COLTIVAZIONE IDROPONICA

Pomodori e biogas, l’economia circolare di H2Orto verso il debutto nella Gdo

La linea dell’azienda Fri-El Green House di Ostellato (Fe) produce 365 giorni l’anno in serre hi-tech riscaldate con l’acqua prodotta dall’impianto a biogas

di Maria Teresa Manuelli


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2' di lettura

Un sito produttivo 365 giorni all’anno, per un risparmio del 70% di superficie e del 70% di acqua per la coltivazione del pomodoro ramato. Sorge a Ostellato (Fe) il polo di serre ipertecnologiche per la produzione di pomodori, che vengono riscaldate con l’acqua calda prodotta dall’impianto a biogas adiacente.

Fri-El Green House è un’azienda partecipata dal Gruppo Fri-El, uno dei principali produttori italiani di energia da fonti rinnovabili. «Eravamo alla ricerca di un modo per non disperdere il calore generato dai nostri impianti a biogas e abbiamo dato vita al progetto H2Orto», spiega Alessio Orlandi, direttore commerciale di Fri-El Green House.

L'azienda è nata nel 2015 con una superficie di 1,5 ettari. Nel 2016 si è ampliata con altri 5,25 ettari e ulteriori 5,25 nel 2017. Attualmente conta 12 ettari di serre e 220 km di luci led che consentono la produzione invernale. Il fatturato in quattro anni è più che triplicato e al momento è intorno ai 10 milioni di euro. «Recuperiamo energia preziosa – racconta Orlandi – e diamo contestualmente vita a un ciclo virtuoso che fa bene all'ambiente e ai nostri pomodori».

Otto milioni di tonnellate in meno spazio e meno acqua
Il progetto è molto ambizioso: l’azienda intende infatti espandersi ed ampliare la gamma di varietà, oltre ad aprirsi sui diversi mercati. Attualmente vengono prodotti 8 milioni di tonnellate di pomodoro rosso a grappolo, ma già si sta diversificando con pomodoro cocktail, ciliegino e varietà ad alta qualità.

I benefici della produzione idroponica riguardano sia l'ambiente che la salubrità del pomodoro acquistato dal consumatore finale. Per quanto riguarda il primo aspetto, il modello di produzione impiegato permette di utilizzare molto meno terreno rispetto alle coltivazioni tradizionali in campo (un ettaro di serra idroponica produce lo stesso quantitativo di ortaggi che si otterrebbero in circa 10 ettari di coltivazioni tradizionali). Inoltre, a differenza di quanto avviene “in pieno campo”, questo tipo di produzione prevede impianti di irrigazione che assicurano alle piante il giusto quantitativo di acqua e che recuperano l'acqua piovana, evitando al massimo gli sprechi. Infine, il riscaldamento necessario per i mesi invernali è garantito dall’impianto a biogas, alimentato da sottoprodotti di origine agricola che, alla fine del loro impiego, vengono trasformati in concimi.

«In sintesi – afferma Orlandi - risparmiamo il 70% di superficie, il 70% di acqua e utilizziamo un modello di produzione che sfrutta l'economia circolare». L’impollinazione avviene in modo naturale, grazie ai calabroni e i frutti vengono coltivati seguendo il discliplinare di lotta integrata e quotidiani controlli qualitativi.

Il debutto della linea H2Orto nella Gdo
Dietro al progetto vi sono 129 giovani dipendenti (l’87% è sotto i 40 anni). L'azienda fornisce attualmente pomodoro per diverse linee private label di insegne italiane ed estere (Germania, Austria). La linea di pomodori H2Orto verrà lanciata sul mercato italiano a maggio (emergenza coronavirus permettendo), con alcuni test nei supermercati della zona di Milano e Roma, per poi essere distribuita dopo l’estate anche in altre zone d’Italia. La linea è composta da prodotto sfuso e confezionato. Le confezioni sono tutte in cartone totalmente riciclabile.

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