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Polonia a carbone in un'Europa sempre più green

Nel Paese il 74 per cento dell’elettricità deriva da un modello di sviluppo industriale ormai superato. Così, secondo l’Agenzia europa per l’ambiente, 50mila persone l'anno continuano a morire a causa dell'inquinamento

di Paola Stringa

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Nel Paese il 74 per cento dell’elettricità deriva da un modello di sviluppo industriale ormai superato. Così, secondo l’Agenzia europa per l’ambiente, 50mila persone l'anno continuano a morire a causa dell'inquinamento


2' di lettura

Nel cuore di un continente che sembra puntare tutto sul “Green Deal” e in un futuro più sostenibile, c'è un Paese che continua ad andare a carbone. In Polonia, il 74 per cento dell'elettricità deriva ancora dall'emblema nefasto di un'epoca di progresso industriale superata. Se i costi di produzione in crescita e le pressioni che arrivano da Bruxelles (che chiede l'eliminazione dei gas serra entro 30 anni) non lasciano dubbi sulla direzione da seguire, ripulire il cielo polacco non sarà una transizione facile (nel Paese, 50mila persone l'anno continuano a morire a causa dell'inquinamento, secondo l'Agenzia europea per l'ambiente).

L'alternativa rappresentata dalle fonti rinnovabili è ben lontana dal decollare e il piano di insediamento di impianti nucleari (che dovrebbero produrre il 10 per cento del fabbisogno nazionale entro il 2030) non è ancora stato messo a punto, oltre a implicare costi di cui difficilmente Varsavia, da sola, potrà farsi carico. Al fine di spingere iniziative sostenibili e nuove opportunità economiche nelle aree più vulnerabili, la Commissione europea ha istituito il Fondo per una transizione giusta: 7,5 miliardi di euro i fondi stanziati, di cui una grande fetta destinata alla Polonia.

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Intervistato da IL, Mihai Tomescu, esperto di energia dell'Agenzia europea per l'ambiente, ammette: «Secondo il nostro ultimo report, il Paese non è affatto sulla buona di efficienza energetica. La Polonia, insieme con altri Stati membri, deve spingere di più sull'acceleratore. Il raggiungimento degli obiettivi previsti, comportando finalmente l'abbattimento delle emissioni di gas serra, porterà benefici immediati per la qualità dell'aria e quindi per la salute dei cittadini polacchi».

Continua Tomescu: «Il consumo di energia da fonti rinnovabili sta rapidamente crescendo in tutt'Europa, sia per i costi sempre più convenienti, sia per le politiche indirizzate al cambiamento. Gli investimenti per costruire un sistema energetico più sostenibile in tutta l'area UE non sono più procrastinabili».

Nel continente, il declino del carbone è inesorabile, ma Polonia e Repubblica Ceca rimangono grandi produttori, in una classifica mondiale che li vede alle spalle di Cina e Stati Uniti. La Polonia per ora ha sottoposto all'Unione europea un piano di dismissione che prevede ancora il 38 per cento di energia da fonte fossile sino al 2035 e il 28 per cento al 2040. Secondo uno studio finanziato dalla European Climate Foundation, la decarbonizzazione sarà il pilastro della crescita e della ripresa post-pandemica.

Concretamente indirizzati, anche i fondi del Recovery Plan potranno costituire dunque una straordinaria occasione per uno scatto verso un'economia sostenibile a tutto tondo. «Occorre andare oltre il paradigma dell'economia circolare, che si focalizzava solo sulla produzione», sostiene Kirsten Dunlop, ceo di Climate Kic, piattaforma europea al servizio dei governi e delle imprese per accelerare lo sviluppo verso una società a zero carbone: «La strada da seguire contempla l'innovazione in senso olistico dei nostri stili di vita, dai consumi ai sistemi di trasporto, sino ai green jobs, in una prospettiva di giustizia generazionale e investendo in un portfolio di azioni incisive sull'economia reale».

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