potuto contare sulla forza dei 22 enti che qui convivono e con cui sono condivise risorse e progettualità.
Solo pochi mesi fa il centro culturale torinese aveva presentato il bilancio sociale della propria attività, una fotografia molto positiva dei risultati economici e progettuali raggiunti dal 2017 al 2019: +115 di presenze agli eventi, +26% presenze alle attività didattiche, +17% di ingressi alla sala lettura e +133 % delle entrate commerciali diverse dalla biglietteria. Ovviamente non si può dire che questo scenario non sia stato colpito dagli effetti del lockdown, ma grazie a un modello di gestione unico nel suo genere, il Polo è riuscito ad attenuare il colpo inferto dalla chiusura e ad adattarsi rapidamente a una nuova programmazione ibrida, conservando la vocazione di spazio abitato dai cittadini. Il direttore Alessandro Bollo racconta ad Arteconomy24 in che modo è stata affrontata la riapertura e quali sono stati gli stimoli raccolti per far fronte alle sfide del prossimo decennio.


Com'è stata organizzata la riapertura dopo il lockdown?
Il Polo è un centro che ospita al suo interno molte anime diverse per cui, come durante il lockdown gli spazi hanno dovuto seguire protocolli di sicurezza diversificati e chiusure progressive, così nella fase di riapertura le attività hanno ripreso gradualmente: prima il museo, poi l'archivio e la sala lettura con i prestiti e le consultazioni, poi l'outdoor fino ad arrivare alla riapertura di tutti gli spazi interni. Ma, oltre a riaprire in sicurezza, il nostro impegno è stato quello di attivare immediatamente modalità di accoglienza differenziate e differenti, portando alcuni eventi fuori al Polo, nelle piazze e nei cortili della città di Torino.

Evento Polo del '900 in piazza della Repubblica - Torino

Da centro devoto al pubblico, com'è cambiato il vostro rapporto a seguito della chiusura?
Il Polo del ‘900 è stato fondato per essere un centro culturale aperto a tutta la cittadinanza per cui, nel momento in cui non abbiamo più potuto accogliere fisicamente le persone nelle nostre sale, siamo stati costretti a cercare nuovi modi per interagire con il nostro pubblico, anche per portare avanti i processi di progettazione partecipata già avviati. Chiaro è che, a fronte dell'annullamento di tutti gli eventi programmati per la stagione estiva, della diminuzione del numero di persone che possiamo ospitare e della cancellazione di tutti gli eventi con le scuole, nei primi mesi di riapertura (giugno, luglio, agosto) l'affluenza dei visitatori è scesa fino all'80%. Ma questo non significa assolutamente che abbiamo perso pubblico, anzi. Nel frattempo infatti abbiamo lavorato per sviluppare una produzione alternativa fatta di eventi digitali, ibridi e on-demand. Basti pensare che quest'anno i festeggiamenti per il 25 aprile, un appuntamento per noi importantissimo, sono stati realizzati interamente in streaming: una lunga maratona web con oltre 200 contenuti tra filmati, musica e racconti, 70 realtà culturali coinvolte e più di 300 ospiti tra scrittori, sociologi, storici, attori e politologi che ha fatto collegare più di 40.000 persone. La produzione di eventi in formato ibrido continua anche in questo autunno; a ottobre si può seguire 9cento storie , un programma di approfondimento dedicato a 5 donne che hanno cambiato il corso del secolo scorso a cura del Centro Studi Piero Gobetti , i podcast del progetto Donne, genere, generazioni coordinato da Istituto Gramsci, Fondazione Vera Nocentini e Istituti Salvemini e La settimana del Lavoro con un focus sulla formazione, curato dall'Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro ( ISMEL ).

Caccia al libro presso portineria di comunità con rete italiana di cultura popolare

Che cosa vi ha insegnato questo periodo?
Sicuramente l'importanza di utilizzare in maniera intelligente determinati strumenti tecnologici: penso ad esempio agli attuali sistemi di prenotazione obbligatoria, che se collegati a un CRM avanzato ci permetterebbe di conoscere meglio i nostri pubblici e i loro bisogni. Parallelamente è emersa forte l'urgenza di innalzare la qualità degli eventi proposti in digitale, tema che vorremmo perseguire attraverso l'organizzazione di corsi di content management e analisi dati per tutti i nostri collaboratori. In ultimo, ma non meno importante, abbiamo sperimentato la tenuta di un modello di gestione multistakeholder basato sulla condivisione, che in questa situazione di crisi ha provato tutta la sua resilienza, non solo reggendo il colpo, bensì attutendolo.

Ci sono state quindi delle perdite?
Ovviamente rispetto allo scorso anno il 2020 si chiuderà con una riduzione di fatturato, presumibilmente del 20-25% a seguito della forte contrazione delle entrate di natura commerciale, in particolare dall'affitto dei nostri spazi di cui abbiamo perso circa il 90%. Ma la cosa importante da sottolineare qui è che, non dipendendo esclusivamente dalle entrate di biglietteria, durante i mesi di chiusura e quelli della timida riapertura abbiamo avuto le risorse per non disperdere gli investimenti fatti, riprogettando la programmazione persa.

Quali sono i programmi per il futuro?
Alla luce delle sfide che oggi tornano a mettere profondamente in discussione il senso dei luoghi della cultura, le nostre prossime iniziative saranno fortemente orientate a fornire gli strumenti di interpretazione del decennio che si sta aprendo: un decennio pieno di incognite e questioni aperte a cui sarà fondamentale trovare risposte efficaci e tempestive. Tra queste c'è quella ecologica, che è sicuramente emblematica della necessità di aggiornare i nostri paradigmi, ma anche il bisogno di ripensare i modelli che governano i sistemi politici e culturali: dal sistema dei diritti al concetto di democrazia, dagli sviluppi dell'ingegneria genetica e dell'intelligenza artificiale, ai rischi di conflitti nucleari o biologici, dal rapporto tra lavoro e lavoratori fino ai crescenti squilibri in termini di accesso alle opportunità tra aree e popolazioni del pianeta. Cercheremo di affrontare queste sfide, che riguardano il mondo intero, il più possibile in sintonia con i goal dell' A genda 2030 , dando conto dell'efficacia degli investimenti fatti e del grado di perseguimento degli obiettivi prefissati.

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