Il viceministro per lo Sviluppo economico

«Polonia entro l’anno indipendente dall’energia russa. E con la Ue serve più cooperazione»

Il viceministro per lo Sviluppo economico, Grzegorz Piechowiak: «L’aggressione all’Ucraina si fa sentire su prezzi, forniture, rallentamento dei partner commerciali e rifugiati»

di Luca Veronese

Energia, Draghi: "Serve intervento strutturale Ue, non può gravare solo su bilanci nazionali"

4' di lettura

«Interruzioni nelle catene di approvvigionamento, rallentamento economico dei partner commerciali e arrivo di milioni di rifugiati dall’Ucraina. Ma soprattutto, nell’immediato, l’aumento dei prezzi che già sta incidendo sui consumi e sugli investimenti». Sono queste per Grzegorz Piechowiak - viceministro polacco per lo Sviluppo economico, responsabile per gli investimenti diretti dall’estero nel Paese - le conseguenze della guerra sull’economia della Polonia. «Ma tutto dipenderà - aggiunge - dagli sviluppi dell’aggressione russa contro l’Ucraina». A Roma per una serie di incontri con le imprese e i rappresentanti del governo italiano, Piechowiak ammette che la minaccia russa rende necessaria una maggiore «cooperazione nella Ue». E conferma che «entro la fine del 2022 la Polonia prevede di rinunciare alle forniture russe di petrolio e gas».

L’effetto più evidente della guerra sulla vostra economia è dunque l’aumento dei prezzi?

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Le conseguenze dell’aggressione russa all’Ucraina per l’economia polacca dipenderanno da molti fattori. Tuttavia, l’aumento dei prezzi sta già incidendo sulla riduzione della spesa delle famiglie e sulla minore attività di investimento delle imprese. Per questo, all’inizio dell’anno il governo ha introdotto il cosiddetto scudo anti inflazione, che attenua gli effetti negativi della rapida crescita dei prezzi dei carburanti e dei generi alimentari.

Anche per la Polonia, c’è un problema di dipendenza energetica dalla Russia?

Per diventare indipendenti dalle forniture di risorse energetiche dalla Russia ci stiamo sforziamo costantemente di diversificarle. A questo scopo abbiamo costruito il terminal del gas a Swinoujscie, che porta il nome di Lech Kaczyński ed è stato costruito da un consorzio italiano (composto da Saipem , Techint , Snamprogetti e Pbg, Ndr). E stiamo anche ampliando i collegamenti energetici con altri Paesi della Ue.

La Polonia può fare a meno delle forniture russe?

Pochi giorni fa, il primo ministro Mateusz Morawiecki ha annunciato l’abbandono completo delle forniture di energia provenienti dalla Russia. La Polonia smetterà di acquistare carbone russo al più tardi entro la fine di maggio. Prevediamo di rinunciare alle forniture russe di petrolio e gas entro la fine del 2022. Ciò sarà possibile grazie anche alla diplomazia attiva nei Paesi dell’Africa e del Medio Oriente e al previsto completamento del gasdotto Baltic Pipe, che collega la Norvegia alla Polonia.

Prima il Covid, poi la guerra, come sta reagendo l’economia polacca?

L’economia polacca gode di buona salute. Nel quarto trimestre del 2021 il livello del Pil è stato quasi del 5% superiore rispetto a prima della pandemia. A ciò hanno contribuito le esportazioni che sono aumentate del 22,3% nel 2021, a dimostrazione della nostra crescente competitività sui mercati esteri. L’industria ha resistito abbastanza bene alle turbolenze dell’economia mondiale: nonostante le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, il calo della produzione industriale nel 2020 è stato dell’1,9% rispetto all’anno precedente, mentre a fine 2021 il suo aumento è stato del 14,8%. E anche l’inizio di quest’anno ha portato a risultati inaspettatamente positivi nella produzione, con un incremento del 17,5% nei primi due mesi del 2022 rispetto all’anno precedente.
La struttura diversificata della nostra industria ha consentito di evitare cali significativi a seguito di un crollo nei settori più soggetti alla crisi, come quello dell’auto.

Anche i livelli occupazionali hanno tenuto?

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto i minimi storici: secondo i dati Eurostat a febbraio il tasso si è attestato al 3%, rispetto alla media Ue del 6,2%. L’unico Paese con un risultato migliore del nostro è stata la Repubblica Ceca con il 2,4%.

Nell’ultimo mese di guerra ci sono stati miglioramenti nelle relazioni tra il governo polacco e l’Unione europea?

Per la Polonia è molto importante far parte della Comunità. Lo confermano i risultati delle indagini Eurobarometro, secondo cui la società polacca è indiscutibilmente una delle più europeiste nella Ue. Indubbiamente, alla luce delle minacce poste dall’aggressione della Russia all’Ucraina, la cooperazione degli Stati membri e delle istituzioni della Ue ha acquisito una dimensione completamente nuova. Sotto il profilo industriale, vorrei sottolineare il coinvolgimento della Polonia nei Progetti di comune interesse europeo (Ipcei) con una forte cooperazione con l’Italia: sono iniziative indispensabili per colmare le lacune del mercato e costruire adeguate competenze produttive in aree chiave e tecnologicamente strategiche. Penso allo sviluppo di tecnologie correlate alle celle di combustibile a idrogeno, o alle attività nell’area della salute.

Che dati ci può fornire sugli investimenti diretti dall’estero?

Il flusso di investimenti diretti esteri in Polonia nel 2020 è stato di 15,2 miliardi euro e nel 2021 ha raggiunto il record di 23,3 miliardi, con un incremento del 54%: si tratta soprattutto di investimenti in servizi moderni alle imprese, elettromobilità, automotive; o di iniziative nei settori medico, elettronico, nei materiali da costruzione, nella chimica. I maggiori investitori sono Corea del Sud, Germania e Stati Uniti.

Quali sono le principali strategie per attrarre nuovi investimenti dall’estero?

Da anni offriamo agli imprenditori un ampio sistema di incentivi che stimola l’ingresso di nuovi investimenti in Polonia. Gli investimenti diretti esteri sono ancora un elemento importante dell’economia del nostro Paese. Le società straniere hanno rappresentato il 63% del valore dichiarato di tutti gli investimenti e il 65% dei nuovi posti di lavoro.

In che fase sono le relazioni economiche tra Italia e Polonia?

L’Italia è uno dei più importanti partner commerciali della Polonia. Nel 2021 si è posizionata al 5° posto come mercato di sbocco per i prodotti polacchi al 4° posto tra i principali fornitori. Inoltre, dopo la crisi pandemica, c’è una chiara ripresa degli scambi commerciali tra Polonia e Italia: nel 2021 le esportazioni polacche verso il mercato italiano sono aumentate del 27% e hanno raggiunto i 13,2 miliardi di euro, mentre le importazioni polacche sono aumentate del 21% e sono state pari a 14,3 miliardi. Sul mercato polacco sono presenti quasi 3mila aziende a capitale italiano. Uno dei maggiori investitori è Stellantis. Anche Cromodora Wheels e Brembo investono molto nell’automotive. Nel settore aerospaziale Leonardo è fortemente presente nel Cluster Industriale dell’Aviazione nella regione Podkarpacie. Le società italiane sono anche coinvolte nella realizzazione del gasdotto Baltic Pipe, un progetto per noi molto importante.

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