A Strasburgo

Polonia, von der Leyen: «Ue agirà a difesa dei suoi valori». Morawiecki: no a ricatti

Duro botta e risposta al Parlamento Ue tra la presidente della Commissione e il premier polacco dopo la sentenza della Coste costituzionale di Varsavia

Von der Leyen sul caso Polonia: «Mette in discussione le basi della Ue»

6' di lettura

Botta e risposta tra Unione europea e Polonia sul rispetto dello stato di diritto a Varsavia. «Non permetteremo che i valori Ue siano messi a rischio. La Commissione europea agirà. Le opzioni sono ben conosciute: le procedure di infrazione, il meccanismo di condizionalità e altri strumenti finanziari. E l’articolo 7, uno strumento potente su cui dobbiamo tornare», ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al Parlamento europeo di Strasburgo. «Questa situazione deve essere risolta e lo sarà», ha aggiunto.

Von der Leyen: «Il destino della Polonia è l’Europa»

Il riferimento è ovviamente alla recente sentenza della Corte costituzionale polacca che ha messo in dubbio la preminenza del diritto comunitario rispetto alla legislazione nazionale. «Noi siamo preoccupati per la recente sentenza della Corte costituzionale polacca», ha aggiunto la von der Leyen. «La Commissione europea sta valutando attentamente questa sentenza ma posso però già dirvi oggi che sono fortemente preoccupata perché mette in discussione la base della Ue e costituisce una sfida diretta all’unità degli ordinamenti giuridici europei. Il destino della Polonia è l’Europa».

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La presidente della Commissione ha sottolineato che Bruxelles difenderà «lo stato di diritto e i trattati Ue con tutti i mezzi, ma questo richiede un iter procedurale che noi intendiamo rispettare. Raccolta di informazioni e confronto di opzioni. Questo è quello che ci chiede la Corte di giutizia europea. E possiamo anche avere ragione come nelle ultime sentenze. Noi mai abbiamo perso una causa sullo stato di diritto».

La replica di Moraewiecki: «Non consentiremo diktat»

A pochi minuti dalle parole della von der Leyen sul tema è intervenuto, sempre al Parlamento europeo, il premier polacco Mateusz Morawiecki: «Per noi è una scelta di civiltà l’integrazione europea, noi siamo qui, questo è il nostro posto e non andiamo da nessuna parte, vogliamo che l’Europa ridiventi forte, ambiziosa e coraggiosa. Troppo spesso abbiamo a che fare un’Europa dei doppi standard. Non dobbiamo lottare uni contro altri. Non dobbiamo cercare colpevoli dove non ci sono. La Polonia è attaccata in modo parziale e ingiustificato. Le regole del gioco devono essere uguali per tutti. Non è ammissibile che si parli di sanzioni. Respingo la lingua delle minacce e del ricatto».

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha poi aggiunto: «La Polonia non si lascerà intimidire, vogliamo un dialogo chiaro. C’è spazio per il dialogo tra noi, ma non consentiremo mai che ci siano diktat nei confronti degli Stati membri. Abbiamo molto in comune, ma ci sono differenze tra noi: dobbiamo concordare che esistono delle differenze». La vicepresidente della Commissione, Vera Jourova, ha replicato che respinge la «retorica del ricatto» adottata da Morawiecki. «Non stiamo ricattando - ha detto - stiamo insistendo sul rispetto delle stesse regole ovunque in Europea, altrimenti non siamo affatto uniti e non possiamo parlare dell’integrità di questo club».

Morawiecki annulla conferenza stampa dopo dibattito

«La Polonia - ha concluso Morawiecki - è e resterà membro della Ue. Il mio governo è parte di questa maggioranza pro-europea e filo europea, ma questo non significa che non ci siano dei dubbi circa indirizzo che assume l’Unione».

Il primo ministro polacco ha quindi annullato la conferenza stampa prevista a Strasburgo dopo il dibattito sullo Stato di diritto in Polonia nella plenaria del Parlamento Europeo, come si apprende da fonti parlamentari.

Gli stati «rimangono sovrani»

L’Ue è «una grande conquista dei paesi europei ed è una forte alleanza economica, politica e sociale ed è organizzazione più forte meglio sviluppata della storia, però la Ue non è uno Stato, lo sono invece gli stati membri della Ue. Gli stati sono quelli che rimangono sovrani al di sopra dei Trattati», ha continuato Mateusz Morawiecki. «Nei trattati abbiamo concesso alcune competenze alla Ue ma non tutte le competenze», ha sottolineato il premier polacco. «Diciamo no al centralismo europeo».

È possibile una Polexit?

La Polonia è al centro dell’attenzione europea questa settimana, con lo scontro causato dalla decisione della Corte Costituzionale di dare il primato alle leggi nazionali su quelle dell’Ue.

Alcuni oppositori del governo nazionalista polacco temono che la sentenza della corte abbia messo il paese sulla strada di una possibile ’Polexit’ o di un allontanamento dall’Ue a 27 nazioni, come ha fatto la Gran Bretagna con la Brexit.

Il governo denuncia coloro che diffondono quelle che descrive come «notizie false». Ecco uno sguardo alle diverse opinioni sulla questione e sul perché l’uscita della Polonia dal blocco è improbabile.

Un conflitto iniziato nel 2015

Il governo polacco, guidato dal partito conservatore Legge e giustizia, è in conflitto con i funzionari dell’Ue a Bruxelles da quando ha preso il potere nel 2015. La controversia riguarda in gran parte le modifiche al sistema giudiziario polacco che conferiscono al partito al governo più potere sul tribunali.

Le autorità polacche affermano di voler riformare un sistema giudiziario corrotto e inefficiente. La Commissione europea ritiene che i cambiamenti erodano il sistema democratico di controlli e contrappesi del Paese.

La retorica Anti-Ue

Poiché la situazione di stallo sulla magistratura è diventata più tesa, con la Commissione che ha minacciato di trattenere miliardi di euro in fondi per il recupero della pandemia alla Polonia, i leader dei partiti al governo hanno talvolta paragonato l’Ue all’Unione Sovietica, la potenza che ha occupato la Polonia durante la Guerra Fredda.

Ryszard Terlecki, vice leader del partito, ha detto il mese scorso che se le cose non andranno come piace alla Polonia, «dovremo cercare soluzioni drastiche». Riferendosi alla Brexit, ha anche detto: «I britannici hanno dimostrato che la dittatura della burocrazia di Bruxelles non si addiceva loro, si sono voltati e se ne sono andati».

Marek Suski, altro membro di spicco del partito, ha detto che la Polonia «combatterà l’occupante di Bruxelles» proprio come ha combattuto gli occupanti nazisti e sovietici in passato. «Bruxelles ci manda dei signori che dovrebbero portare la Polonia all’ordine, metterci in ginocchio, in modo che possiamo diventare uno stato tedesco e non uno stato orgoglioso di polacchi liberi», ha anche dichiarato.

La decisione chiave sulle leggi

Questo mese la corte costituzionale polacca ha contestato l’idea che il diritto dell’Ue sostituisca le leggi dei suoi 27 paesi membri con una sentenza che afferma che alcune leggi dell’Ue sono incompatibili con la Costituzione della nazione.

Quella decisione - presa da un tribunale dominato dai lealisti del partito di governo - fornisce al governo polacco la giustificazione per cui ha cercato di ignorare le direttive della Corte di giustizia dell’Unione Europea, in particolare in materia di indipendenza giudiziaria. La sentenza segna un altro importante test per l’Ue dopo anni di gestione del divorzio dal Regno Unito.

Cosa dice il governo polacco?

I leader polacchi affermano che è assurdo pensare di voler lasciare l’Ue e accusano l’opposizione di giocare con l’idea di ’Polexit’ per un guadagno politico. Morawiecki, il primo ministro, ha affermato la scorsa settimana che l’opposizione «sta cercando di insinuare che vogliamo indebolire la Polonia e l’Unione europea uscendo dall’Ue. Questa ovviamente non è solo una fake news, è anche peggio. E’ semplicemente una menzogna fatta per indebolire l’Ue».

Morawiecki ha parlato subito dopo che il principale leader dell’opposizione polacca, Donald Tusk, ex leader dell’Ue, ha organizzato una proteste di massa a livello nazionale esprimendo sostegno per la permanenza della Polonia nell’Ue.

La Polonia potrebbe essere espulsa dalla Ue?

L’Ue non ha un meccanismo legale per espellere un membro. Ciò significa che la Polexit dovrebbe essere innescata da Varsavia. Al momento, l’idea sembra inverosimile, perché l’adesione all’Ue in Polonia è estremamente popolare, con sondaggi che mostrano che oltre l’80% dei polacchi è favorevole a restare nel blocco.

Quando la Polonia è entrata nell’Ue nel 2004, i polacchi hanno ottenuto nuove libertà di viaggiare e lavorare in tutta l’Ue ed è stata avviata una grande trasformazione economica di cui hanno beneficiato milioni di persone. Eppure alcuni polacchi temono ancora che la situazione possa cambiare e che se i nuovi fondi dell’Ue verranno trattenuti per controversie sullo stato di diritto, i polacchi potrebbero alla fine pensare che non vada più a loro vantaggio appartenere al blocco.

I timori interni dopo il caso Brexit

Alcuni semplicemente temono un incidente politico sulla falsariga di quello che è successo con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. L’ex primo ministro britannico che ha chiesto un referendum sull’adesione all’Ue, David Cameron, aveva cercato di mantenere il Paese nel blocco. Aveva chiesto il voto per risolvere la questione, credendo che i britannici avrebbero votato per rimanere. La maggioranza nel 2016 non lo ha fatto e Cameron si è rapidamente dimesso.

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