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Pomigliano secondo polo italiano per volumi, potrebbe entrare nel piano Alfa

di Filomena Greco

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(Ansa)


3' di lettura

L’anno scorso le Panda uscite dallo stabilimento di Pomigliano, standard gold nei criteri di applicazione del World Class Manufacturing, sono state207mila. In crescita del 16,9% rispetto al 2015, oltre 17mila unità in più rispetto alle previsioni produttive. Un risultato importante, che contribuisce alla crescita dei volumi produttivi in Italia per gli stabilimenti auto di Fiat Chrysler – oltre 721mila vetture nel 2016, l’8,2% in più dell’anno prima, quasi al raddoppio rispetto alle 391mila unità del 2013 – ma che non garantisce la saturazione dello stabilimento.

«Lo stabilimento di Pomigliano ha la capacità di fare altre auto» ha detto da Ginevra Sergio Marchionne, annunciando che la produzione di una delle city car più vendute dal Gruppo si sposterà tra il 2019-2020. Una delle ipotesi è che Pomigliano, come Cassino, possa diventare stabilimento produttivo di riferimento per Alfa Romeo. «Alfa ha un grande futuro» ha sottolineato l’amministratore delegato dal Salone dell’Auto. «Siamo contenti di quanto
fatto tecnicamente con la piattaforma per Giulia e Stelvio, ora
bisogna completare la gamma». In queste parole probabilmente la chiave di interpretazione della futura missione produttiva di Pomigliano, che potrebbe focalizzarsi sui futuri modelli Alfa, a cominciare dal suv di “piccola taglia” contenuto nel programma di sviluppo del brand.

Dell’ipotesi di inserire Pomigliano – secondo polo produttivo del Gruppo dopo Melfi, a quota 364mila vetture l’anno scorso – nel quadro del piano Alfa Romeo, d’altronde, Marchionne aveva già parlato nell’incontro annuale con i sindacati metalmeccanici, a marzo scorso. Le nuove produzioni del Biscione hanno prodotto i primi effetti positivi sui numeri di Cassino, con quasi 72mila vetture prodotte l’anno scorso, anche se la salita vera e propria ci sarà quest’anno grazie a Giulia e Stelvio, affianmcate dalla nuova Giulietta.

Non si può inoltre escludere poi che il futuro industriale di Pomigliano possa ad esempio essere misto, come per Melfi dove nascono le 500 X e le Jeep Renegade. Proprio nello stabilimento campano del Gruppo ad esempio potrebbe trovare spazio la produzione di una “Junior Jeep” a cui pare si stia lavorando, sul fronte del design e della progettazione, agli Enti centrali di Mirafiori, uno degli snodi per i nuovi progetti nati all’interno del Gruppo.

Dal punto di vista produttivo, i canali tra il Giambattista Vico Plant e lo stabilimento di Cassino, cuore delle produzioni Alfa attualmente in pistra, è destinato a rafforzarsi nei prossimi mesi, grazie all’accordo sindacale che ha previsto per la salita produttiva in programma l’assunzione di 1.200 addetti e il trasferimento temporaneo di altri 500 operai dalle linee di Pomigliano a quelle di Cassino.

Dell’ipotesi di inserire Pomigliano nel quadro del piano Alfa Romeo, d’altronde, Marchionne aveva già parlato nell’incontro annuale con i sindacati metalmeccanici

La crescita dei volumi della Panda non ha garantito in questi anni la saturazione produttiva del polo campano dove lavorano 4.749 addetti, ma con i contratti di solidarietà da oltre tre anni. L’ultimo accordo scade il 31 marzo prossimo e domani è in programma un incontro tra azienda e sindacati firmatari del contratto di Gruppo per rinnovare l’intesa.

Marchionne ha poi annunciato anche una novità importante per lo stabilimento Sevel di Atessa, dove nascono i Ducato per Fiat Professional e dove il Gruppo lavora in joint venture con Psa: «Sevel sta tranquillissima, lo stabilimento sta bene. Io non ho intenzione di fare niente fino al 2020, ma entro settembre di quest’anno call per riprenderci tutto».

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