il responso delle urne

Polonia, Duda vince le presidenziali

Il presidente polacco Andrzej Duda ha vinto le elezioni, superando l'avversario Ralaf Trzaskowski: è quanto emerge dai risultati ufficiali a spoglio quasi ultimato.

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Duda al seggio (Reuters)

Il presidente polacco Andrzej Duda ha vinto le elezioni, superando l'avversario Ralaf Trzaskowski: è quanto emerge dai risultati ufficiali a spoglio quasi ultimato.


2' di lettura

Il presidente polacco Andrzej Duda ha vinto le elezioni, superando l'avversario Ralaf Trzaskowski: è quanto emerge dai risultati ufficiali a spoglio quasi ultimato. L’affluenza registrata è stata la più alta nella Polonia post-1989, con una stima del 68,9%.

Lo scontro Duda-Trzaskowski
Il 12 luglio la Polonia è tornata alle urne per il secondo turno delle elezioni presidenziali. Lo scontro è stato fra il presidente in carica Andrzej Duda e l’attuale sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski. Duda è vicino a Diritto e Giustizia, il partito nazionalista al governo, e ha calcato la sua campagna elettorale su «difesa dei valori tradizionali», limitazione dei diritti della comunità Lgbti e continuità con le politiche iper-conservatrici dell’esecutivo, incluse alcune leggi accusate di smantellare l’indipendenza della magistratura. Trzaskowski era in corsa per Piattaforma civica, una sigla europeista di centrodestra, e prometteva un cambio di rotta rispetto alla «involuzione» populista del paese.

La popolarità di Duda e del governo si è incrinata con lo scoppio della pandemia di Covid-19, favorendo un sentimento più europeista che potrebbe premiare Trzaskowski.

Dai diritti Lgbti alla magistratura, le differenze tra i candidati

Il presidente non gode di poteri particolarmente vasti, ma può proporre leggi e rifiutarsi di firmare testi che minino i principi costituzionali. In questo senso una vittoria di Trzaskowski potrebbe invertire la rotta della politica polacca, riavvicinandola alle istituzioni europee dopo anni di tensioni e richiami formali.

L’esecutivo in carica è finito nel mirino della Ue con l’approvazione di misure che riducono l’indipendenza della magistratura e i diritti delle minoranze, sempre con l’avvallo di Duda. Trzaskowski spinge per la tutela della separazione dei poteri, l’allargamento dei diritti della comunità Lgbti (pur essendo d’accordo con l’avversario sul no alle adozioni per coppie gay) e una maggiore adesione ai principi comunitari. Fra gli altri elementi di attrito ci sono le politiche economiche e climatiche.

Duda promuove investimenti «trumpiani» in infrastrutture e si è schierato con il governo sulla scelta di non aderire agli obiettivi Ue di neutralità climatica entro il 2050, caso unico nella Ue. Trzaskowski avrebbe voluto lasciare più potere decisionale sugli investimenti alle autorità locali, ribaltando la «centralizzazione» imposta dal governo di Diritto e Giustizia, e favorendo la transizione a energie rinnovabili.

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