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Polonia, elezioni in corso: in pole la destra sovranista di Kaczynski

I sondaggi danno favorito Diritto e Giustizia, partito dell’ex primo ministro. Pesano l’effetto del boom economico, la politica fiscale messa in atto dal governo uscente e le aree rurali ultra cattoliche dell’Est

dal nostro inviato Luca Veronese


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Polonia, elezioni in corso: favorita la destra sovranista

4' di lettura

VARSAVIA - L’estrema destra, sovranista e anti-europea si appresta a vincere le elezioni in Polonia, favorita dalla continua crescita economica e sfruttando fino in fondo la spesa pubblica e gli aiuti alle famiglie per guadagnare consensi. Diritto e Giustizia, il partito di Jaroslaw Kaczynski che ha governato negli ultimi quattro anni, dovrebbe ottenere almeno il 40-45% dei consensi, tra i 30 milioni di elettori polacchi, e potrebbe conquistare di nuovo la maggioranza assoluta in Parlamento.

Le previsioni dei sondaggisti
Coalizione civica, il principale schieramento dell’opposizione che ha messo assieme i centristi di Piattaforma civica e i Verdi, ha tentato di recuperare nelle ultime settimane candidando come premier Malgorzata Kidawa-Blonska al posto del suo leader ormai logorato, Grzegorz Schetyna, ma non sembra destinata ad andare oltre il 25-30% dei voti. Secondo gli ultimi sondaggi, altri due partiti di opposizione – Lewica a sinistra e Coalizione polacca al centro - potrebbero riuscire a superare lo sbarramento del 5% e unirsi a Coalizione civica, in una alleanza molto eterogenea, che ha come unico collante il contrasto al potere della destra ultra-conservatrice.

Il peso degli indecisi
Il risultato di questi partiti minori sono una delle variabili che potranno cambiare il risultato elettorale, almeno nelle proporzioni. Le altre incertezze riguardano il 10% di elettori che si dicono ancora indecisi e la possibilità che la partecipazione alle urne superi il 51% del 2015, a tutto favore delle opposizioni. Mentre potrebbe essere ininfluente il ruolo dell’estrema destra neo-fascista raggruppata nella Confederazione. «Ho votato per Diritto e Giustizia. Perché? Ho un lavoro stabile in banca e in famiglia stiamo bene, non vedo perché cambiare un governo che ha dato serenità e benessere a tutto il Paese», dice Gabriel Lewandowski, uscendo dal seggio nel quartiere Zoliborz, nel nord della capitale, dove abita. «Mia moglie lavora, ma fa l’insegnante e non guadagna molto, e con due figli adolescenti da tirare su – aggiunge - il sussidio pubblico ci ha dato un grande aiuto: non so se sia populismo, se faccia bene all’economia e se piaccia all’Europa, ma per noi mille zloty al mese sono serviti a vivere più serenamente».

L’effetto del boom economico
La destra di Kaczynski ha cavalcato il boom economico e ha scelto di aumentare la spesa pubblica per aiutare le fasce più povere e le regioni più in difficoltà del Paese, quelle rurali che rappresentano il grande bacino elettorale dei conservatori. La Polonia ha fatto tesoro degli investimenti diretti dall’estero (per uno stock che ha ormai raggiunto i 250 miliardi di euro) e dei fondi ricevuti dall’Unione europea (per un totale di oltre 86 miliardi di euro negli ultimi sette anni) e ha continuato a correre a ritmi superiori al 4% all’anno, superando indenne anche la grande recessione internazionale. E la destra al governo ha usato le risorse aggiuntive del bilancio per aumentare la spesa pubblica, Di recente il governo ha allargato il programma 500+, una delle sue misure-bandiera: dal già previsto bonus mensile pari a 500 zloty (circa 120 euro) per ogni figlio a partire dal secondo, dalla nascita fino ai 18 anni, si è passati a un sussidio generico per i primi tre figli, senza che siano per i beneficiari vincoli di reddito. Con un costo aggiuntivo di circa 17 miliardi di euro nei prossimi due anni senza contare le conseguenze negative sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro in un Paese nel quale lo stipendio medio è di circa 730 euro mensili.

La politica fiscale
Ha anche ridotto le tasse per i redditi più bassi e tagliato completamente le imposte per i giovani sotto i 26 anni. Mentre in questa campagna elettorale la grande promessa ha riguardato l’aumento del salario minimo. Quanto sono sostenibili queste politiche di spesa? E come farà la Polonia a mantenere queste misure se l’economia dovesse rallentare? «Queste sono le domande che si pongono gli analisti economici e forse alcuni elettori, ma la massa degli elettori non ci pensa. Come non pensa all’ambiente all’emarginazione del nostro Paese in Europa», afferma Cecylia Krawczyk, sostenitrice dei Verdi. Le minacce alla libertà dei media, la riforma della giustizia che compromette l’indipendenza dei giudici, lo scontro continuo con Bruxelles sui valori fondanti dell’Unione, sono rimasti ai margini del dibattito.

Nelle aree rurali dell’est
L’economia e i sussidi pubblici coprono ogni altra argomentazione. E coprono la spaccatura della società tra le grandi città, governate dai centristi, e le aree rurali dell’Est dove comanda Radio Maria. La divisione profonda tra la Polonia che guarda verso Occidente, anche come modello sociale e chi rifiuta le conquiste sociali ormai consolidate a Parigi o a Madrid; dalle pari opportunità per le donne, all’aborto, dai diritti della comunità Lgbt, fino alla libertà religiosa. «Malattie per le quali l’Occidente ci vuole imporre il contagio», ha detto Kaczynski nel comizio di chiusura della campagna. «In metà del Paese, comandano i vescovi e i preti cattolici. Il loro potere è quasi impossibile da contrastare», dice ancora Cecylia Krawczyk, mentre spiega che il figlio di 24 anni vive ormai dal 2015 a Berlino: «Non per mancanza di lavoro ma per avere un futuro in una società libera, anche a costo di fatiche enormi».

La grande anima cattolica
Gran parte del consenso della destra in Polonia viene dalla tradizione cattolica più retriva e dalla chiusura verso i migranti, anche qui utilizzati dalla destra per spaventare gli elettori. «Vogliono prenderci il cuore e l’anima. E la minaccia oggi non viene più dalla bandiera rossa comunista ma dalla bandiera arcobaleno», ha detto dal pulpito l’arcivescovo di Cracovia, Marek Jedraszewski mettendo in guardia i fedeli dalla «piaga arcobaleno» e dalla «ideologia Lgbt». Il rischio per la Polonia è che «la destra di Kaczynski riesca a conquistare una maggioranza schiacciante», dice Rafal Trzaskowski, carismatico sindaco di Varsavia e nuovo volto di Coalizione civica. «Mi preoccupano le misure economiche che faranno danni al Paese per anni ma soprattutto – spiega Trzaskowski – temo che la destra per finire il lavoro insista nella deriva antidemocratica, inseguendo un modello sociale destinato a scontrarsi con i principi dell’Unione europea. La Polonia deve stare in Europa e la destra di Kaczynski spinge in altre direzioni».

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